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Chapter 8 by Anonima Anonima

What's next?

Regalo

Sono pronta per stupire Davide con qualcosa che non si aspetta, giusto per vivacizzare un po' la cosa.

So che lui e Alessandra sono al limite so, dunque, che non manca molto al momento in cui la mia vendetta arriverà a compimento.

Lo aspetto a casa mia con indosso solo un paio di scarpe lucide con il tacco.

Lo ritrovo sulla soglia, con la bocca spalancata. «E i vicini?»

«Beh, immagino che possano divertirsi anche loro, con questa vista». Mi strizzo le tette per sottolineare il concetto. In fondo sono uomini di mezza età o vecchietti che non penso vedano una donna nuda da un po'. Sarebbe come offrire un favore alla comunità.

Mi accarezza sulla coscia, vicino all'inguine, poi mi bacia in modo ruvido. Non è un gran baciatore, in effetti, ma almeno la lingua la sa usare per leccare una figa, e questo è più importante.

Lo faccio accomodare sul divano e vedo che si sistema il cavallo, ma non si muove, aspetta una mia direttiva. E fa bene, perché sono io a muovere i fili dell'intera faccenda e lui non ha capito di essere una pedina. La sua fortuna è avere un cazzo che riempie ogni buco e, per ora, sazia ogni mio appetito. Ed è per questo che siamo qui.

«Avanti, spogliati, non vorrai farmi sentire in difetto». Sa bene che essere nuda, per me, non è uno svantaggio, sono a mio agio con il mio corpo e sa ancora meglio che mi piace essere guardata.

«Oh, ma a me piace l'idea di scoparti ancora vestito di tutto punto».

«No, a te piace scoparmi. Punto. Anzi», e vado a recuperare un paio di cose in cucina, che mi metto dietro la schiena, «a te piace avere a disposizione una figa da scopare, dato che la tua ragazza non te la dà».

«Per favore, non parliamo di quella stronza, se non mi si smonta l'erezione». Se la accarezza appena, per sottolineare il fatto che ora anche lui è nudo.

«Ho un regalo per te». E, senza attendere una sua reazione, gli porgo una confezione di lubrificante.

Davide aggrotta le sopracciglia. «Non ti faccio bagnare abbastanza?»

«Oh, che sciocca!» Fingo di essermi accorta ora di dover aggiungere altro. «Ho dimenticato la seconda parte del regalo».

Mi giro e gli mostro la mia parte posteriore. All'inizio della riga del culo c'è un fiocco, di quelli già composti che di solito si trovano sui pacchi regalo. Poi mi piego, prendo le chiappe, me le allargo e gli mostro il buco.

Lo guardo, per come mi è possibile. Lo vedo spalancare gli occhi mentre un sorriso si forma sulla sua faccia.

«Quello è il mio regalo?»

«Sì». Gracchio. In realtà non sa che è lui a fare un regalo a me. Davide sa che la mia fantasia più grande è prendere due cazzi insieme contemporaneamente, uno davanti e uno dietro, ma non sa ancora che ho deciso di rendere la mia fantasia realtà. Ho preso la decisione di non farmi sfuggire l'occasione, ho già perso troppo tempo. Voglio prendere più cazzi possibili, avere e dare più orgasmi possibili e togliermi tutti gli sfizi che mi vengono in mente.

«È da un po' che non lo prendo in culo e ne ho una voglia matta». Accarezzo i contorni del buco per rendere chiara la cosa. «Voglio che si abitui e che sia un po' più dilatato».

«C'è qualcosa che vuoi dirmi?» Gli sorrido mentre mi sistemo di nuovo davanti a lui. «Tipo che vuoi prendere più cazzi tutti insieme?»

«Non escludo la possibilità».

Ora è Davide a sorridere, forse perché si immagina già di essere uno dei tori da cui ho intenzione di farmi montare. Peccato che non sappia - e io ometterò di dirglielo - che non farà parte di questo quadretto. Dopo che avrà mollato Alessandra e penserà di potermi trombare ogni volta che vuole, si ritroverà con una brutta sorpresa. L'unica cosa che si ritroverà tra le mani sarà il suo pisello.

Mi avvicina a sé, mi fa divaricare le gambe e mi mangia la figa con leccate potenti, che mi fanno bagnare in poco. Si concentra sul clitoride e mi fa infiammare subito, mentre con due dita mi scopa con ferocia. Penso che la sua fretta sia dettata dall'obiettivo di questo incontro: il suo cazzo nel mio culo.

Mi sta bene, ho così tanta voglia di applicarmi che sono pronta, ma so che prima bisogna creare la situazione giusta, di modo che io sia rilassata. E, in questo, la lingua di Davide e le sue dita stanno facendo magie. Un dito, intanto, è andato in avanscoperta nel mio culo e, per quanto sia strano, è anche tremendamente bello.

Prima di venire, però, mi sottraggo al suo tocco e mi inginocchio davanti a lui. Gli bacio la punta e poi gli dico: «Sai, nel caso il lubrificante non bastasse».

Glielo succhio con voracità, prendendolo in bocca il più possibile, quasi fosse l'unico modo per sopravvivere. Non sembra lamentarsi, anzi.

«Cosa ne dici se, per sicurezza, lo bagniamo un po' anche dei tuoi umori?» Domanda e, prima che io possa rispondere, mi ha già fatta sdraiare sul divano per impalarmi con il suo cazzo.

«Dico che mi sembra un'ottima idea». Gemo tra una spinta e l'altra. Sta pompando in modo selvaggio, come piace a me.

I miei umori mi colano lungo le cosce e, quando Davide sente che mi sto irrigidendo perché manca poco all'orgasmo, mi gira. Avrei voluto davvero venire, ma preferisco aspettare per esplodere quando è nel mio culo.

Mi fa premere la faccia sulla seduta, di modo che le mie chiappe siano ancora più in alto e più spalancate del previsto.

«Eccolo qui, il mio tesoro» dice con soddisfazione. Accarezza il buco e ci ficca un dito con scioltezza. Poi, per torturarmi ulteriormente, ritorna alla figa, dove raccoglie i liquidi con cui mi sono infradiciata e li spande attorno all'ano.

Ho un brivido di piacere e d'impazienza, tanto che mi trovo a pregarlo. «Sì, ma prenditelo questo tesoro, che non ce la faccio più ad aspettare».

Agito il culo per sottolineare il concetto e lui, per punizione, mi dà uno schiaffo. I capezzoli, dure come sassi, sfregano sul divano e mi ritrovo a trattenere un grido per il piacere.

«Mi piace quando implori». Continua soddisfatto, dopo avermi lasciato le cinque dita su una chiappa.

«E a me piace quando mi inculi». Gli rispondo con tono di sfida, nell'attesa che lo faccia davvero.

E senza aspettare altro, lo fa. Prende il lubrificante e, dopo averne usato un'abbondante quantità, entra nel culo.

Lascio andare un gemito sofferente perché devo abituarmi un attimo.

«Piano». Lo supplico.

«Come piano? Hai fatto la troia fino a un attimo fa che lo volevi». Mi prende in giro e mi dà un altro schiaffo sulla chiappa.

«Lasciami abituare, poi lo puoi scopare brutalmente». Nonostante faccia lo sbruffone, lo sento muoversi con lentezza, rispettando il mio volere.

Una, due, tre volte. È fastidioso, ma sopportabile.

Davide sembra trovare il giusto modo per farmi rilassare e io riesco a non sentire più male. Anzi, inizio a sentire il piacere travolgente che mi aspetto. È la fortuna di aver già fatto senso anale un po' di volte.

«Di più!» Lo incito, mentre inizio a muovere i fianchi per andargli incontro. Ora che è diventato piacevole non sembra bastarmi.

«Così?» Aumenta il ritmo. «Come è stretto!»

Gli deve piacere, non l'ho mai visto così eccitato.

«Di più!» Imploro ancora, travolta dal godimento.

«Sei proprio una troia vogliosa». E lo affonda con più velocità, fino alle palle, come ho sempre voluto prenderlo.

«Sì» urlo. «Sì, così, scopami il culo senza pietà. Sono la tua troia insaziabile!»

Sono sua finché mi fa comodo, ma sull'essere una troia arrapata non posso contraddirlo, mi piace essere così. Godermi il sesso in modo disinibito e non ho nemmeno intenzione di vergognarmene.

Sto godendo tantissimo, ogni sua spinta sembra mi stia portando all'orgasmo che, però, non arriva velocemente come vorrei. Ne ho un disperato bisogno.

E così, con una mano, mi sfrego il clitoride con gesti violenti, fino a sentire l'orgasmo prendermi tutto il corpo.

«Posso venirti dentro?» Domanda dopo aver aumentato ancora di più i colpi.

No, non glielo permetto. È il gesto di dominio a cui aspira e non ho intenzione di dargli questa soddisfazione. È meglio fargli credere che si conquisterà la cosa più avanti, e che capiterà in momenti ancora più bollenti. Non c'è bisogno di dirgli che non ho intenzione di farmelo riempire da lui.

«No». Così, prima che venga, allontano i fianchi per farlo uscire e mi giro sulla schiena, di modo che non riesca a prendermi di nuovo il culo.

Alla fine, con due colpi di mano, mi sborra tutto sulla pancia.

Sorrido, ancora scossa dall'orgasmo.

«Il tuo culo è una meraviglia» dice soddisfatto, con l'affanno e il sudore che gli cola sul petto. «Mi piace chiavartelo».

«E a me piace farmelo chiavare». Gli sorrido, mentre assaggio un po' del suo sperma. «Abbiamo tanto esercizio davanti a noi».

Gli si illuminano gli occhi.

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