Cosa le riserva il futuro?
Prigionia e una piccola rivincita
Artemisia era furiosa e ancora più furiosa la rendeva il fatto che sua madre, che ormai la faceva uscire dagli appartamenti reali solo sotto stretta sorveglianza, aveva cominciato a passare le notti insieme ad una delle sue guardie personali, un guerriero forte e possente che trascorreva ore e ore nella sua camera a darle piacere senza nessuna discrezione. Una volta la principessa, entrata nella camera di lei una sera tardi, era stata persino accolta dalla vista di quel maschione che montava possente il giunonico corpo della propria sovrana, senza che nessuno dei due si accorgesse neppure della presenza della fanciulla per quanto presi dall'atto.
Niente aguzza la mente come il risentimento e così Artemisa ben presto elaborò un piano per vendicarsi della madre. Per prima cosa, si procurò una trappola per topi che riuscì a trafugare dalle cucine. Poi attese che calasse la notte e, silenziosa e con addosso solo un leggero vestito scuro si avventurò fuori dalla propria camera per raggiungere quella della Regina: l'uomo di guardia ovviamente non c'era, visto che si stava dedicando alla propria signora molto più da vicino, per cui nessuno si accorse quando, silenziosa, dischiuse la porta e si intrufolò all'interno, dove ad accoglierla trovò quel familiare spettacolo di sua madre distesa supina sul letto a gambe aperte e, sopra di lei, il corpo statuario che se la stava scopando con energia. E, proprio in mezzo alle prosperose cosce reali, penzolavano le pesanti palle di quella bestia.
Chinata in modo da non essere facilmente visibile, la ragazza raggiunse il letto e, caricata la trappola, la andò a posizionare proprio sotto i testicoli del maschio: appena lui li avesse abbassati, il meccanismo sarebbe scattato e quel grosso paio di coglioni avrebbe fatto letteralmente la fine del topo!
Silenziosa come era entrata, coperta dagli ansimi della madre e dagli sbuffi del toro che la montava, la Artemisia raggiunse di nuovo la porta e si dileguò all'esterno. Poi si inginocchiò a terra per godersi lo spettacolo dal buco della serratura con un sorrisetto malizioso stampato in faccia: la scena di quel manzo ridotto a bue e la reazione di sua madre sarebbero state impagabili!
Quando la Regina raggiunse l'apice del piacere, tradito da gemiti più profondi degli altri, per il maschio contenersi fu impossibile e accelerò le proprie spinte, fino a raggiungere il punto di non ritorno. E, quando in estasi arretrò all'indietro un'ultima volta, i suoi pesanti coglioni ansiosi di svuotarsi si poggiarono sulla trappola e la fecero scattare. Il povero bastardo urlò con tutto il fiato che aveva in corpo quando, dopo uno schiocco secco, sentì un dolore lacerante distruggergli le palle, proprio mentre si aspettava di provare il massimo del piacere!
La Regina sgranò gli occhi quando sentì il proprio amante gridare di dolore nel momento esatto in cui se lo sentiva venire dentro di sé, per cui si preparò al peggio. Portò una mano dietro la testiera del letto per sfoderare il pugnale che teneva sempre nascosto là dietro e poi, per avere piena visibilità sulla porta, si liberò della presenza del maschio che le ostruiva la vista inginocchiato sul letto a ululare al soffitto: tirò le ginocchia al petto e, con il gesto atletico di un corpo allenato nonostante l'età, scagliò i piedi appaiati contro il petto di lui scaraventandolo sul pavimento, macchiando così le lenzuola con un vistoso schizzo di sperma. E, con un colpo di reni, fu rapidamente in piedi, solo per constatare che non c'era nessuna minaccia là dentro.
Intanto Artemisia era scappata via ridacchiando fino alla propria stanza e ora faceva finta di essersi appena affacciata alla porta attirata dai rumori che risuonavano in tutto il palazzo, mentre le serve accorrevano in fretta e furia nella camera della sovrana. Quando la principessa tornò in presenza della madre, la trovò in piedi completamente nuda e con il pugnale in mano, che faceva vagare lo sguardo l'intero ambiente circostante in cerca di qualcosa. L'eunuco, intanto, si era raddrizzato e ora stava inginocchiato a terra ai piedi della Regina, piangendo in maniera così straziante che ben presto la sua signora si stancò. "Fai silenzio, maledizione!" gridò e gli scagliò un violentissimo calcio in faccia che, con uno schiocco secco, lo fece volare a terra contorto in modo innaturale, ancora con la trappola che scavava nel suo scroto.
Helena e le domestiche guardavano con sconcerto la scena, in silenzio, e fu solo alla fine che la Regina parlò, rivolta proprio alla figlia che per tutto quel tempo aveva finto sorpresa "Scommetto che tu c'entri qualcosa, vero?". Artemisia recitò bene la propria parte "Io? Ma come avrei mai potuto! Mi sorvegli sempre e, se proprio vuoi verificare, le trappole per topi in corridoio le ho viste prima ed erano ancora lì". Poi, vedendo che la madre non era riuscita ad obiettare nulla, aggiunse "E poi lo sai anche tu che ci sono maschi a cui piace il dolore alle palle perché li eccita e sono proprio il tipo di pervertiti come questo che ti sei portata a letto. Sei sicura che non sia stato lui a fare tutto da solo, per il gusto di farsi schiacciare le palle mentre si godeva la propria regina? Lo sai meglio di me che per i maschi siamo solo oggetti di piacere, non importa anche se sono nostri servi!".
Orgogliosa di sé, la ragazza aspettò una risposta della madre, che non arrivò. Invece, la donna guardò con sospetto quel possente corpo maschile che fino a poco prima si stava scopando finché non decise che il dubbio sollevato dalla figlia non poteva essere ignorato: stretta la mano sul pugnale, si chinò sull'ampio petto dell'ormai eunuco e lo trafisse, assicurandosi di aver eliminato quel pervertito una volta per tutte.
Poi tutte le presenti furono congedate, ma Artemisia si accorse che la madre la seguì con lo sguardo sospettosa: non sarebbe finita lì. E poi, anche se quella notte aveva vinto lei, la cintura di castità era ancora alla sua vita.
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