I desideri di una principessa
E' pericoloso soddisfarli, se la madre non è d'accordo
Artemisia era distesa sul letto, con le gambe divaricate ed il vestito sollevato, eccitata ed invitante per il giovane che la stava leccando con ardore strappandole bassi gemiti sempre più frequenti. Il ragazzo era uno degli armati del palazzo, ma in quel momento aveva lasciato armi, armatura e vestiti ai piedi del letto e si stava dedicando con tutto se stesso a quella fanciulla poco più giovane di lui che era l'erede al trono, figlia della regina regnante a cui aveva giurato fedeltà. Sapeva che la regina la voleva preservare casta e pura per poterla dare in sposa al partito migliore, ma al tempo stesso era stata la principessa a invitarlo, per cui a chi doveva obbedire? I suoi coglioni avevano risposto al posto suo e quindi eccolo là ad un passo dal cogliere il frutto più desiderato e proibito del regno.
Artemisia dischiuse per un attimo gli occhi per guardare il maschio atletico e dotato che era riuscita ad attrarre nel proprio letto. Non ci era voluto molto: qualche sorriso, ancheggiare un poco, alcune occhiate maliziose e un invito al momento giusto, quando ormai quello scemo riusciva a stento a tenere a freno una vistosa erezione in sua presenza. E, alla faccia della mamma che la voleva in una campana di vetro in modo da venderla al miglior offerente, ora toccava a lei divertirsi!
Il lavoro del giovane maschio mostrava tutta la sua inesperienza, ma era efficace, per cui Artemisia iniziò a sentire montare il piacere. "Adesso, sbrigati!" lo incitò, con voce un po' troppo alta e un po' troppo stridula. L'altro la guardò non capendo e lei lo prese per i capelli e lo tirò verso l'alto comandando "Prendimi adesso, idiota!". E l'idiota si tirò su, sovrastando goffamente il corpo della principessa, pronto a deflorarla: ancora non credeva alla propria fortuna! Lei aveva gli occhi chiusi e sorrideva estatica pronta ad accoglierlo. Completamente assorbito dal proprio compito, tirò il bacino indietro per prepararsi, ma, un attimo prima che potesse penetrarla, quando sentiva già il calore di quello sbocciante corpo femminile contro la punta dell'erezione, qualcosa lo fece fermare.
All'improvviso, le sue palle furono avvolte in qualcosa di soffice. Era una mano che le racchiudeva, una morbida mano femminile che lo fece gemere di piacere. Ma il piacere si trasformò rapidamente in dolore quando la stretta si serrò e un dolore lacerante fece scomparire tutte le altre emozioni e gli strappò un lungo ululato di dolore.
Artemisia sobbalzò e spalancò gli occhi sconvolta: il maschio su cui aveva riposto le proprie speranze era sopra di lei, urlante di dolore, e dietro di lui, in piedi accanto al letto, c'era la Regina sua madre che lo guardava infuriata e gli stritolava i testicoli con tutta la rabbia che poteva nutrire. La fanciulla ci mise alcuni istanti prima di riprendersi e lasciarsi andare in un lamentoso "No! Non è giusto!". Ce l'aveva quasi fatta, ma aveva sottovalutato la sorveglianza di sua madre.
Alla fine il maschio, che ormai era tenuto su solo dalla stretta femminile intorno alle sue palle, le crollò addosso appena la Regina mollò la presa. La reazione di Artemisia fu di sollevare e piegare una gamba per spingere con un piede quel corpo ormai inutile via su un lato. Sentì la sua erezione sfiorarle la coscia opposta e lo guardò con disgusto venire futilmente in aria mentre precipitava giù dal letto.
La Regina si schiarì la voce, richiedendo la sua attenzione.
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