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Chapter 14 by Esseremicidiale02

Capitolo 14

Giochi di Potere

La villa di Khaled si stagliava imponente nel buio della notte libanese, un’oasi di lusso e corruzione, un tempo appartenente ai coloni francesi. Quello era il Regno di Khaled e al suo interno tutto gli apparteneva, inclusa Samira.

Samira si trovava nella propria stanza. L’aria era pregna di incenso speziato, ma il profumo dolce non bastava a placare il fuoco che ardeva dentro di lei. Davanti a lei, inginocchiato e nudo con la testa china, c’era l’uomo che aveva osato umiliarla su ordine di Khaled. Ora, era un verme strisciante ai suoi piedi, un essere sottomesso che tremava al solo incrociare il suo sguardo. Samira gli aveva risparmiato i testicoli e lui aveva giurato fedeltà. Il suo nome era Tarek Moukhtar. Per Khaled non era una novità permettere ai propri amici e colleghi di violare la sua futura moglie per divertimento, anche se ultimamente aveva smesso di ordinare queste violenze gratuite. Questa volta Khaled aveva lasciato Tarek in stanza con Samira soltanto per far si che la controllasse, senza toccarla. In realtà non c’era nessun pericolo per la donna.

Samira era vestita con un kaftano di seta avorio, leggero e impalpabile come il velo di una dea. Ricami d’oro impreziosivano il tessuto lungo le maniche e l’orlo della gonna ampia, che sfiorava appena il pavimento. Le spalle erano scoperte, lasciando intravedere la pelle dorata, mentre una sottile catena d’oro le cingeva la fronte, scendendo fino al ponte del naso. I suoi piedi nudi poggiavano con eleganza sul marmo, alle dita portava degli anelli color zaffiro. Fece un passo in avanti, inclinandosi appena verso l’uomo inginocchiato.

“Apprezzo che tu abbia deciso di diventare mio schiavo sai? Penso però di averti tirato troppi pochi calci nelle palle.” Disse Samira con voce dominante e divertita. L’uomo rimase con la testa abbassata e rispose a voce bassa “mia signora, da quando mi avete quasi castrato quella notte ho avuto una visione, Allah mi ha detto che avrei dovuto seguirvi sempre e che da ora in poi io sarei stato il vostro unico schiavo.” Samira pensò che questo doveva essere bello pazzo, soprattutto perché la religione islamica veniva applicata in modo maschilista ma visto che se ne poteva approfittare della situazione lasciò perdere. Tarek continuò “cosa posso fare per voi? Necessito di scontare le pene per il dolore che ho causato a voi e a tante altre persone.” Samira rispose avvicinando il piede alla bocca dell’uomo che iniziò a baciarlo “sei fortunato che per ora non mi sono ancora sbarazzata dei tuoi testicoli. Servimi e fammi fare tutto quello che voglio.”

Prima di tutto Samira fece aprire le gambe a Tarek e iniziò a montarci sopra con i propri piedi “voglio fare una sfida con me stessa, vediamo quanto riesco a mantenere l’equilibrio.” Mentre Samira cercava di non sbilanciarsi troppo, le piante dei suoi piedi erano ben bilanciate tra i testicoli e il pene dello schiavo. Ondeggiava con il corpo e con le soffici dita non lasciava scampo alle povere sfere che cercavano in qualsiasi modo di trovare una via di respiro, dopo circa 1 minuto scivolò con un piede lasciando però i testicoli dell’uomo sotto l’altro, completamente schiacciati. Samira fece una risatina “dai, ora cambiamo gioco.” Prese una frusta libanese dal proprio cassetto “questa la usava Khaled su di me, vediamo adesso quanto fa male se io la uso sui tuoi testicoli.” Il dolore era atroce, la frusta schioccava ad ogni colpo e lasciava un piccolo segno sulle parti fragili dell’uomo. Una volta poggiata la frusta Tarek pensava di avere finalmente qualche minuto di ossigeno ma Samira prese le sue palle in mano e iniziò ad usarle come pallina anti-stress “sai, in questi giorni devo scaricare molta tensione.” L’uomo provò ad urlare ma lei tappò la sua bocca con la mano e disse “se ti fai sentire mentre urli giuro che la bocca te la cucio con i tuoi testicoli dopo averli tagliati a morsi. Concluse con una bella ginocchiata in mezzo alle gambe, facendolo cadere a terra.

L’uomo era ormai umiliato alla massima essenza e Samira concluse con delle parole "io sono l'unica a cui puoi giurare fedeltà, capito? L'unica che potrà mai darti uno scopo. La tua vita ora mi appartiene. Una di queste notti incontreremo delle persone, dobbiamo buttare giù il regime di Khaled e tu mi aiuterai, solo così avrai scontato la tua pena." Lui abbassò lo sguardo e sussurrò “sì… mia dea.”


Dall’altra parte della villa, nella stanza con la vista migliore, Khaled era appoggiato alla finestra con una sigaretta tra le dita. Il fumo saliva pigro nell’aria densa della notte, mentre lui ascoltava la voce rauca dell’uomo all’altro capo della linea. "Eccellente performance durante l’intervista," disse l’uomo in tono compiaciuto. "Hanno abboccato tutti. Quel giornale europeo parla già di te come un leader pragmatico, moderno e al passo con i tempi." Khaled sorrise appena, inspirando il fumo con calma "l’Occidente vuole sentirsi dire che noi non siamo una minaccia. Io glielo concedo, ma solo perché mi conviene."

"E per quanto riguarda lo scambio?" Rispose la voce. Khaled buttò via la sigaretta e si sedette sulla poltrona, accavallando le gambe "io non commerto mai errori. Tutto procederà secondo i piani. Gli Houthi avranno ciò che vogliono, e io avrò i soldi che merito. Il problema é che quei bastardi vogliono il carico consegnato direttamente in proprio territorio o nelle acque internazionali. Questa é una bella seccatura."

La voce all’altro capo della linea si fece ancora più seria “ti forniremo una scorta anche noi, verranno direttamente dei soldati della Polizia Morale.” Khaled concluse la discussione “me lo auguro.” E attaccò.


In una sorta di resort non troppo lontano dalla Villa, Freja e Anahit avevano velocemente abbozzato una sorta di quartier generale. Sedevano davanti a un computer, analizzando le registrazioni dei vari video di propaganda pro-regime islamico, con protagonista Samira. La ragazza armena osservava schifata. "Lei non è come pensi," disse Freja, indicando lo schermo. Anahit fece una smorfia di rabbia, fissando il video con aria scettica "e invece sì, è solo una bambina viziata con più soldi che cervello. Perché dovremmo rischiare per lei? Ah giusto, sono io quella che rischia la vita andando direttamente da lei, non tu!"

Freja sospirò, riavvolgendo il video. Poi fermò l’immagine su un istante preciso: Samira, in una delle sue apparizioni pubbliche al fianco di Khaled, con il volto impassibile e lo sguardo rivolto leggermente in basso. “Guardala bene” sussurrò. Anahit sbuffò rispondendo "sta solo facendo la sottomessa, come ogni altra donna al servizio di uomini potenti. Niente di nuovo."

"No, adesso ti faccio vedere questo Tik Tok" Freja scosse la testa. "Guarda gli occhi. La posizione delle mani. I dettagli nelle pause mentre parla." Premette play e lasciò scorrere alcuni secondi. Nel video, Samira sollevò appena lo sguardo, il tempo di uno sfarfallio veloce di esitazione. Poi lo abbassò di nuovo. "Lo fa ogni volta che dice una frase di propaganda," spiegò Freja. "E ogni volta il suo tono si abbassa quasi impercettibilmente. Questo non è obbedienza, è un segnale di aiuto, saremo proprio noi a liberarla." Anahit si morse il labbro, come se volesse rifiutare l’idea "quindi pensi che sia una ribelle, nascosta sotto la maschera della sottomissione?"

"No, non penso sia una ribelle legata a qualche gruppo, sarebbe già stata uccisa. Penso però che sia più furba di quanto sembri e che in realtà lei stia aspettando il momento giusto per attaccare, esattamente come noi. Se fosse davvero una ragazzina spaventata, dopo aver ricevuto il tuo bigliettino ci avrebbe denunciati tutti. Il tuo incontro segreto con lei, tra una settimana, potrebbe essere l’inizio di qualcosa di molto più grande." Anahit rimase in silenzio per un istante, poi annuì lentamente "va bene. Ma sappi che se ci tradisce, io sarò la prima a premere il grilletto." Freja sorrise e disse "ottimo, non abbasseremo la guardia."

Anahit si appoggiò allo schienale della sedia, iniziò ad ondeggiare scrutandosi intorno e poi rotendo gli occhi in un piccolo ghigno isterico. Poi, con un gesto brusco del mento, indicò l’intera squadra operativa nella stanza: una decina di uomini, alcuni europei, altri provenienti da diversi angoli del Medio Oriente. Alcuni trafficavano con apparecchiature, altri discutevano tra loro a voce bassa, con l’arroganza di chi anche se sottoposto pensa di essere a capo dell’operazione soltanto grazie all’esistenza del proprio pene. Poi prese parola “l’unica cosa che mi dà davvero fastidio di questa missione è che siamo circondate da uomini.”

Freja sogghignò senza nemmeno guardarla e rispose “non eri tu quella che odiava le ‘ragazze viziate’?” Anahit risposte scocciata “e lo penso ancora. Ma questo non significa che io voglia un branco di maschi alfa intorno.” Freja spense il monitor e si girò verso di lei dicendo "guarda il lato positivo, Anahit. Noi donne stiamo al vertice." Anahit sbuffò "sì, ma continuo a pensare che se la tua missione è davvero costruita attorno alla potenza femminile, avresti dovuto insistere perché fosse solo donne." Freja alzò un sopracciglio e si concesse un sorriso, ma il suo tono rimase serio mentre rispondeva "sarebbe stato troppo sospetto. Il regime islamico è paranoico, se avesse visto una troupe composta esclusivamente da donne, avrebbe capito che c’era qualcosa sotto, o comunque non ci avrebbe mai accettato. Perfino l’Europa sta giocando con estrema cautela. Sai quante cose si giocano in questa missione? L’economia, i valori, la credibilità politica... e soprattutto, la pace."

Anahit alzò gli occhi al cielo ormai esausta di quella conversazione “sisi va bene, é tutto un equilibrio diplomatico, capisco. Ma ho un problema più immediato.” Freja inclinò leggermente la testa, incuriosita "e quale sarebbe?" Anahit non rispose subito ma annuì con discrezione verso un uomo sul lato opposto della stanza. Alto, capelli scuri, con la barba accennata e un atteggiamento che trasudava quella fastidiosa sicurezza di chi è abituato a guardare le donne dall’alto in basso. Occhi piccoli e avidi che, dall’inizio della serata, non avevano fatto altro che seguirla ovunque. Freja spostò appena lo sguardo nella direzione indicata e studiò l’uomo con freddezza “ok, ti autorizzo a dargli una piccola lezione.”

Come se aspettasse solo quel via libera, Anahit si alzò con la grazia predatoria di un felino. In quel momento, l’uomo stava passando accanto a loro con un’aria tronfia e rilassata. Non resistette a una battuta mentre si affiancava alla giornalista armena. "Bel culo, belezza armena, sei sicura che reggerebbe un vero uomo?" Non fece in tempo a ridere della sua stessa battuta. Anahit si girò con un movimento fluido e, senza il minimo preavviso, lo colpì dritto in mezzo alle gambe con un pugno secco, centrando maggiormente il testicolo destro. L’uomo si piegò in due con un suono soffocato, gli occhi sgranati per l’improvvisa mancanza di aria. Prima che potesse reagire, lei lo afferrò per la giacca e lo sbatté con forza contro il muro, tirando anche qualche forte ginocchiata nei testicoli dell’uomo. "Cosa dicevi?" sibilò con la bava alla bocca, che poi li sputò in faccia. L’uomo boccheggiava, cercando di riprendersi, ma Anahit spinse ancora più forte con il ginocchio “te lo dico io: da questo momento, i tuoi occhi stanno ovunque tranne che sul mio culo, la prossima volta ti prendo i testicoli, li strappo e te li metto al posto degli occhi.” Lo lasciò andare con una spinta violenta. L’uomo annuì rapidamente, portandosi una mano sulle palle mentre cercava di riprendere fiato. Le altre persone nella stanza si scambiarono occhiate sorprese, e persino qualcuno dei suoi compagni maschi evitò accuratamente di incrociare il suo sguardo.

Anahit si voltò e tornò al tavolo con tutta la calma del mondo, mentre Freja la fissava con un’ombra di divertimento negli occhi “bene bene... vedo che mi hai presa alla lettera.” Anahit si rimise a sedere con naturalezza, appoggiando quello che era effettivamente un bellissimo sedere, da guerriera, bello sodo e massiccio "tu mi hai dato il permesso. Io lo prendo sempre molto sul serio." Freja sorrise, poi tornò a concentrarsi sui monitor dicendo “ottimo, ora concentriamoci sul problema più grande.” Anahit rispose ironicamente “più grande di qualche idiota inutile arrapato?” Freja rispose “molto di più, dobbiamo capire cosa dire a Samira e scoprire se é affidabile.”

Le due donne si scambiarono un’ultima occhiata complice. Poi, lentamente, spostarono la loro attenzione sullo schermo.

Capitolo 15

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