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Chapter 8 by AreaVegetable

What's next?

Il risveglio di Marco

Marco viene risvegliato da un improvviso rombo di tuono e da delle gocce d'acqua. Il vento si era alzato e una tempesta tropicale stava per abbattersi sull'isola. Le 3 donne Silvia, Elisa e Laura avevano trovato rifugio in una piccola grotta vicino al lago. Lì davanti a un fuoco caldo discutevano apertamente di uomini. Marco, si ritrova per terra sdraiato, aprendo gli occhi vede penzolare davanti a sé la corda tagliata, subito dopo un senso di nausea e dolore al basso ventre che gli ricorda l'accaduto. Guardando tra le sue gambe, al di sotto del misero fallo riposavano sul fondo del sacchetto scrotale allungato a dismisura, i delicati gioielli , adesso di dimensioni e colore simili a ciliegie mature . Raccolti i dolenti oggetti nel palmo della mano, inizia a correre nella foresta in cerca di un rifugio. All'improvviso la foresta si apre in una radura pianeggiante, dove c'erano un gruppo di capanne di paglia e fango. Nel frattempo la tempesta tropicale montava sempre più, per cui Marco ormai fradicio decide di farsi coraggio e avvicinarsi per chiedere aiuto a chiunque abiti quel villaggio.

Raggiunta la capanna più vicina, nonché la più grande, Marco urla <<Ehilà c'è qualcuno?>> la sua voce è sovrastata dal rumore dei tuoni e dalla pioggia, quindi decide di entrare. Nella casetta tribale in un angolino c'erano poggiate alcune lance, quella che sembrava una cerbottana e un arco con delle frecce. Addentrandosi di più nella stanza principale a terra vi era un letto di paglia sul quale riposava una donna, i lunghi capelli argentati erano l'unica cosa che spuntava dal telo di foglie che la copriva.

Marco stava per avvicinarsi quando il suono di una campana lo paralizza. Probabilmente che qualcuno lo aveva visto entrare di soppiatto e stava dando l'allarme.

Il suono risveglia anche la persona che dormiva nel letto di fronte a lui,che apre rapidamente gli occhi e balza in piedi liberandosi della coperta. La donna sulla 50ina dormiva nuda e alzandosi aveva dispiegato i due voluminosi e ormai flosci seni che le cadevano fino all'ombelico, la vagina era totalmente rasata tranne che per un ciuffetto di peli tinti di porpora che sormontava le soffici grandi labbra . La donna era tranquilla per nulla spaventata, né si vergognava della sua nudità. Il suo sguardo dopo aver incrociato per un attimo quello di Marco si era fissato sui genitali del ragazzo da cui sembrava divertita.

In effetti tra le gambe fortemente divaricate dal ragazzo (per evitare sfioramenti dolorosi con le cosce) penzolavano comicamente le 2 palline gonfie e arrossate al di sotto di un pene quasi inesistente, che si era retratto ancor di più per effetto della la pioggia e del vento della bufera.

Marco resosi conto dello sguardo della donna, abbassa lo sguardo arrossendo. Proprio mentre stava per dire qualcosa una donna urla qualcosa di incomprensibile dietro di lui. Probabilmente si trattava di una guardia giunta in soccorso della signora, ma il ragazzo non fa in tempo a girarsi che sente un sonoro <<Stuff>>. Marco sente un dolore acutissimo irradiarsi dal basso che lo paralizza e gli toglie il fiato. Guardando tra le sue gambe con sgomento si rende conto che il testicolo di destra era stato centrato da un dardo sottile come un ago che lo infilzava completamente.

La donna che era davanti a lui accenna una smorfia di dolore coprendo simpaticamente la bocca con una mano.

Il ragazzo con tutte le sue energie fa un passo in avanti mantenendo le gambe divaricate e allungando una mano verso la donna in cerca di aiuto. Ma viene interrotto da un altro grido in una lingua incomprensibile e da un altro <<STUFF>>. Un secondo dardo penetra la tenera carne virile, colpendo questa volta il testicolo sinistro.

La 50enne alla vista del secondo aculeo che aveva infilzato il tessuto maschile più vulnerabile , porta simpaticamente le mani tra le gambe emettendo dalla bocca un sottile <<uuuuuh>>.

Dalla bocca aperta come una O del ragazzo non esce inizialmente neanche un sibilo, dopodiché stramazza al suolo incosciente.

La quiete dopo la tempesta

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