Che cosa può fare?
Evasione
Artemisia rimase a lungo distesa sul letto, del tutto smarrita. Che cosa poteva fare ora che il suo destino era segnato? Fu ad un passo dal singhiozzare, ma di colpo si riprese: non poteva arrendersi e non si sarebbe mai arresa! Sapeva che doveva agire entro il mattino, perché una volta nelle segrete non sarebbe mai riuscita a fuggire. Doveva scappare dal castello e farlo quella notte, sfruttando l'oscurità e ogni vantaggio che avrebbe potuto avere.
Per prima cosa, indossò degli abiti comodi, scuri e poco appariscenti, preparandosi un involto con un bagaglio essenziale, arco e frecce e un coltello. A questo punto doveva trovare una via di fuga. I corridoi del suo piano pullulavano di guardie e domestiche, per cui non poteva uscire dalla porta, per cui rimaneva solo la finestra. Ma, senza una corda e potendo solo contare su qualche lenzuolo da legare insieme, non sarebbe mai arrivata a terra. Ma non serviva: sotto la sua finestra ce n'era un'altra e al piano inferiore la guardia era molto più bassa!
Si mise al lavoro, disfece il letto e mise insieme una corda di fortuna di lenzuola e coperte. Ne fece un'altra simile, che arrotolò e si mise a tracolla, per usarla per scendere dalle mura. E, preso tutto in spalla, sfidò la sorte e la calò giù per la finestra. E, fattasi coraggio, subito dopo fu lei a calarsi, col cappucciò del mantello scuro alzato per nascondersi meglio nel buio della sera.
La finestra del piano di sotto era chiusa da uno scuro, ma lei lo forzò usando il coltello come leva e presto fu all'interno e se la richiuse dietro. Aveva il respiro affannoso, ma ce l'aveva fatta: almeno tutta l'attività all'aria aperta a cui l'aveva costretta sua madre era servita a qualcosa. Ma ora veniva il peggio: doveva arrivare alle scale e poi uscire nel cortile del castello, ma sapeva che giù alla porta avrebbe trovato due guardie. E non poteva affrontarle entrambe contemporaneamente.
Riuscì ad attraversare silenziosa il corridoio del piano senza incontrare nessuno e poi arrivò alle scale. Affacciandosi dalla rampa, vide l'uscita e, di spalle, i due soldati armati di lancia che la sorvegliavano. Aveva l'arco, ma usarlo con uno avrebbe dato il tempo all'altro di dare l'allarme, per cui serviva separarli.
Camuffano la voce, attirò l'attenzione degli uomini chiedendo "Ehi, ragazzi, uno di voi mi dà una mano quassù? Gliene sarei davvero tanto, tanto grata" e accentuò la fine, sapendo che, credendola una servetta sprovveduta, quelli si sarebbero fatti strane idee su come riscuotere dopo il debito di gratitudine. E, infatti, i due per poco non litigarono su chi dovesse andare, visto che non potevano lasciare la porta incustodita, ma entrambi ci tenevano ad approfittare della riconoscenza promessa.
Alla fine uno dei due la spuntò e, lasciata la lancia contro il muro, annunciò "Arrivo, piccola. Di che hai bisogno?". Già sorrideva malizioso tra sé mentre iniziava a salire la rampa di scale. Artemisia, sempre con la voce falsata, rispose "Ho solo bisogno di qualcuno bello forte come uno di voi per sistemare questa cosa...". E sentì l'altro accelerare il passo, arrivando ormai quasi alla fine della rampa di scale. La fanciulla salì agilmente sul parapetto e, sollevato il vestito, si lasciò cadere a gambe divaricate sul maschio appena sotto di lei. Quando lui se la sentì atterrare sulle spalle, una gamba per lato, emise un breve gemito di sorpresa, ma lei, serrandogli le cosce intorno al collo, mise a tacere ogni ulteriore tentativo di dare l'allarme. Quello, perso l'equilibrio, cadde in avanti e finì rovinosamente al suolo, semistordito.
Il rumore richiamò l'attenzione dell'altra guardia che si voltò e cercò di capire cosa stava succedendo, ma le forme confuse del suo compagno a terra e della ragazza avvolta nel mantello scuro lo lasciarono per un istante confuso. E questo era proprio ciò che lei aspettava: nel frattempo aveva incoccato una freccia e rapida si voltò verso di lui, prese la mira e scoccò, abbattendo il miserabile bastardo in un istante.
Intanto, tra le sue gambe, Artemisia sentiva che l'altro maschio aveva ripreso faticosamente a muoversi, ma per lui era troppo tardi. Quando cercò di divaricarle le cosce con le mani la sua presa era ormai debolissima. Lei fece una risatina e, rimessosi l'arco a tracolla, gli prese i polsi e gli abbassò le mani. "Ssh!" sussurrò "Fai il bravo e rilassati: presto farai la nanna e domani mattina ti sveglierai come se non fosse successo niente" e serrò ulteriormente la morsa intorno al suo collo, facendolo contorcere un po' sotto di sé.
Il maschio non fece il bravo e provò inutilmente a dimenarsi tra le gambe della principessa, così che lei, per farlo smettere, si allungò all'indietro e prese possesso con una mano delle sue palle e gliele strinse con forza. Sentì che quello si irrigiì di colpo, ma con un paio di altre strizzate lo convinse ad accettare docilmente il proprio destino. "Sogni d'oro!" cantilenò, quando lo sentì smettere di muoversi. Fece una risatina, si alzò in piedi e discese le scale, lasciando dietro di sé la guardia priva di sensi.
Come prosegue l'evasione?
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