Cosa pensa di fare?

Deve usare l'astuzia per avere i mezzi per liberarsi

Chapter 7 by hal19696

Nei giorni che seguirono la sorveglianza su Artemisia rimase strettissima tanto che poteva rimanere in solitudine solo quando si trovava nella propria stanza. E, se fino ad allora aveva potuto contare sugli istinti dei maschi del castello per mettere a punto i propri piani, ora la paura della castrazione e la sorveglianza di Helena li avrebbero tenuti tutti lontani. Aveva bisogno che qualcuno portasse gli strumenti per liberarsi da lei, altrimenti non ce l'avrebbe mai fatta. Ma come poteva riuscirci? Forse un modo c'era!

Fu a tavola, quasi distrattamente, che la principessa un giorno chiese a sua madre di poter avere una balestra per allenarsi "Vorrei diventare abile con quella oltre che con il mio arco. Per la caccia, sai". La sua richiesta non destò sospetti e fu subito accolta: Artemide, da cui prendeva il nome, era la dea della caccia, oltre che essere vergine, no? E, col permesso della Regina, Artemisia ordinò che le venisse mandato un servo con tutto l'occorrente per assemblarsi l'arma.

Alla fanciulla sfuggì un sorrisetto malizioso quando vide che Helena le aveva mandato proprio figlio: la governante non si fidava di lei e voleva essere sicura che ad osservarla fosse qualcuno che le avrebbe riportato ogni singolo dettaglio. E il ragazzo sembrava perfetto per questo, cresciuto ed addestrato per essere docile e ubbidiente, completamente devoto alla madre e alla sovrana, incapace anche solo di pensare a qualcosa di diverso della vita dominata da quel potere femminile amorevole e assoluto che aveva sempre conosciuto.

Artemisia sapeva che non avrebbe mai potuto convincere il servo a disubbidire agli ordini o a nascondere qualcosa alla madre, ma forse avrebbe potuto sfruttare la sua assoluta sottomissione a proprio vantaggio. "Libera il tavolo: ci metteremo lì" gli ordinò e lui docilmente rispose "Sì, signora" e subito poggiò le pesanti borse con attrezzi e materiali ed eseguì l'ordine. Lei gli si avvicinò e gli rimase abbastanza vicina quasi da fargli sentire il proprio respiro fino alla fine, quando, con un sorriso benevolo, gli accarezzò la testa e lo lodò mostrando compiacimento "Bravo così: la tua mamma sarà fiera di te". Il sorriso beato di lui in risposta le fece capire che stava funzionando.

Nelle ore successive la principessa rimase sempre accanto al ragazzo, dandogli ordini, accarezzandolo e vezzeggiandolo come si farebbe con un bambino o un cucciolo e ammirando soddisfatta l'effetto che tutto quello aveva su di lui: lo vedeva desiderare le attenzioni della propria padrona, a volte cercando proprio di prolungare il contatto di lei. Ora sapeva che, se non gli avesse chiesto di disubbidire agli ordini, quello avrebbe fatto tutto quello che gli avrebbe richiesto.

Quindi ne approfittò. Ad un certo punto, a lavoro quasi ultimato, si mostrò stanca e disse "Da quante ore sono in piedi? Devo riposarmi un attimo". E, con un movimento fluido, si tolse le pantofole e si mise a sedere sul tavolo, tra il ragazzo e gli attrezzi, sollevando un poco le gambe e facendole altalenare. Rise quando vide il servo guardarla imbambolato, aspettando i suoi ordini, e quindi si indicò i piedi e, mostrandosi divertita, gli ordinò "Massaggiameli un poco. E dagli anche un bacio, così sono sicura che ti piace servirmi".

Lui si mise in ginocchio davanti a lei ed eseguì docilmente gli ordini, prima baciandole delicatamente i piedi e poi iniziando a massaggiarli con dedizione uno per volta. La principessa sorrise soddisfatta e, sicura che lui fosse troppo concentrato sul proprio compito per badare a lei, frugò silenziosamente nella borsa degli attrezzi finché non trovò quello che cercava: una lima! Con un gesto rapido ed elegante se la nascose in una manica dell'ampio vestito e poi, sollevato un poco il piede in quel momento libero, accarezzò con esso il volto del ragazzo. "Va bene così, sei stato bravissimo" gli sorrise e poi ordinò "Baciameli un'ultima volta, rimettimi le pantofole e poi puoi andare: riprenderemo domani". Vederlo ubbidire subito e devotamente le strappò un autentico sorriso di compiacimento.

Mentre il servo rimetteva tutto in ordine, lei gli rimase accanto, sorridendogli, accarezzandolo e guidandolo maternamente. Si raccomandò "Ricordati di raccogliere tutto: non deve rimanere niente qui dentro la notte quando non ci sei. E tu non vuoi deludere la tua regina, la tua mamma e anche me, vero?" sforzandosi di trattenere un sorriso divertito quando lo vide scuotere la testa freneticamente e assicurare "No, mia signora". E lei gli depositò un breve bacio su una guancia sussurrandogli "Bravo, rendici orgogliose di te" e si godette l'espressione sognante di quel cagnolino che aveva appena ricevuto l'approvazione della propria padrona.

Gli rimase praticamente addosso finché non varcò la soglia, stuzzicandolo quello che bastava perché non sospettasse di nulla e non si accorgesse che lei stava costantemente lottando per tenere la lima in equilibrio per la manica. "Buon riposo, caro, e a domani" lo salutò, chiudendogli dietro la porta e finalmente potendo sospirare di sollievo: ce l'aveva fatta, aveva la lima!

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Ora può mettersi davvero al lavoro.

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