Cosa ha in mente di fare adesso?
Cercare rifugio
Artemisia abbandonò presto la strada per rifugiarsi nel bosco, dove le guardie di sua madre non l'avrebbero mai potuta trovare, avanzando a fatica, con la luce della luna che stentava ad illuminare il cammino tra le fronde degli alberi. Dopo ore di viaggio e l'orientamento ormai perso, non ce la faceva più: doveva fermarsi, doveva riposarsi e doveva capire in che direzione andare, magari una volta giunta l'alba.
La ragazza si guardò intorno, in cerca di una traccia qualsiasi che la potesse portare da qualche parte dove passare la notte, e presto la trovò: quasi sbiadita, poco battuta, ma seguendola presto raggiunse una piccola radura dove sorgeva una casa. Doveva essere in mezzo al nulla e non c'erano tracce di campi o animali, però, anche se cadente, non sembrava del tutto abbandonata.
Si avvicinò, ci girò un po' intorno, poi si fece coraggio e raggiunse la porta. Appoggiò l'orecchio e le sembrò di sentire delle voci... poi un breve grido stridulo, forse di una donna, seguito da risate maschili. Artemisia si fece coraggio e provò a spingere la porta e si accorse che era aperta, quindi varcò la soglia. L'interno era un unico ambiente avvolto nella penombra, ma su un lato c'era una scala che portava al piano superiore da cui provenivano le voci, che ora erano facilmente udibili.
"Dai, Puttanella, stenditi qui" comandò un primo maschio, a cui risposero un breve singhiozzo femminile e poi un secondo maschio "Sì, togliti questi che non ci servono". E poi entrambi scoppiarono in una volgare risata sadica.
Artemisia incoccò una freccia e salì silenziosamente le scale fino a sporgersi sul piano superiore, dove due uomini con i pantaloni calati stavano sovrastando una ragazza distesa a cui avevano sfilato di dosso i vestiti. Uno dei due dava le spalle alla principessa, dandole una perfetta vista sul retro dei suoi grossi coglioni, ed era chino in avanti sopra la sua vittima, che non cercava nemmeno di ribellarsi: era solo una giovane popolana terrorizzata e sottomessa. Ma, nonostante questo, l'altro uomo era dietro di lei, con le palle poggiate prepotentemente sulla sua faccia, e le teneva sollevate le braccia ogni tanto stringendole i polsi per farla gridare per il dolore, provocando le risate dei due aggressori.
Artemisia fremette dalla rabbia alla vista di quelle due bestie e non ci pensò nemmeno un istante: prese la mira in mezzo alle gambe dello stupratore che le dava le spalle e scoccò. Il bastardo si fermò e smise di ridere. Invece guardò sorpreso al proprio inguine dove trovò i suoi genitali trafitti per lungo da una freccia e ormai del tutto inutilizzabili!
Il suo complice smise di ridere un attimo dopo, quando l'eunuco iniziò ad ululare con voce stridula accasciandosi su un lato, così impotente da avere persino paura di toccarsi la zona colpita. E poi guardò davanti a sé, dove una ragazza furiosa armata di arco stava puntando una freccia proprio contro di lui... e la scoccò, inchiodandogli contro il ventre la sua arrogante erezione!
La bestia, però, non era finita e allungò un braccio verso il pavimento, dove poco lontano col suo complice aveva lasciato le armi. Ma non riuscì a farlo, perché la sua vittima colse l'istante per aprire la bocca e avvolgere tra i propri denti lo scroto che lui le aveva imprudentemente offerto. Lui si fermò, sentendo per un istante il calore e la morbidezza che avevano accolto la parte più sensibile del suo corpo, ma poi il dolore lancinante del morso che seguì lo fece contorcere e urlare come un disperato. "Stronza bastarda! Ti ucciderò! Vi ucciderò tutte e due, troie!". Ma Artemisia, infastidita dal suo frastuono, scoccò una seconda freccia che lo colpì in pieno petto, mettendovi fine per sempre.
Rimaneva solo l'altro stupratore, che gemeva per terra incapace di fare qualsiasi cosa, ma che si rivolse alla ragazza che fino ad un attimo prima cercava di stuprare "Puttanella, ti prego, toglimela!" la implorò, indicando la freccia. Lei esitò e lui continuò più aggressivo "Lo sai che vi uccideranno, vero? Ora fai la brava e toglimel..." si interruppe e gridò di dolore quando la ragazza si chinò su di lui e con violenza piegò la freccia che sporgeva e gliela spezzò dentro lo scroto, con un effetto devastante su quel bastardo!
"Così stai meglio, caro?" gli domandò con finta dolcezza, mentre quello continuava a gridare, piangere e contorcersi "La tua Puttanella si è presa cura a dovere di te, oppure preferisci che rimetta tutto com'era? Sì? Lo preferisci?". E, senza aspettare una risposta, ripiegò la freccia in senso opposto, strappandogli un ultimo urlo e distruggendo quello che rimaneva della sua mascolinità. Artemisia non aveva nessuna voglia di stare ad ascoltare ancora quel frastuono maschile e scagliò a quel punto un'ultima freccia, mettendo fine alle sofferenze del secondo bastardo.
Ora era sola con quella ragazza. Ma chi era? E chi erano quegli uomini?
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