Disable your Ad Blocker! Thanks :)
Chapter 13 by Esseremicidiale02
Capitolo 13
Sguardo puro
Moshe era stato catturato e si era ritrovato legato nudo su una sedia, proprio nello stesso punto dove precedentemente c’era stato il povero Jamal, ora in bagno a fare da latrina. L’Israeliano cercò di muovere le braccia, ma le corde gli segarono i polsi, tagliando la pelle. Il capo gli pulsava per la botta ricevuta, non aveva bisogno di guardarsi intorno per capire che si trovava in un rifugio clandestino. Ricordava la battaglia precedente durante la perlustrazione. Il suo team aveva attaccato il rifugio sospetto pensando ci fossero ribelli di Hamas, quando alla fine della battaglia era stato colpito alle palle e alla testa. Ora era qui, solo e prigioniero. Tre giovani donne si stagliavano davanti a lui. Non indossavano uniformi, non portavano segni distintivi di Hamas o di qualche altra fazione armata palestinese. Era insolito. Il suo cuore accelerò, un misto di paura e confusione “Non sapevo che Hamas avesse una cellula così forte in questa zona… Inoltre, strano che siano tutte donne.” Pensò il Colonnello, in seguito sollevò il mento con aria di sfida. “Scioglietemi subito, non sapete con chi avete a che fare!” Urlò con tono autoritario.
“Moshe Ben-Abi.” La voce di quella che a Moshe sembrava la più grande fra le tre, Leila, ruppe il silenzio. Parlava un ebraico impeccabile, con un accento quasi impercettibile. Moshe serro la mascella. “E chi diavolo siete voi?” Leila si inginocchiò di fronte a lui, guardandolo dritto negli occhi con un’intensità disarmante e iniziò a punzecchiarli i testicoli con le unghie “Siamo ribelli.” Moshe rimase in silenzio per qualche istante. Ribelli? Non erano di Hamas, né della Jihad Islamica. Non erano parte delle forze ufficiali palestinesi, né degli infiltrati siriani o iraniani. Questo complicava le cose. Leila chiuse la mano in un pugno, gettandolo come un martello proprio nel mezzo delle noci del Colonnello israeliano, mentre urlava dal dolore si alzò in piedi e fece un cenno alle altre. “Cominciamo.”
Le tre donne lo tempestavano di domande. “Perché sei qui? Chi ti ha mandato? Quanti soldati Israeliani ci sono nei dintorni?” Chiedeva Nour mentre con entrambi i piedi schiacciava i testicoli di Moshe contro la sedia. La ragazza sembrava davvero divertirsi nel farlo, il foulard a fiori rendeva tutto ancora più ironico, come se una farfalla carina stesse massacrando i punti più deboli del Colonnello. Moshe cercò di mantenere la calma nonostante il dolore causato dal corpo di Nour. Sapeva che per uscire vivo da lì, doveva trovare un modo per convincerle che non rappresentava una minaccia immediata. Questo era reso difficile dal suo punto vulnerabile spiaccicato da dita, pianta e tallone dell’allegra ragazza.
Moshe dolorante rispose con la verità, disse loro che era finito lì per caso durante una perlustrazione, Leila rise con sarcasmo. Si mise in ginocchio di fronte al prigioniero e con tutta la forza appoggiò entrambi i gomiti appuntiti sui coglioni di quest’ultimo “Un alto ufficiale israeliano che finisce in un covo ribelle per caso? Devi pensare che siamo stupide.” Aggiunse una forte manata sui testicoli e uno sputo in faccia. Moshe la fissò, con ancora la saliva che colava tra il naso e la labbra “Il mio compito era identificare cellule di Hamas o di altri ribelli ultra islamici e antisemiti nella zona, non ho nulla a che fare con il vostro gruppo.” Leila doveva essere sicura di questo e quindi lei e Nour continuarono a pizzicargli i testicoli con le loro unghie o con delle mollette. Intanto Fatima disse “faccio un salto in bagno.”
Fatima arrivò nel bagno, alzò la tavoletta e proprio lì sotto c’era la faccia di Jamal, ormai diventato una latrina, con disgusto la ragazza disse “sei solo un povero cesso di merda.” Appoggiò i piedi su quelle che erano le sue palle martoriate e fece scendere la propria pipì dorata. Sentì il prigioniero obbligato a berla tutta e poi disse “preparati, perché ora arriva il cibo, stupido maiale.” La merda iniziò a scendere lentamente, come un fiume denso e scuro che si muoveva con una lentezza esasperante. Fatima sentì un brivido di piacere mentre guardava i propri scarti scendere verso la bocca di Jamal, che era costretto ad aprirla per ricevere il ‘cibo’ somministrato. La merda era densa e maleodorante, con pezzi di cibo non digerito che si muovevano lentamente all'interno. Un misto di amaro e dolce fece storcere la faccia dell’uomo in una smorfia di disgusto. Fatima rise, un suono acuto e crudele, mentre guardava Jamal che cercava di ingoiare la cacca, i suoi occhi che lacrimavano per il gusto e l'odore insopportabile. La ragazza si chinò in avanti, i suoi capelli cadevano come una cascata notturna. “Oggi ho mangiato un piatto di trippa di capra, con un po' di riso e verdure, ma il pezzo forte è stato il formaggio fermentato, che aveva un odore così forte che ha fatto piangere tutti i miei amici”. Fatima continuò a fare battute sulla sua merda “Hai mai sentito il detto 'sei quello che mangi.’ Bene, ora sei letteralmente merda”. Una volta finito si alzò soddisfatta, sorrise osservando i testicoli e con un movimento repentino e violento, si sollevò sulla punta dei piedi lanciandosi in aria e atterrando sui testicoli nudi dell'uomo. Il corpo di Jamal si contrasse in una smorfia di dolore mentre i testicoli venivano schiacciati sotto il peso di Fatima. La ragazza atterrò con un tonfo sordo, per poi strusciare ancora un po’ i piedi e tornare nella stanza.
Tornata dal bagno la situazione era leggermente cambiata, Leila smise con le domande precedenti e cominciò a parlargli di qualcosa che lo colpì in pieno “Conosci Sami?” Moshe rimase immobile. Leila continuò con un nuovo pugno sui testicoli. “Abbiamo saputo che Sami non è solo un sanguinario. Ha costruito un’intera rete di narcotraffico tra la Siria, la Palestina e Israele.” Si avvicinò a lui “sta trasformando la Cisgiordania in un narco-Stato.” Moshe non si mosse, ma dentro di sé elaborava rapidamente ciò che stava sentendo. Negli ultimi anni, l’aumento del consumo di droga tra i giovani israeliani aveva raggiunto livelli allarmanti. Adesso scopriva che dietro a tutto questo poteva esserci Sami, che non si limitava più a massacrare i cittadini della propria città pur di mantenere il controllo ma mirava a corrompere l’intera regione. Leila osservò la sua reazione con attenzione. “Abbiamo ottenuto queste informazioni torturando uno dei suoi uomini.”
A quelle parole, Fatima, strinse i pugni. “E noi dovremmo fidarci di lui?” scatarrò in faccia al Colonnello nemico. “Un israeliano? Ci venderebbe al suo esercito appena avrà occasione. Dobbiamo eliminarlo.” Prese una delle mollette suo testicoli dell’uomo e iniziò a stringerla con le proprie dita, con una presa crudele, il testicolo sinistro, ora intrappolato nella morsa metallica, iniziava a diventare viola per la mancanza di ossigeno e la pelle veniva tesa come uno stendino. Con l’altra mano tirava pugni al testicolo destro senza fermarsi. Leila fermò Fatima per un momento e quest’ultima disse “fatemi finire il lavoro, con i miei denti li mangio le palle e poi li taglio la gola.”Moshe non era stupido. Sapeva riconoscere la dinamica all’interno di un gruppo. Fatima era quella più estremista, anche se non comprendeva questa fretta nel volerlo uccidere. Doveva per forza guadagnarsi la fiducia di Leila.
Si voltò lentamente verso Leila, ignorando Fatima. “Credimi quando ti dico che, se quello che affermi è vero, allora Sami è un pericolo anche per noi.”Leila lo fissò per un lungo momento, poi chiese con voce calma: “Perché mai dovremmo darti fiducia?”Moshe inspirò profondamente. Poi fece una scelta, essere sincero “ho una figlia. Yael. È una soldatessa. Non è come gli altri ufficiali, come me crede nella coesistenza. Voglio aiutarvi a liberare questo posto da Sami, se l’Autorità Nazionale Palestinese al momento non agisce possiamo parlarci e trovare un compromesso per tirare giù quel maledetto” Per la prima volta, Leila sembrò interessata. “Yael Ben-Abi.” Fece una pausa. “Ne ho sentito parlare, so che ha ucciso molti arabi.”Moshe annuì. “So che il nostro Paese ha colpe e che molti uomini al potere hanno creato odio e guerra per generazioni. Ma io non sono tra loro. E neanche mia figlia. Fa quello che fa semplicemente perché é costretta dai suoi superiori, ma lei é diversa. Io vi aiuterò a sconfiggere Sami ma se dovessi fallire nell’opera vorrei che fossi proprio tu a riferirli del nostro eventuale accordo.” Leila strinse le labbra e socchiuse le pupille. Quel nome le diceva qualcosa. Non era sicura di quanto Moshe stesse dicendo la verità, ma da sole non ce l’avrebbero mai fatta a sconfiggere Sami.
Alla fine, prese la sua decisione “Scioglietelo.”Fatima si girò di scatto, furiosa. “Sei pazza?” Leila non voleva guardare la sua faccia incazzata nera. “No. Io sento quando una persona mente, e non lo sta facendo.” Leila tagliò le corde con un coltello e Moshe si massaggiò testa, palle e polsi, soddisfatto che fosse ancora tutto più o meno intero, guardandola con una strana espressione. “Bene. Avvisiamo tutti i nostri compagni ribelli”, annunciò Leila con tono deciso. I due si raccontarono moltissime cose fidandosi l’uno dell’altra, Nour ascoltava con curiosità mentre Fatima stava in un angolo a sbuffare.
Leila concluse “il regime del terrore di Sami sta per crollare.” Guardò Moshe con un accenno di sorriso. “Poche volte ho visto uno sguardo così puro in un uomo.”
L’aria era impregnata di ferro e sudore. Le urla si mescolavano al suono delle fruste e al gocciolio lento dell’acqua che cadeva dai tubi arrugginiti del soffitto. Le pareti erano coperte di vecchi graffiti, frasi scritte con il sangue e ingiurie cancellate a metà. Sami Darwish osservava il suo lavoro con il distacco di un macellaio che valuta la qualità della carne. La stanza era illuminata da poche lampadine che pendevano dal soffitto, creando ombre lunghe e irregolari che tremavano ad ogni movimento. Al centro della stanza, un uomo di mezza età era appeso per i polsi a un gancio metallico. Il sangue colava dalle ferite sulle braccia e dal labbro spaccato. I suoi piedi sfioravano il pavimento, ma non abbastanza per reggersi. Ansava disperatamente, l’odore acre della paura impregnava l’aria. Sami accese un sigaro con calma, come se tutto quello che aveva intorno fosse la cosa più naturale del mondo. “Vedi, il problema delle persone come te,” disse con un tono quasi amichevole, “è che pensano di potermi ingannare. Credono di potermi nascondere informazioni.” Prese un secchio pieno di sabbia bollente e lo rovesciò sul corpo martoriato dell’uomo. La polvere si infilò nelle ferite aperte, facendolo sussultare in un silenzioso spasmo di dolore. Sami sorrise appena. “Ma io non sono un uomo stupido.”
Accanto a lui, un’altra prigioniera si contorceva legata a una sedia. Aveva due elettrodi attaccati alle dita dei piedi e una batteria per auto accanto. Un soldato di Sami abbassò una leva, facendo partire una scarica. La prigioniera strillò come un animale morente. Sami osservò i suoi piedi martoriati e disse “peccato, quei piedini erano così belli, i miei uomini hanno ammesso che quando la prima volta hanno messo gli occhi su quelli sono rimasti abbagliati, come se fossero stati scolpiti nel marmo da Allah stesso. Un tempo così lisci e profumati, ora ridotti a rughe di carne. Peccato, devo dire che mi ci sarei fatto una bella sega. Le dita erano così perfette, quasi da ricordare Cleopatra. Peccato” Sami si voltò lentamente verso un terzo uomo, rannicchiato sul pavimento, con gli occhi spalancati dal terrore. “E tu?” chiese con voce calma, chinandosi per guardarlo meglio. “Hai intenzione di collaborare con me o vuoi fare la fine dei tuoi amici?” L’uomo scosse la testa freneticamente, balbettando suppliche in arabo.
Sami stava per dire qualcos’altro quando il cellulare nella tasca dei suoi pantaloni vibrò. Tirò fuori l’apparecchio senza alcuna fretta, rispondendo con il solito tono impassibile. “Parla.”La voce all’altro capo della linea era fredda, senza esitazioni. “Sanno del piano della droga. Quel maiale di Jamal ha parlato.” Il sigaro di Sami rimase sospeso a mezz’aria per un istante. Poi, senza alcuna esitazione, piantò il braciere rovente contro il collo del prigioniero più vicino, godendosi il modo in cui si contorceva e urlava. La voce continuò: “E non è finita. In questo momento, pure un colonnello israeliano è al corrente di tutto.”Sami gettò il sigaro sul pavimento sporco, stringendo il cellulare con tanta forza che le sue nocche divennero bianche. “Che cazzo stai dicendo?” ringhiò. “Dimmi che non è vero.”
Il suo respiro si fece pesante. L’odore acre della carne bruciata continuava a riempire la stanza. Sami si voltò di scatto e scaraventò una sedia contro la parete, mandandola in frantumi. Poi estrasse la pistola e sparò a uno dei prigionieri con estrema naturalezza. Il corpo si accasciò al suolo, il sangue che si espandeva rapidamente sulle piastrelle. “Chi cazzo è stato?!” sbraitò nel telefono. “Chi ha parlato con gli israeliani?!” La voce dall’altro lato rimase calma, quasi compiaciuta. “Volevi una prova della mia lealtà?”Sami si fermò, respirando a fatica. “Dimmi.”
La voce riprese, con lentezza: “Posso consegnarti direttamente la persona che sta organizzando la ribellione contro di te… e che da anni raccoglie prove per smascherarti di fronte all’Autorità Nazionale Palestinese.” Il respiro di Sami si fermò per un istante. “Davvero?” mormorò, il tono diventato velenoso. “Davvero” rispose la voce.
Un lungo silenzio calò tra loro. Poi Sami concluse: “se mi consegni i miei nemici, quello che ti ho promesso è tutto tuo.”
Capitolo 14
Disable your Ad Blocker! Thanks :)
Medio-Oriente Ballbusting: una guerra femminista
Un’avvincente storia femdom
Ballbusting
Updated on Jan 21, 2026
by Esseremicidiale02
Created on Jul 5, 2025
by Esseremicidiale02
- 24 Likes
- 8,218 Views
- 6 Favorites
- 3 Bookmarks
- 34 Chapters
- 34 Chapters Deep
Comments moved below the chapter.
Comments