Che cosa decidono per lui?
Una punizione che aiuti la sua memoria
Artemisia esitò per alcuni istanti, presa alla sprovvista dalla domanda, ma poi sorrise e suggerì "Doveva fare la guardia a una cosa e non si è accorto che non c'era più. Forse se facciamo in modo che se ne ricordi, la prossima volta starà più attento". E impugnò la lima che il servo non aveva custodito a dovere.
La Regina annuì e le fece cenno di andare avanti, per cui la fanciulla tolse il piede dalle palle del maschio e gli ordinò, con voce dolce "Ora mettiti a quattro zampe e striscia dalla tua sovrana. Chiedile perdono perché sei stato inutile e implorala di essere punito". Quello eseguì all'istante e fu subito in posizione a umiliarsi e pregare disperatamente "Vi supplico, mia signora, punitemi come merito!" Artemisia gli fu subito dietro e, presa la mira per le sue palle, le colpì con violenza con il piatto della lima, strappando al povero bastardo un grido di dolore e un sorrisetto alla madre e ad Helena, che non nascose la propria soddisfazione.
La punizione continuò tra i colpi violenti della ragazza, le urla del servo e i suoi tentativi di rimanere in posizione mentre, piangendo e gridando, continuava a implorare di ricevere la propria giusta punizione. La Regina non faceva cenno di volerne la fine, per cui la principessa continuò a massacrare quel povero paio di testicoli fino a che lei ne fu così stanca che dovette cambiare braccio per mantenere il ritmo. Alla fine, il maschio rovesciò gli occhi, ululò e stramazzò a terra, anche se l'ultimo gesto che gli comandò il poco che restava della sua mente vigile fu quello di baciare devotamente i piedi della sovrana che aveva assistito imperturbabile al suo castigo.
La Regina fece cenno ad Artemisia di fermarsi e poi ordinò ad Helena di controllare le condizioni del figlio. Lei verificò rapidamente che respirasse e poi gli tastò le palle inverosimilmente gonfie per essere certa che fossero intere e annuì "C'è ancora tutto". E ci tirò una leggera pacca compiaciuta che provocò uno spasmo al corpo privo di sensi del poveretto.
"Bene, trascinalo via da qualche parte e mi aspetto che da oggi sia un po' meno inutile, per quanto sia possibile ad un maschio" ordinò la Regina alla governante, che eseguì subito e lo tirò per i piedi fuori dalla stanza con l'aiuto di una domestica. Subito dopo uscirono le guardie e le altre serve, avendo cura di portarsi dietro anche la lima, che la principessa consegnò senza opporre resistenza.
A questo punto Artemisia rimase sola con sua madre, che si mise a sedere stancamente e rimase per un po' in silenzio. La ragazza rimase in piedi in timorosa attesa, finché la Regina non parlò "Capisco quello che hai fatto e perché lo hai fatto e ammiro in te il coraggio e la determinazione davanti a quella che ti sembrava un'ingiustizia. Sarai una grande sovrana, un giorno. Però, oggi, sul trono ci sono io e tu mi hai disubbidito e mi hai sfidata nonostante una mia minaccia. E le minacce di una regina non sono mai vuote".
La donna si alzò in piedi e comandò, secca e decisa "Domani farò preparare il tuo nuovo alloggio in una segreta, dove passerai un po' di tempo. Non ti mancherà niente, se non la luce del sole e l'aria fresca". Poi diede le spalle alla figlia e uscì dalla camera, ignorando lo sguardo incredulo della ragazza e non dandole il tempo di fare nessuna obiezione.
E Artemisia, sconvolta, si lasciò cadere distesa sul letto: tutti i suoi sforzi erano falliti, l'ultima vittoria si era trasformata in una sconfitta e ora sentiva il mondo crollarle addosso.
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