Dove è finita?
Nel covo dei banditi
Le due ragazze rimasero in silenzio per qualche istante, quel che serviva alla popolana per rivestirsi, e poi fu lei a presentarsi. "Ti ringrazio per quello che hai fatto. Io sono Mira, ma quelli mi chiamano Puttanella... sono dei banditi che mi hanno rapita tempo fa e da allora mi usano come schiava" e sputò sulla carcassa del maschio appena abbattuto "Per un periodo c'era un'altra donna, ma l'hanno stuprata a morte... mi hanno detto che tutte facciamo quella fine".
Artemisia non credeva alle proprie orecchie e chiese "Ma chi sono? E perché gli permettono di fare così?". E Mira spiegò "Sono dei banditi che infestano tutta la regione. Hanno una taglia sulla testa, ma sono in molti e ci muoviamo continuamente e così nessuno riesce a prenderli. Siamo qui da due giorni e presto ce ne andremo: devono solo rubare dei cavalli per sostituire quelli che hanno perso" e sospirò "E quel bastardo aveva ragione: appena arriveranno gli altri ci uccideranno per quello che è successo".
Ma la principessa sembrava determinata "Non ci faremo uccidere. Anzi, libereremo il mondo da queste bestie e andremo anche a riscuotere la taglia!" propose, ma Mira sembrava dubbiosa. "Io mi chiamo Artemisia e so combattere. Se tu mi aiuterai possiamo farcela contro questi maiali" promise. La popolana abbassò lo sguardo: non era convinta, ma era stata abituata ad ubbidire e Artemisia, con quella volontà, quei vestiti comodi, ma pregiati e il suo viso e le sue mani delicate, sembrava una nobile. "Dobbiamo nascondere quei due prima che gli altri li vedano" suggerì. E le ragazze accatastarono le due carcasse in un angolo, coprendole con una coperta.
Giusto in tempo, perché all'improvviso al piano di sotto la porta sbatté e subito dopo una voce maschile gridò "Puttanella, dove sei? Ho voglia di divertirmi un po'". Mira era terrorizzata e guardò Artemisia che, invece, sapeva cosa fare "Digli di salire" sussurrò. L'altra, incerta, disse tremante "Sono quassù... ti aspetto". E, sapendo cosa l'altro desiderava, si mise in ginocchio a poca distanza dalle scale, pronta a dare al maschio quello che lui avrebbe preteso.
Il bandito salì lentamente le scale, gustandosi l'attesa del piacere mentre si slacciava già la cintura. Una volta davanti a Mira, che trovò già in ginocchio, sorrise compiaciuto e le si avvicinò fino a sovrastarla con la propria mole. Lasciò cadere i pantaloni e puntò la propria erezione crescente in direzione della sua vittima, godendosi la sua paura e la sua sottomissione.
Ma, alle sue spalle, si era nascosta Artemisia, appostata con un laccio tra le mani, che si avvicinò di soppiatto allo stupratore e poi balzò sulle sue spalle. Con le braccia gli cinse il petto e con le gambe si avvinghiò ai suoi fianchi, per poi impugnare i due capi del laccio e sbilanciarsi all'indietro, tirandosi il corpo possente del maschio sopra di sé. Quello, preso di sorpresa, cadde di schiena, atterrando sul corpo della principessa e facendola gemere per il colpo, ma lei non mollò la presa e, anzi, serrò meglio il laccio attorno al collo del bandito e si strinse contro di lui. "Fermagli le gambe!" gridò a Mira, quando vide che quello stava cominciando a scalciare.
Mira si gettò distesa sulle gambe del maschio, abbracciandosi alle sue cosce e stringendogli le caviglie tra le proprie ginocchia. Il porco non fece nulla per fermarla, visto che con le braccia stava cercando goffamente di divincolarsi dalla presa di Artemisia, che però resisteva nonostante le gomitate e il dimenarsi di lui. Ad un palmo dagli occhi della giovane, poi, accadde qualcosa di sorprendente: quell'arrogante erezione, che per lei era stata il simbolo della forza, della prepotenza e del potere del maschio, adesso svettava più che mai, sventolata impotente in segno di resa, mentre le forze abbandonavano il bandito, sconfitto e umiliato da due ragazze.
Presto al bastardo non rimase altro che afferrare i polpacci di Artemisia per cercare di aprire la stretta di quelle agili gambe, ma poi, sfinito, finì solo per accarezzarli in una disperata preghiera di clemenza. A cui la principessa rispose sussurrandogli in un orecchio un tranquillizzante "Lasciati andare, è quasi finita". Il contatto con lei, il respiro affannoso di Mira contro la pelle sensibilissima della sua virilità e la consapevolezza che era la sua estrema, disperata occasione per un orgasmo furono troppo per lui: si afferrò l'erezione con una mano e, in un istante, esplose per un ultima volta in aria, prima che le forze lo abbandonassero del tutto.
Le ragazze lo tennero fermo per un po', per essere sicure che tutto era finito, e solo dopo lo lasciarono andare. Con Mira ancora folgorata da quella esperienza, trascinarono il corpo con gli altri e lo nascosero là. E tre, pensarono, ma altri erano in arrivo!
Chi arriva?
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