E adesso?

La libertà, finalmente?

Chapter 12 by hal19696

Artemisia ora aveva solo l'ultimo passo da fare. Attenta a non farsi notare, raggiunse le scale che portavano sul cammino di ronda e le salì, ma non fino in cima: si fermò in modo da non poter essere vista dalle sentinelle e lì si accucciò per srotolare la seconda fune improvvisata che si era portata dietro, conservata proprio per quel momento.

Una volta pronta, stava per sollevarsi in piedi, quando sentì un lento rumore di passi sopra di sé: una guardia era in arrivo. Ma la ragazza non si lasciò prendere dal panico e, invece, si preparò all'azione. Sapeva che l'altro sarebbe passato sul camminamento proprio accanto alle scale, per cui lei avrebbe potuto contare sull'effetto sorpresa. E, infatti, appena quello le fu praticamente sopra, offrendole uno splendido accesso tra le proprie gambe, lei scattò all'insù, allungò una mano e le fece racchiudere, come a cogliere un frutto, le palle del maschio. Delicatamente, per il momento.

Quello si fermò, ma non emise un suono: sapeva bene cosa c'era in gioco! "Fai quello che ti dico e a loro non succederà niente di male, anzi" sussurrò Artemisia, raccogliendo un cenno di assenso da lui. Per prima cosa lo fece spogliare, per controllarlo meglio, quindi lo mise al lavoro e, sempre tenendogli in pugno le palle, gli fece legare un capo della corda ad una delle travi del camminamento e buttare il resto oltre il parapetto. Ora la via della libertà era aperta.

Il maschio si era comportato bene, ma la fanciulla sapeva bene che, appena lasciato andare, lui avrebbe dato l'allarme e questo non poteva permetterselo. Così decise di portarselo dietro: si arrampicò sulla sua schiena, cingendogli la vita tra le gambe e il busto e il collo tra le braccia. "E adesso scendiamo di sotto" gli ordinò, indicando il parapetto. Alla sua esitazione sollevò leggermente un piede e gli diede un colpetto sulle palle, non forte ma sufficiente per fargli emettere un piccolo gemito e convincerlo ad ubbidire e in fretta!

Il corpo nudo del maschio, così forte che sembrava sorreggerla senza fatica e allo stesso tempo così vulnerabile e a sua disposizione, provocò eccitazione in Artemisia, che si fece più audace, facendo scorrere le mani su quel petto virile e indugiare con un piede contro la massiccia erezione che sentì formarsi al proprio tocco. E intanto il suo prigioniero la trasportò giù lungo le mura, mentre lei si assicurava sempre che il suo prigioniero si comportasse bene, minacciandogli le palle con il tallone ad ogni sua esitazione e premiandolo strofinando la punta del piede contro l'erezione che ormai quello mostrava senza vergogna quando invece si mostrava mansueto. E, tra premi e punizioni, raggiunse il terreno. Libera, finalmente!

Ora doveva solo sbarazzarsi del maschio. Così, scese dalle sue spalle e massaggiò per un'ultima volta quell'erezione, giusto per essere sicura che rimanesse bella svettante. Sentì quello gemere di piacere, cosa che le strappò un sorrisetto compiaciuto, e non riuscì a trattenersi dal dargli una pacca su una natica. Poi gli fece divaricare un po' le gambe e, presa la rincorsa dietro di lui, andò a scagliare un violento calcio nelle palle ora del tutto esposte e indifese!

Un ululato si levò al cielo, ma lei stava già correndo via ridacchiando quando il povero bastardo crollò al suolo, mentre le sentinelle accorrevano sugli spalti attratte dal rumore. Ma era ormai troppo tardi!

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