Come prosegue l'evasione?
Passando per la forgia
Artemisia fu finalmente nel cortile del castello, a un passo dalla libertà: doveva solo superare le mura. Quando, però, si avvicinò alla forgia le venne un'idea e decise di fare una piccola deviazione.
Camminando silenziosa lungo i muri raggiunse la porta e ci si accostò, poggiandoci un orecchio. Non sentendo nessun rumore, la aprì silenziosamente ed entrò nel laboratorio. Là trovò una sorpresa: qualche candela era accesa e a darle le spalle c'era qualcuno, un maschio, che apparentemente, anzi, sicuramente si stava segando beatamente ignaro di tutto. La ragazza non lo aveva mai visto: doveva essere il nuovo apprendista che aveva sostituito quello che poco tempo prima lei stessa aveva castrato. Gli si avvicinò alle spalle, contando sulla propria destrezza e sulla distrazione del porco, e poi passò all'azione.
Il povero bastardo rimase immobile quando sentì una manina delicata affiancarsi alla sua contro l'erezione e poi il freddo dell'acciaio di un coltello aderire alla sua carne. "Non un suono e non un movimento, altrimenti sai cosa ti succede" sussurrò la principessa. Ma non servì a nulla, perché il disperato resistette appena un istante dopo il contatto con quella mano femminile e la minaccia della lama: in brevissimo tempo gemette e venne abbondantemente tutto davanti a sé!
Artemisia ritirò le mani disgustata dal maiale, che continuava a venire e grugnire mentre ricercava selvaggiamente gli ultimi istanti di piacere, adesso massaggiandosi l'erezione con entrambe le mani. La ragazza, però, vide su un vicino tavolo da lavoro un martello, lo afferrò e, con un ampio arco dal basso verso l'alto, lo scaraventò contro i coglioni appena svuotati del maschietto, che soffocò l'ultimo gemito, saltò spargendo intorno un ultimo schizzo di sperma e poi collassò a terra privo di sensi. "Che schifo!" commentò a bassa voce la principessa, riponendo il coltello e sputando su quel corpo ormai inerte al suolo.
Finalmente in tranquillità, poté procurarsi gli strumenti che sperava avrebbero potuta liberare da quella maledetta cintura di castità: una tenaglia e una lima. Le ripose entrambe nell'involto che portava con sé e poi uscì dalla forgia, attenta a non farsi vedere da nessuno.
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