Capitolo 24
Scontro Finale - Prima Parte
La luce sottile dellâalba si confondeva con la scia delle eliche mentre la corvetta della difesa europea, con a bordo Freja e Anahit, attraccava sul ponte principale. Le due donne camminavano fianco a fianco sopra il metallo grigio, lo sguardo fisso sul tablet che Freja teneva in mano. Un video in codice di Samira del giorno prima, tra i suoi classici della propaganda, rivelava quale sarebbe stato il punto di incontro del grande scambio nel quale avevano intenzione di catturare Khaled. Era unâautentica prova fotografica del loro piano. âĂ perfetto, sappiamo esattamente dove puntareâ mormorò Freja con occhi illuminati. Anahit, camminando e fissando le onde, disse âma se falliamo e moriamo?â Freja appoggiò una mano sulla spalla dellâarmena rispondendo âabbiamo fatto tutto il possibile, in ogni caso ti proteggerò io e non saremo solo in questa missione.â La ragazza alzò gli occhi al cielo e disse âoh giusto, ci saranno gli uomini grossi e potenti a proteggerciâŚfacciamo cosĂŹ, mi rispiegheresti il piano?â La danese fece una risata e rispose âcerto, il nostro obiettivo ĂŠ distrarre con la nostra imbarcazione i coinvogli di Khaled e degli Houti, accompagnati probabilmente da Hezbollah. Non sappiamo ancora quanti siano ma stimiamo sui 4/5. In seguito imbarcazioni europee di Stati alleati, bloccate da tempo dagli Houti, ci raggiungeranno sfondando le difese e ci aiuteranno a circondare gli uomini di Khaled e ad arrestare tutti quanti. Stiamiamo un operazione veloce, con la distruzione immediata delle imbarcazioni e il recupero dei ricercati. Allo stesso tempo ci assicureremo di liberare Samira.â
Avvicinandosi al ponte, videro i volti tesi dei loro uomini, o almeno di quelli rimasti dallâinizio dellâoperazione: agenti europei ed esperti mediorientali, tutti uomini in uniforme militare per preparsi alla battaglia, stivali lucidi, atteggiamento composto ma nervoso. Lâunica donna era Ava, lâex matrigna di Khaled, la quale alzò lo sguardo silenziosa. Era cambiata dai tempi in cui era sottomessa e maltrattata da parte di Nourredin. Ora era unâagente specializzato in proprio, aveva combattuto per lâIraq ed era stata allenata da Zin, la povera Curda uccisa da Khaled. I suoi capelli erano rimasti neri, lisci, pesanti, ma questa volta le trecce erano ordinate. I lievi segni erano andati via ed erano stati sostituiti da nuove cicatrici. La pelle era pulita e le labbra sottili si manifestavano in un leggero sorriso. Il fisico era migliorato e la muscolatura aumentata, i piedi erano rimasti larghi e duri con talloni ispessiti. Portava una tunica elegante, sotto alla quale aveva pantaloni femminili persiani. Freja la salutò con un bacio sulla guancia dicendo âgrazie per tutto, Ava. Le tue informazioni su Khaled sono fondamentali, sono entusiasta del fatto che ti unirai a noi per questa missioneâ Ava sorrise e rispose con voce ferma âtutto per arrestare quello stronzo. Magari avrò lâoccasione di staccargli io stessa le palle prima che vada in prigione.â âMettiti in fila bellaâ risposte Anahit.
Un momento carico di tensione e complicitĂ colpĂŹ le tre donne, Freja fece un cenno ad Anahit âandrĂ tutto bene, vedrai che le navi italiane, olandesi e spagnole arriveranno presto e questa parte finalmente finirĂ , passo per passo libereremo il Medio-Oriente e infine il mondo intero.â Accesero le radio, si sistemarono i caricatori e si prepararono a partire. Sul ponte, uomini in assetto e ordini lineari, Freja fece un sorriso guardando lâorizzonte e urlò âsi parte!â
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Nel punto predestinato nel bel mezzo del Mar Rosso il sole bruciava lâorizzonte sulle tre navi che accompagnavano Khaled verso lo scambio piĂš importante della sua vita. Lâuomo, elegante nonostante la tensione, controllava i telefoni satellitari e consultava mappe proiettate sul display tattico. Il suo vestito, una camicia bianca impeccabile, pantaloni beige e stivale corto. Aveva il volto tirato e faceva movimenti nervosi. Aveva con se tre imbarcazioni, il personale era misto: guardie private, membri di Hezbollah e membri mandati di supporto dal regime iraniano. Khaled si confrontava con loro. A bordo, Samira era vestita da vera donna islamica, abaya nera ricamata, velo sullo stesso tono che le accarezzava la pelle chiara. I suoi splendidi capelli erano completamente coperti. I suoi occhi, refrattari alla paura, restavano fissi verso lâorizzonte. Tarek camminava accanto, rigido, torto, lo sguardo basso, in attesa di un comando. Erano riusciti entrambi a salire sullâimbarcazione con Khaled e aspettavano di essere salvati.
Sul mare solcato spuntarono due imbarcazioni Houthi, filo spinato al vento. Si avvicinarono cautamente, le bandiere ondeggianti. Un sottile brontolio di motori e tensione politica si mescolarono. Il capitano Houti scese dalla propria imbarcazione, salendo su quella di Khaled e dirigendosi verso di lui disse âtutto secondo programma?â Khaled sussurrò con voce raggelante âsi, se hai i soldi posso lasciarti il carico, sono tempi difficili.â Il capitano della prima imbarcazione Houti indicò con il dito la seconda in arrivo e disse âsu quella nave ci sono le valigette con i tuoi soldi, tutti in contanti come richiesto. Finalmente con la tua tecnologia potremo abbattere gli infedeli israeliani e americani.â Khaled fece una faccia alquanto dubbiosa sulla possibilitĂ di sconfiggere le due superpotenze ma quello che rispose fu âcertoâŚâ in seguito si rivolse verso Tarek e altre due guardie private âandate a prendere il carico.â Le altre due, rispettivamente di Hezbollah e dellâIran, stavano a controllare che tutto andasse per il verso giusto.
Un secondo membro degli Houthi salĂŹ a bordo della nave di Khaled. Era un uomo sulla trentina, tarchiato, pelle scura come il catrame, una barba incolta che sembrava arruffata da settimane di mare, occhi piccoli e sporgenti, portava una maglia militare sporca di olio, i pantaloni rattoppati e una fondina legata con lo spago. Sputò sul ponte e si avvicinò con un sorriso storto âbella la tua mogliettina, Khaled. Speriamo che il carbone tra i veli non prenda fuoco. Ă quella ragazzina che vedo sempre con il velo sui social a fare video, ha davvero un talento. Con questo caldo lâhai proprio vestita, hai un fetish per il sudore?â Poi si girò verso Samira e con tono ancora piĂš beffardo aggiunse âehy tu, principessa del Corano... ma non era meglio se stavi a casa a lavare i piedi a tuo marito?â Khaled aggrottò la fronte, ma non disse nulla. Samira lo ignorò, mantenne lo sguardo fisso nel vuoto, pensava però che effettivamente i piedi le stavano sudando molto e che le sarebbe piaciuto strizzare tutto il liquido puzzolente direttamente nella gola di questo stronzo. In seguito chiuse gli occhi un istante pensando âFreja, Anahit⌠vi prego. Non mi avete abbandonata. Non ora. Vi pregoâŚâ Il cuore le batteva in gola. Sentiva il sudore tra le scapole, sotto lâabaya. âResisti. Tieni duro. Ancora poco.â
Il tizio Houti maleducato si girò verso Khaled âscendo anche io a controllare con i tuoi uomini il carico. Non è che poi ci rifilate un barile vuoto, eh?â Khaled, esausto, fece un cenno con la mano âvai con loro loro.â Lâuomo, non ancora soddisfatto, si voltò di nuovo verso Samira âe tu che fai, velata? Vieni anche tu a farci compagnia o resti a pregare?â Samira trasalĂŹ, ma non mosse un muscolo. Khaled, rassegnato, disse âvai anche tu, muovetevi, non abbiamo troppo tempo.â La ragazza si alzò, gli occhi in fiamme. Si avviò insieme a Tarek, al miliziano Houthi e due guardie scelte di Khaled verso la stiva. Le scale metalliche scricchiolavano sotto i loro passi. Il carico era lĂŹ. Contenitori blindati, codici, interruttori digitali. I droni stealth dormivano nei loro gusci. Un silenzio irreale.
Allâimprovviso si sentĂŹ un fischio nellâaria e poi, BOOM. Unâesplosione squarciò il silenzio e la seconda nave Houthi, quella senza i soldi, esplose in mille frammenti. Un rogo improvviso, carne, metallo, urla inghiottite dalla deflagrazione. La scossa fece tremare anche la nave di Khaled. Tutti sussultarono. Nemmeno il tempo di realizzare che si sentĂŹ un secondo fischio e subito dopo, altro BOOM. Questa volta toccò alla terza nave di Khaled: quella carica di tecnici iraniani. Colpita lateralmente, prese fuoco, inclinandosi su un fianco. Alcuni uomini riuscirono a saltare a mare e a rifugiarsi a nuoto o con le scialuppe sulle navi vicine, le urla dei feriti si mescolavano ai comandi urlati. Khaled perse la calma e urlò âDIFESA ATTIVA! ORA!â Il capitano Houthi, fuori di sĂŠ disse âCHI CI STA COLPENDO?! ERA QUESTO IL TUO PIANO, KHALED?!â Si girò con uno sguardo da demonio verso il capitano e rispose ânon sono io, idiota!â Entrambi urlarono alle rispettive navi di attivare le contromisure. La nave Houthi con i soldi, quella di Hezbollah e la nave madre di Khaled si prepararono a reagire. I sistemi difensivi si sollevarono: missili anti-aerei, flare, scudi radar, neutralizzando cosĂŹ i nuovi attacchi.
Dal nulla, emerse una nave senza bandiera. Sul ponte, Freja al comando, ai suoi lati, Anahit e Ava, attorno uomini armati. Le radio si accessero âqui nave 07, comando operativo Europa. Stiamo riducendo la minaccia. A breve saremo affiancati da flotte italiane, olandesi e spagnole. Obiettivo: distruggere Hezbollah, catturare i ricercati e comprendere lâentitĂ del caricoâ Ava, controllando la console disse allâequipaggio âla nave Houthi con i soldi è intatta. La nave madre ha Samira e Khaled. Non sparate su quelle. Ripeto, non sparate.â
Nel frattempo, dopo lâesplosione, nel sottocoperta della nave di Khaled si creò il panico. Il miliziano Houthi si girò di scatto urlando âMA CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?!â Guardò Tarek con occhi sospettosi ânon è che il vostro padrone ci vuole fregare?! Vuole fottersi i soldi e lasciarci in mare?!â Tarek tentò di calmarlo ânessuno ti sta fregando. Ă un attacco imprevisto, perfavore stai calmo.â Ma lâuomo era fuori controllo. Estrasse il coltello, urlò come un animale, e sgozzò una delle due guardie davanti a loro. Samuea urlò e la seconda guardia tentò di estrarre lâarma, ma fu troppo lenta, venendo pugnalata al cuore dal pazzo. In seguito si voltò verso Tarek e Samira âadesso mi dite subito che cazzo sta succedendo, altrimenti farete la fine loro.â Tarek indietreggiò, non aveva armi. Samira lo fissò negli occhi âdevo pensare, devo pensare. Non possiamo morire qui.â
Sopra, il capitano Houthi era in preda al panico ânon riusciamo a capire di che stato sia la nave nemica, cosa facciamo?â Khaled sbattĂŠ un pugno sulla console, dicendo âadesso ci liberiamo di quella cazzo di nave! Attivate i missili e fate fuoco!â Le bocche da fuoco si sollevarono mentre Freja dalla sua posizione guardava i movimenti âci stanno puntandoâ, Anahit rispose âgli alleati saranno qui tra pochi minuti, nel frattempo dobbiamo resistere e distrarli, cercando di avvicinarci sempre di piĂš.â Il mare divenne un inferno.
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I colpi dei cannoni esplosero attorno alla nave senza bandiera. Lâacciaio vibrava sotto i piedi, frammenti di ponte schizzavano in aria. Freja si teneva salda al parapetto, il vento le sferzava il volto, gli occhi fissi sullâorizzonte come se non esistesse altro. Anahit si piegò sul corpo di uno dei soldati colpiti, ancora in vita. Sangue sul collo, gorgoglii di dolore. Ava lo guardò e poi gridò âResisti fratello!â Tre esplosioni scuoterono i fianchi della nave. Due uomini in torretta vennero sbalzati giĂš in mare, e un terzo crollò con un buco nel petto. Il caos era totale, gli uomini stavano rimanendo feriti o uccisi, eppure la nave di Freja continuava ad avanzare indomita.
Fu allora che, tra le nebbie del fumo e delle onde alte, comparvero le navi alleate. La prima, batteva bandiera italiana, era un cacciatorpediniere di nuova generazione. La prua tagliava il mare come una lama. Sul ponte si scorgevano decine di militari in assetto operativo, uomini e donne, occhi scuri dietro le visiere. Tra loro, una giovane soldatessa italiana con un caschetto di capelli castani raccolti, lineamenti scolpiti come una statua romana, altezza media, attirava lo sguardo, aveva un portamento fiero, occhi glaciali, e il volto coperto solo da una sottile maschera balistica. Il suo nome, inciso sulla pettorina, era Tenente Laura Bianchi. La seconda nave, olandese, era una fregata slanciata, grigia, con le torrette in posizione difensiva e una lunga fila di marine a prua. Anche qui, spiccava una figura femminile: capelli biondi cortissimi, occhi verdi come acqua del Nord, mascella tesa e postura eretta. Il suo mitra pendeva con sicurezza sul petto. Era Caporale Noor Van Dijk, ex commando riconvertita allâantiterrorismo navale. La terza, la nave spagnola, era piĂš imponente e vecchio stile, con lamiere scolpite e una verniciatura rossa sulle torrette. LĂŹ sopra, il fuoco iniziò per primo, una salva di razzi partĂŹ come risposta ai colpi delle navi di Khaled. A quel punto Freja prese il megafono. La sua voce rimbombò sullâacqua âQUI NAVE 07 DELLâOPERAZIONE OMEGA! KHALED AL-KARIM, SEI IN STATO DâARRESTO AI SENSI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE. CONSEGNATI SUBITO INSIEME AI TUOI COMPLICI E VERRAI PROCESSATO. NON CâĂ VIA DI FUGA!â Pochi istanti dopo, unâaltra voce al megafono, era Ava, fredda e tagliente âciao Khaled⌠ti ricordi di me? Spero che tu abbia tenuto le palle in caldo, perchĂŠ vengo a staccartele col coltello curdo che Zin mi ha lasciato!â Le risate su alcune navi europee coprirono per un istante il rumore della guerra. Ma Khaled, sulla plancia, impazzĂŹ. Il volto contratto in una maschera di rabbia âfanculo⌠è finita, dite? No, adesso vi faccio vedere la mia arma finale.â Scese sotto coperta, con passi pesanti, lasciandosi dietro fumo e sangue.
Nel ventre della nave, Samira era immobile. Lâaria era spessa, tossica. Il corpo le tremava, mentre il cuore batteva come tamburo di guerra. Con mani decise iniziò a spogliarsi, sfilò il velo con lentezza, poi lâabaya, lasciandola cadere come una vecchia pelle. Rimase con un reggiseno in pizzo nero e mutandine coordinate, la pelle chiara e vellutata, il corpo definito ma morbido, curato come quello di una regina in esilio. Nulla piĂš da nascondere, il suo corpo, finalmente libero, non era piĂš un simbolo sottomesso, ma una lama nuda, pronta a colpire. Il miliziano Houthi la fissò, confuso chiede âche cazzo fai, non occorre⌠non è uno spettacolo. Oppure vuoi che con il mio cazzo ti trapassi quella figa dorata fino a farti piangere eh?â Si avvicinò, la voce roca, il coltello tremante in mano âora con questo ti taglio il reggiseno e poi le tette, vediamo se il tuo Dio ti salva.â In quel momento, Tarek lo colpĂŹ con un pugno diretto al volto, nonostante ciò il miliziano gli afferrò il braccio, strappandogli la carne con un coltellata netta e facendo urlare Tarek. Samira scattò, non aveva mai combattuto ma sapeva che se non lâavesse fatto sarebbe morta. Con un grido soffocato colpĂŹ lo Houthi con un calcio diretto ai testicoli, secco, preciso. Il miliziano barcollò, cadendo contro una cassa e facendo volare via il coltello. Il soldato cercò di rialzarsi, ansimando, ma Samira sapeva che per sopravvivere non avrebbe potuto dargli tregua. Con il corpo ancora scosso dallâadrenalina, il reggiseno sudato e i capelli sciolti come un manto selvaggio si avvicinò allâuomo che stava cercando di rotolare via. Lo fermò con un colpo violento allâinguine del suo piedino nudo, perfetto, curato, un arco elegante e compatto, lâunghia leggermente smaltata. Quel piede, simbolo di sensualitĂ e fragilitĂ agli occhi distorti del maschilismo, ora era unâarma, un sigillo di potere. Lei sibilò âadesso vedi cosa può fare una donna liberaâŚâ Continuò a colpirlo, con colpi rapidi e precisi, tallone e pianta alternati, le palle stavano prendendo la forma di quel divino piede. Con lâaltro iniziò a tirare pestoni in faccia, esclamando âspero ti piaccia il sudore.â Con non si sa quale forza il membro Houti riuscĂŹ ad afferrarle il piede e a ribaltarla in terra, montandole addosso, Samira sentiva il suo odore disgustoso. Lui faceva pressione sulle costole della ragazza finchĂŠ Tarek non gli tirò una ginocchiata, mentre il miliziano era a terra Samira prese il coltello, pugnalò prima le sue palle, mentre lâuomo ulrava dal dolore, lei lasciò un grosso scaracchio nella sua bocca aperta, per poi finirlo tagliandoli la gola.
Mentre il corpo cadeva, Khaled entrò. Si fermò, osservando la scena intorno a lui: Samira in reggiseno, il sangue, Tarek ferito, i suoi due uomini e il miliziano Houti morti. Esclamò âTraditori⌠MALEDETTI TRADITORI!â SamirĂ disperata urlò ânon ĂŠ come pensi!â Con uno schiaffo Khaled la rovesciò a terra e le disse âZITTA!â Altre guardie scesero e legarono sia Tarek che Samira. Poi Khaled si voltò verso i droni nelle scatole pensando âbene. Se io devo affondare, mi porto tutti con me.â Khaled attivò la console. Alcuni droni neri, lucidi come insetti alieni, si sollevarono. Le luci rosse sui loro gusci iniziarono a lampeggiare e in pochi secondi, si lanciarono in aria. Un missile colpĂŹ in pieno la nave olandese. La prua si alzò come una balena ferita, uomini e donne vennero catapultati fuori bordo. Noor, la soldatessa, fu tra i pochi a lanciarsi in mare in tempo. Un secondo drone distrusse la torretta della nave spagnola, decimando la squadra dâassalto. Sulla nave italiana, Laura ordinò il fuoco di sbarramento, ma era chiaro: stavano perdendo uomini preziosi.
Sul ponte della nave madre di Khaled, intanto, iniziava il caos. La squadra di Freja lanciava funi verso la nave. Ava guidava lo scontro, fucile in pugno. Lâarmena fu la prima a salire sulla nave nemica, pistola automatica in pugno, le ginocchia che si piegavano con grazia mortale, mentre colpiva e abbatteva due agenti di Hezbollah. Il primo fu colpito nettamente prima alle palle e poi in fronte. Il secondo fu abbastanza veloce ad arrivare a scontrarsi con Anahit corpo a corpo. Lui provò a disarmarla e lei rispose con una ginocchiata piena nei testicoli, mentre lâuomo soffriva lei disse con un dito sulla sua bocca âshhhâ e poi tirò una puntata talmente forte alle sue palle che le sentĂŹ esplodere.
Dietro di lei salivano gli agenti europei e medio-orientali, alcuni feriti, altri guidati solo dal puro istinto di sopravvivenza. Sul ponte, Freja finalmente salĂŹ, non era elegante come al solito. Indossava una tuta tecnica da assalto scura, elasticizzata, con il giubbotto tattico sopra, gli stivaletti militari e i capelli legati stretti dietro la nuca. Niente rossetto, niente charme. Solo fredda, splendida determinazione scandinava. Il suo fisico era perfetto e il culo e le tette da donna in perfetta etĂ risaltavano in mezzo alla battaglia. Fu in quel momento che Khaled la vide. âTU!â urlò, sputando rabbia âeri quella giornalista! Quella stronza nordicaâŚâ Freja fece un mezzo sorriso, glaciale dicendo âsĂŹ, sono venuta a chiudere lâintervista.â La danese sapeva che non poteva ucciderlo quindi doveva assolutamente escogitare un piano per catturarlo, peccato che Khaled non era affatto semplice, come un dragone si lanciò verso di lei e lanciò un pugno micidiale che Freja riuscĂŹ ad evitare a malapena, non ebbe il tempo di rendersene conto che Khaled se ne uscĂŹ con un calcio che sfiorò la gamba di Freja, creando una bruciatura sulla pelle. In quellâesatto momento un drone si avvicinò a lei e con rapiditĂ fulminea sparò verso lâalto, colpendolo e disintegrandolo in mille pezzi. Il nemico si lanciò tirandole un pugno in pieno petto ma lei riuscĂŹ a reagire con una mossa di gambe e un calcio micidiale nelle palle. Nel frattempo arrivò Ava a coprirle le spalle, prese Khaled alla sprovvista sta dietro e infilò la sua mano direttamente sulle sue palle, iniziando a stringere fortissimo in una morsa. A lui vennero in mente tutti gli incubi del passato mentre sussurrava âKhaled, bello! Giuro che oggi ti faccio saltare le palle come due chicchi d'uva in una morsa da officina!â Lui riuscĂŹ a liberarsi prima di svenire dal dolore, ribaltando la nemica in terra. In seguito si allontanò dalle due avversarie ringhiando âfottetevi!â In una situazione simile sapeva che non gli era possibile vincere quindi fece ragionare il suo cervello optando per la cosa piĂš intelligente, infatti chiamò due dei suoi uomini e battĂŠ in ritirata. Ava e Freja si scambiarono unâocchiata. âUno a testa?â chiese Freja. âIo farei un poâ un mixâ rispose Ava. Freja si lanciò sul primo uomo con la precisione di un falco, il duo ginocchio si mosse in un movimento fulmineo e colpĂŹ lâinguine del primo uomo che si piegò in due tenendosi le gonadi. Ava si mosse come un'ombra alle spalle dellâuomo, il suo stivale da combattimento si sollevò per conficcarsi brutalmente nello scroto giĂ martoriato, sentendo un âplokâ. Ava piegò il mercenario all'indietro, le sue treccine scivolarono come lumache lungo il collo sudato âsai cosa fanno queste trecce quando si avvolgono intorno alle palle di un uomo?â sibilò nell'orecchio dell'uomo, la voce un misto di miele e veleno âprima si stringono... poi tirano... fino a sentire quel delizioso pop.â Lâaltro uomo provò ad attaccare lâiraniana dal dietro ma lei senza neanche guardarlo, sentendo semplicemente il calore in vicinanza, sganciò una tallonata nei suoi testicoli con un suono potentissimo schiacciandoli contro il bacino. Lâuomo indietreggio con il respiro spezzato e Freja si gettò contro di lui, il quale sollevò un ginocchio per proteggersi, ma lei sfruttando il movimento, serrò la mano a martello come se fosse acciaio e abbattĂŠ un colpo devastante dallâalto verso il basso colpendo lâintero perineo dellâuomo. Prima che i mercenari potessero reagire Freja e Ava tirarono un doppio calcio nei testicoli prima ad uno e poi allâaltro, facendoli svenire definitivamente.
Anahit aprĂŹ la porta della stiva con un calcio, prima ci fu un rumore sordo, poi vide Samira e Tarek, legati e coperti di sangue e disse âfanculo, eccovi.â In quel momento piombò dietro di lui un uomo di Khaled. Provò a spararli ma i colpi della pistola finirono e notò di aver perso il caricatore âmerda, mi tocca fare corpo a corpoâ, lâuomo la raggiunse saltandole addosso e lei reagĂŹ afferrandoli il collo con un braccio, mentre con lâaltra mano affondò il palmo direttamente sulla sua faccia, costringendolo a piegarsi in avanti, approfittando del momento sollevò il ginocchio con tutta la forza che aveva e lo colpĂŹ ai al testicolo destro. Con un movimento rapido, afferrò la pistola scarica ancora nella sua fondina e la impugnò per il calcio, poi la scagliò come una mazza contro il testicolo sinistro, raggiungendo i dolori del gemello. Anahit lo finĂŹ con un calcio in pancia mentre strisciava e disse âi tuoi testicoli adesso saranno una polpa violacea pronta a scoppiettare.â Una volta concluso lo scontro aprĂŹ uno zaino ci infilò dentro uno dei droni, mettendolo in spalla, il loro valore strategico era troppo alto per lasciarlo lĂŹ. Subito dopo slegò Samira, mezza nuda e insanguinata. Lei abbracciò lâarmena con una forza disperata, dicendo con emozione âpensavo che... mi avreste lasciata...â, âStai zittaâ sibilò Anahit con un ghigno. âOra si combatte.â In seguito slegò anche Tarek e fasciò il suo braccio ferito.
âââââââââââââââââââââââââââ
Ava: https://imgbox.com/ZDKBLCEW
Laura Bianchi: https://imgbox.com/oxNsUPac
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