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Chapter 22 by hal19696

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Il naufragio di Diana

Diana si ricorda di essere rinvenuta di colpo al contatto con l'acqua fredda del mare. Con le ultime energie era riuscita a prendere un salvagente che galleggiava poco lontano da lei, che stava per essere preso da Marco, il quale per lei era solo il ridicolo e schifoso stupratore microdotato che aveva attaccato la sua barca. Con un ennesimo calcio sferrato sott'acqua alle sue palle, gonfie per le **** subite, lo aveva messo fuori combattimento ed aveva potuto nuotare lontano, fino a perdere le forze e arrendersi alla corrente.

Al suo risveglio sulla spiaggia dell'isola sconosciuta è vestita solo del salvagente, ma l'unica cosa a cui pensa adesso è di rimanere distesa al sole per asciugarsi e riscaldarsi. Ha aperto le gambe per stare più comoda e ogni tanto si accarezza dolcemente il pancione per il quale era preoccupatissima, anche se sembra andare tutto bene. Non si rende conto di essere perfettamente al centro di un'insensenatura circondata di vegetazione e che può essere vista da ogni lato senza che lei se ne possa accorgere.

Tre giovani maschi ne stanno approfittando nell'ombra, ipnotizzati dalla visione di quello che per loro deve essere poco più che una leggenda. Davanti ai loro occhi si dispiega il corpo splendido, i seni gonfi, la fessura invitante tra le cosce aperte, la pelle lucida al sole ed i segni tangibili di qualcosa di totalmente femminile come è la gravidanza, per loro che da anni vivono circondati da uomini.

A bocca aperta si sono liberati dei gonnellini e, completamente nudi, si stanno segando le erezioni, in estasi davanti a quello spettacolo. Poi quello che deve essere il capo dice agli altri "Andiamocela a prendere e portiamola al villaggio, così ce la teniamo tutta per noi". Loro annuiscono e senza nemmeno preoccuparsi di rivestirsi si avvicinano alla donna, che è ancora distesa serena a godersi il sole.

Quando Diana sente i passi in avvicinamento solleva la testa e si accorge che è troppo tardi per scappare: tre maschi nudi e con le erezioni sballottate a destra e a sinistra da ogni movimento che fanno sono ormai su di lei e la guardano vogliosi. Lei ritira le gambe, poggiando i piedi a terra anche se rimane distesa, e i maniaci si fermano proprio davanti a lei, con gli occhi puntati tra le sue cosce.

"Che volete, maiali?" chiede lei agitata, senza sapere nemmeno se loro la capiranno. Si puntella meglio sui piedi, pronta a scattare, ma così esponendosi meglio agli sguardi vogliosi del branco. Guadagna un po' di tempo, perché i tre hanno smesso di muoversi per godersi lo spettacolo, ma alla fine uno di loro mugugna qualcosa ad un altro e gli fa un cenno. Quello controvoglia si separa dal gruppo e gira intorno alla donna in modo da mettersi dietro di lei.

Diana non più più fuggire: è incinta e circondata, con dal lato delle gambe due pervertiti che le fissano la vagina, mentre, sopra la testa, davanti agli occhi, è dominata dall'erezione del terzo porco, tutto preso dalla vista del suo seno. Per fortuna sembrano molto distratti e quando quello che l'ha circondata si piega su di lei per metterle le mani sotto le ascelle e sollevarla, gli altri due si sono appena mossi per disporsi uno in corrispondenza di ciascuna delle due gambe.

Un sorriso perverso appare sui volti dei maschi quando vedono l'espressione spaventata della loro vittima. I due che le devono prendere le gambe sanno che ce l'hanno in pugno quando lei le piega portandosi le ginocchia verso il petto nell'inutile tentativo di proteggersi. Quello dall'altra parte, invece, si abbassa e si allunga un poco in avanti, in modo da strusciare l'erezione contro il viso della sua preda, prima di sollevarla.

Quando gli aggressori sono più sicuri di sé, la donna scatta facendo partire come molle le due gambe, un piede verso lo scroto di ciascuno dei suoi due bersagli. Con l'ultimo è ancora più facile, visto che le ha messo a disposizione i suoi preziosi coglioni: con una mano gli afferra l'erezione con cui lo guida in avanti e con l'altra gli prende le palle avvicinandosele alla bocca. Storce il naso disgustata e poi addenta con violenza i gioielli del maschio con tutta la forza della disperazione che ha, senza che l'animale, preso alla sprovvista, possa fare niente per salvarli.

Sotto il morso spietato della gravida, il bastardo ulula e si piega in avanti, poi un rumore secco dice che le sue gonadi sono collassate ed il neocastrato, rovesciati gli occhi, sviene sul ventre femminile che desiderava tanto.

Gli altri due, invece, sono ancora a terra a tenersi le palle tra le mani, troppo sofferenti per reagire. Diana quindi può rovesciare su un lato l'eunuco, alzarsi lentamente e, fissando i superstiti dall'alto verso il basso mentre si contorcono come vermi, pensare a cosa fare di loro. Le sfugge un sorrisetto malizioso quando lo decide e annuncia "Visto che non riuscivate a togliermi gli occhi di dosso, è tempo di conoscerci più da vicino". Fa una risatina e quindi si porta sopra la testa di uno dei due, quello che dava gli ordini, divarica le gambe una per lato della faccia e ci si siede sopra pesantemente. Spaventato, il maschio ha fatto l'errore di scoprirsi i testicoli ancora doloranti e lei ne approfitta per trasformarli nel suo poggiapiedi, strappando un urlo completamente soffocato dal suo sedere.

Ora può occuparsi anche del terzo maschio, disteso impotente accanto a lei. Lo tira per i capelli e, minacciandolo con una tallonata diretta verso lo scroto, lo convince ad ubbidirle e a farsi guidare fino ad avere la faccia tra i seni di lei, gonfi come possono essere a fine gravidanza. Un calcetto alle palle mal protette strappa al porco un urlo completamente soffocato dalla morbida prigione di carne in cui è immerso.

I movimenti dei due sono sempre più ridotti. Le tallonate ai coglioni di quello su cui Diana è seduta ottengono risposte sempre meno violente e, anzi, lei ad un certo punto sente ricrescere contro la caviglia l'erezione del pervertito. Anche i calcetti nelle palle che ogni tanto dà all'altro alla fine smettono di ottenere reazioni, finché entrambi i corpi non restano immobili.

La donna mantiene la posizione ancora un po' e alla fine, affaticata, accaldata, ma anche stranamente eccitata, si rialza lentamente in piedi e contempla il lavoro fatto. Il primo castrato è ancora fuori combattimento, le altre due bestie, invece, meritano un altro ricordino, pensa. Prima con uno e poi con l'altro prende una breve rincorsa e poi salta a piedi uniti sui testicoli ormai indifesi, che centra con i talloni e a cui non lascia scampo.

Alla fine, con un sorriso divertito, si accorge che sulla faccia del porco su cui era seduto ha lasciato delle perdite urinarie. Poco male, si dice, visto che data l'erezione che sfoggiava alla fine doveva proprio essergli piaciuto!

Ma Diana è anche preoccupata: hanno fatta molta confusione e altri malintenzionati potrebbero essere in arrivo. Si incammina verso la vegetazione in modo da nascondersi alla vista, sperando di ritrovare la sua famiglia.

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