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Chapter 30 by Esseremicidiale02
Capitolo 30
Tensione
Amina era a terra, distesa sul fianco, le braccia strette dalla moglie di Ali. Il corpo le bruciava, la bocca era impastata, il respiro corto, ma il cervello, quello era ancora attivo. Ali parlava al telefono, il volto disteso in una maschera d’orgoglio “Mustafa, sì… te l’ho detto: è lei,” Amina sentì la rabbia aumentare sentendo quel maledetto nome, nel frattempo l’uomo continuava a parlare “esattamente, la Volpe del Deserto é bloccata da mia moglie Maha e mio figlio Bilal, visto non é così indistruttibile come dici… sì, lo so che la vuoi viva. Stiamo aspettando la tua squadra.” Riattaccò e si volto verso la Beduina con un sorriso “presto arriverà un tuo vecchio conoscente, ha detto che ti saluta e che manca poco al prossimo ‘ricongiungimento’. Non so cosa significhi ma mi dispiace per te.” Lei chiuse gli occhi, pensando intensamente “Spirita della Notte, dammi la forza per avere ancora una possibilità, non lasciarmi crollare qui.” Bilal, il figlio maggiore, manteneva la pistola puntata su di lei con freddezza “non ti muovere o giuro che ti sparo ad una gamba.”
Intanto, nel seminterrato, con aria densa e soffocante, David era sempre legato. Il sudore gli colava lungo tutto il corpo, si chiedeva che cosa ne stavano facendo su di Amina. Questa volta sarebbe stato lui a salvarla, doveva solo trovare il modo di liberarsi. Aveva imparato molto dalla compagna beduina in questi mesi e adesso era pronto a tutto. I occhi puntavano Rania e Yasmin, che ora discutevano tra loro. La sorella maggiore sbottò “lasciatemelo torturare, nessuno farà grosse domande se questo soldato perde i suoi organi riproduttivi. Yasmin ribatté “sorellona io sono d’accordo con te ma cosa dirà papà se poi per sbaglio facciamo lui troppo male?” Wilad, il fratello minore, continuava a tenere una mano nervosa sulla tempia e a rimanere in silenzio. Rania, esasperata dall’attesa e infetta da sadismo, si avvicinò al prigioniero e gli strappò il bavaglio con un gesto secco, lui tossì e lei proseguì ad abbassarli pantaloni e mutande, lasciandolo a genitali nudi. Con l’unghia del dito iniziò a tintinnarli il pene e disse “il tuo cazzetto circonciso adesso si deve preparare al peggio.” David rispose con un sorrisetto, pensando “sono abituato alle **** Beduine, mettimi alla prova.” Rania gli afferrò i testicoli con una presa da persona che passa giornate a fare spremute di limoni a mani nude, le sue dita ossute si serrarono come artigli. Con un movimento improvviso, sollevò un ginocchio e lo sbatté contro lo scroto con un colpo secco, il tessuto dell’abaya accompagnò l’impatto, il suono del tonfo fece eco nel seminterrato. David sbarrò gli occhi, un guizzo di dolore gli attraversò il ventre, ma nonostante tutto il sorriso non gli morì sulle labbra. In seguito iniziò a cercare una via d’uscita con gli occhi e individuò un modo. Al momento però doveva fronteggiare il problema immediato, ovvero i vari colpi. La sorella maggiore ci andò giù pesante di nuovo, questa volta con il pugno chiuso, schiacciando la carne sensibile tra le gambe di David con la precisione crudele. Le nocche delle sue dita provocarono un fremito involontario nei muscoli tesi del soldato. Quando lei ritrasse il pugno dalla pelle dei coglioni gocciolanti e arrosati, lui parlò con tono calmo e fermo, in un arabo sorprendemente fluido “Hamas si sbarezzerà di voi non appena potrà, non contate niente per loro.” Ci fu un momento di quiete, Rania sbatté le palpebre, confusa, Yasmin si irrigidì e Wilad incredulo disse “tu… parli molto bene l’arabo.” David rispose con sguardo glaciale “probabilmente meglio di quanto parliate voi l’ebraico”. Yasmin si scagliò in avanti con la rapidità di un gatto selvatico, afferrando la sorella per un braccio e trascinandola indietro con forza inaspettata, ringhiando “non permetterò che questo essere continui ad insultarci.” Il suo piedino sinistro si sollevò con estrema velocità di punta, schiantandosi contro lo scroto di David con un rumore di carne percossa. Appoggiò la pianta sporca di polvere, adagiandola sulle palle tese come un guanto di piombo, poi con movimenti metodici per studiare l’agonia iniziò a tirare una raffica sia a destra che a sinistra di altri calci. L'unghia dell'alluce, scheggiata e nera di terra, trovò il punto esatto tra i testicoli e vi si incuneò con un movimento a vite. Visto che non si sarebbe fermata Walid corse da lei bloccandola e dicendo “basta Yasmin, così lo rovini.” “Esatto basta Yasmin, lo voglio castrare io” ribatté la sorella maggiore. David ne approfittò dello scompiglio familiare, con un colpo secco della spalla, fece scattare il polso sinistro, spingendolo contro un chiodo arrugginito a lato del muro. Il dolore fu lacerante, ma il bracciale saltò. Con un secondo movimento, si liberò la mano destra, urli di dolore li fuggirono per la gola ma era libero.
Dal piano di sopra tutti si girarono di scatto verso l’urlo arrivato da sotto e Amina, anche senza energie colse l’occasione, piena di forza di volontà. Tirò una testata a Maha, la quale si chinò lasciando la presa, e spazzò la pistola di Bilal contro la parete con un calcio roteante inaspettato. Ali era spiazzato da ciò che stava accadendo, Maha si stava tenendo il naso sanguinante e Bilal si tirò con forza contro Amina cercando di catturarla con le sue lunghe braccia. La beduina con la poca carica in corpo pregò a se stessa “Al-Uzza, dammi la forza per prevalere anche oggi.” Mentre Bilal si sbilanciò in avanti, lei sfruttò quel millisecondo di esposizione e il suo piede destro si sollevò in un calcio ascendente, centrando pienamente i testicoli con le punte dei suoi sandali. Il calcio fu accompagnato da un gemito strozzato che uscì dalla gola dell’aggressore, il quale sembrava aver appena subito contro il basso ventre la forza di una dea e di tutta una generazione di guerriere divine.
Nel seminterrato Wilad cercò di bloccare David ma lui lo spinse via con la spalla, salendo di corsa le scale. Rania urlò “noooo”, con un balzo contorse le sue dita ossute e magre come artigli intorno alle palle nude di David. Stringendo le unghie corte ma aguzze iniziarono a strappare via strisce di epidermide. David in mezzo alle scale e preso dal panico iniziò a tirarle dei calci in faccia, ma più provava e più le sue gonadi si tracciavano di fila di sangue denso. Il quinto calcio la prese in pieno mento, facendola precipitare. Vista la forte stretta Rania si portò dietro di sé un pezzo di pelle pallida e sanguinante. David sentiva il polso slogato e l’intero osso pubico in fiamme ma l’adrenalina lo fece arrivare al piano terra dove si trovava Amina.
David spalancò la porta dal piano di sotto con un grosso tonfo, Amina, anche se abituata, rimase scioccata nel vederlo strisciare mezzo nudo con stile goffo. Ignorò la situazione e urlò disperata “David, su quel comodino si trova una radio! Prendila e stabilisci un contatto con Yael! Mustafa e i suoi uomini stanno arrivando” Era praticamente sfinita e pensava di lasciarsi crollare a terra, ma la sua performarce non era ancora arrivata alla fine. Ali si lanciò con furia verso la pistola a terra, l’aveva quasi presa quando dal basso arrivò un grido di vendetta. La ragazza beduina aveva chiuso le dita della mano sinistra in un pugno carico di vendetta e con un colpo rapido, invisibile e letale prese in pieno entrambi i suoi testicoli, sentendoseli appiattire sotto le nocche. L’uomo gridò dal dolore cadendo di schiena e lei ne approfittò per tirarsi sopra la pistola, le tette intorno al metallo. Ormai non avrebbe avuto le forze nemmeno per sollevarla o sparare ma buttandocisi di peso avrebbe sicuramente rallentato gli avversari nello strappargliela.
David si stava gettando sulla radio, ma Maha, ripresa dal sangue che stillava dalle narici fracassate, scattò in avanti come una furia. Le sue ciabatte di gomma bianca, consumate ma ancora letali, sibilarono nell'aria con un fischio acuto prima di schiantarsi contro l'inguine già straziato dell’Israeliano con la precisione di un martello da macellaio. Mentre il peso completo del corpo della donna si scaricava in quel punto, la tomaia della ciabatta iniziò a tingersi leggermente di rosso, lasciando la sua forma a zigzag sui testicoli dell’uomo. David in quell’esatto momento ebbe una convulsione e iniziò a vedere gli angeli, pronto ad arrendersi. La palpebra stava per cedere allo svenimento, fin quando il suo cervello non si fermò su due immagini: la prima era su Amina, la quale nelle mani di Hamas probabilmente sarebbe stata umiliata e violentata per tutto il resto della vita, perdendo così la sua libertà; la seconda sui suoi colleghi militari, in particolare Yael, uccisi in questa inutile guerra nella quale stavano commettendo a tutti gli effetti un genocidio. Se fosse morto non sarebbe più riuscito a salutarli. Tornato con la mente al mondo reale, fece un piccolo sorriso guardando Asha e afferrandole la gamba con le mani. Sudando freddo e con un espressione incredula la donna riuscì solo a sospirare “non é possibile.” David emise un urlo forte come non aveva mai fatto in vita sua, prima colpì la gamba della donna con il gomito e dopo la fece svenire con un pugno al volto, dal quale saltò un dente.
Con il fiatone erano arrivati anche Wilad, Rania e Yasmin. I tre ragazzi provarono a raggiungere David ma ormai era troppo tardi, aveva preso la radio e una volta individuata una stanza libera ci si era lanciato dentro, chiudendo la porta a chiave dietro di se. Colpivano fortissimo la porta con pugni e vari oggetti che avevano trovato intorno. “Apri questa cazzo di porta, Israeliano!” urlava Wilad. “Giuro che prendo le tue palle e le comprimo fino a farle diventare piatte” sibilava Rania. “Io vorrei starci talmente tanto seduta da farli prendere la forma delle chiappette” disse Yasmin con voce più bassa. David da dentro la stanza, con le sue competenze tecnico-informatiche, riuscì a far partire la connessione, dopo qualche secondo di attesa, magicamente, Yael rispose “novità?” A David scese una lacrima solo a sentire nuovamente la voce autoritaria della sua collega. Poi disse “Yael, sono David, siamo finiti in una situazione del cazzo, devi salvarci. Non ho molto tempo per spiegarti tutto ma dove diavolo eri finita.” Yael, si alzò immediatamente dalla sua scrivania appena compreso il pericolo e rispose “scusami, ho avuto molto da fare e ti ho lasciato per tanto tempo a te stesso, sono successe tante cose…” anche Ali si era alzato e adesso stavano davvero per sfondare la porta. David, con voce profonda ma fiera disse “Yael, mi manca poco tempo. Tra pochissimo sfonderanno la porta e i terroristi di Hamas verranno a prendere me e Amina. Hai le coordinato della zona, non so dove ci porteranno ma se farete in fretta forse riuscirete a trovarci prima che ci imprigionino o uccidano. So che tra questi c’é anche Mustafa…” non riuscì a finire la frase, la porta venne sfondata e Ali urlò “prendetelo.” Rania con uno sguardo di puro odio tirò una forte tallonata alle sue palle e Wilad con un colpo al viso lo mise KO.
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La connessione si interruppe, Yael, nella sua base, strinse i pugni sentendosi in colpa per tutto quanto. Aveva lasciato David per mesi in mezzo al deserto insieme ad una pericolossissima criminale, tra la fame, i bombardamenti e le grinfie dei terroristi. Lei invece era stata troppo occupata per rispondere alle altre frequenze, prima a rimuginare la missione fallita nel bunker di Hamas, in seguito a piangere la morte del padre. Era tornata da non molto nei ranghi dell’esercito e adesso si ritrovava con una medaglia da Sergente, questa volta davvero non a causa della sua meritocrazia ma perché era semplicemente “una quota rosa popolare”, imposta da quel genocida del loro Capo di Governo. Si tirò su, i suoi capelli ben ordinati nella coda, non poteva permettere di creare ulteriori danni a quelli che aveva già creato, doveva trovare un modo per salvare David e Amina. Il problema era come… non poteva di certo dire ad Abramov che per tutto questo tempo aveva avuto la possibilità di stabilire un contatto con un uomo che avevano dato per disperso, anche parlare del patto con Amina era fuori questione. Più il tempo passava e più calavano le possibilità di sopravvivenza, così decise di agire direttamente.
Lo studio del generale Abramov era buio, l’uomo era seduto dietro alla scrivania con imponenza “Sergente Ben-Abi, entra. Cosa diavolo vuoi?” Lei fece un respiro profondo, poi disse “ho appena ricevuto una trasmissione instabile su una frequenza secondaria. La sorgente sembra compatibile con la zona a Sud della Striscia, fuori da Rafah.” Abramov si raddrizzò con uno sguardo curioso escalamando “e?” Yael riprese “conteneva un codice particolare, lo utilizzavamo io e il soldato David Shimon nelle precedenti missioni che abbiamo fatto insieme…” “non pensavo foste così in intimità” borbottò Abramov. “Generale,” continuò Yael “da quello che ho potuto interpretare David in questo momento si potrebbe trovare in grave pericolo…abbiamo il dovere di salvarlo…” Il generale tamburellò le dita sul legno “ti rendi conto che potrebbe essere una trappola, che ci sono troppe poche informazioni? Non ho voglia di stare dietro ad una delle tue lamentele.” Yael stava venendo messa alla prova, ma poi le venne un’ideona “sul campo dovrebbe essere presente anche Mustafa Al-Khatib, uno dei leader di Hamas, quello che non siamo riusciti a catturare durante una delle nostre ultime missioni.” Abramov al solo pronunciarsi di quel nome si alzò con sguardo gelido, le mani dietro la schiena. Rimase in silenzio per cinque secondi che sembrarono ore. Poi, girandosi lentamente verso di lei, chiese “se ti do il permesso, ti assumi la piena responsabilità di questa missione? Sei pronta a scommettere il tuo grado, la tua carriera e la tua credibilità su questo?” La ragazza fece un passo avanti. “Sì, signore. Se mi sbaglio, lo scriva pure nel mio fascicolo. Ma se non agiamo ora… perderemo un altro ostaggio, questa volta del nostro battaglione.”
In meno di venti minuti, Yael aveva ottenuto l’approvazione per un’unità ridotta a 7 operatori, compresa lei. Missione ufficiale, check rapido della zona, recupero ostaggio e cattura di Mustafa Al-Khatib. La squadra era composta da: Sergente Yael Ben-Abi, comandante sul campo; Sergente Yuval Cohen, uomo presente in missione solo perché fedele ad Abramov e suo rappresentante; Caporale Ben-Zvi, cecchino della squadra; Doron, specialista in demolizioni e infiltrazione; Naama, esperta in comunicazioni e crittografia; Dafna, medica da campo, sangue freddo; infine Elior, comandante dell’elicottero. Il Generale, nonostante la voglia di uccidere quel bastardo di Mustafa, decise che per lui era meglio rimanere alla base senza sottoporsi ad ulteriori pericoli, soprattutto se su iniziativa di quella maledetta donna.
Nella squadra erano tutti vestiti in assetto leggero notturno, tute nere da infiltrazione urbana, stivali da ricognizione, radio a circuito chiuso. L’elicottero partì dal campo militare, avrebbero utilizzato quello finché viaggiavano nel campo sicuro, arrivati nella zona più vicina all’arrivo si sarebbero invece mossi in jeep e auto corazzate per non sottoporsi a pericoli di antiaerei. Yael aveva convinto Naama, sua amica, a non registrare il volo in archivio. Dafna, con i capelli castani a frangetta, si avvicinò a Ben-Zvi, appoggiando una mano sulla sua spalla e chiedendo con le sue grosse labbra “caporale, da quanto tempo! Come sta la pallina?” Ben-zvi inizialmente non rispose ma la ragazza continuò ad insistere, punzecchiandoli con l’unghia la monopalla “su dai, del resto sono stata io a curarti insieme a Noa, impedendo che il tuo unico testicolo rimanente non andasse a suicidarsi.” Yael appoggiò lo stivale sulla palla di Ben spiaccicandola contro il sedile, per poi dire “la tua collega é preoccupata per te e ti ha fatto una domanda, perché non rispondi?” Ben preso dal dolore sbroccò “tutto bene, é in perfetta forma, ti ringrazio per l’assistenza che mi hai dato tempo fa!” Yael si stava divertendo e questo era sicuramente il modo più semplice per scaricare lo stress della tensione “e invece cosa ne pensi del fatto che anche questa volta la missione della quale sei soldato é comandata da una donna.” Ben non rispose e Yael continuò a premere finché non venne fermata da Yuval “Sergente Ben-Abi fermati immediatamente, non permetterò che in questa missione una donna alzi così tanto la voce, Abramov ha affidato a me il controllo di tutte voi sgualdri…” non finì la frase perché Yael tirò lui un calcio a frustata ai suoi testicoli centrandoli in pieno. L’uomo, sui trenta anni, anche molto alto e con un fisico slim-fit muscoloso, cadde immediatamente a terra piegato sulle ginocchia dal potente colpo ricevuto, facendo il verso “ouch.” Yael, con un dito sulle labbra e occhi giocosi disse “Naama, potresti aiutare il caporale qui presente ad alzarsi che devo rimembrargli chi comanda ufficialmente la missione.” Naama era una ragazza di 24 anni, di etnia ebrea mizrahi, con capelli castano chiari, lisci e tagliati a caschetto allineato alla mandibola. I suoi occhi color nocciola, caldi e intensi, con ciglia spesse che ne accentuavano lo sguardo attento. Il viso rotondo, con zigomi pieni, un naso leggermente aquilino e labbra ben delineate, la pelle olivastra, con un tono uniforme e luminoso, il fisico compatto e atletico, con spalle leggermente larghe, alta 1.68. Si diresse ad alzare Yuval tenendolo per le braccia e Yael scattò in avanti tirandogli una ginocchiata a rotazione, amplificando la potenza di impatto sui suoi gioielli di famiglia. Yael con sguardo demoniaco lo fissò e iniziò a dire “vedi, se io adesso volessi potrei torcerti uno dei due testicoli, fino a far smettere di far funzionare le tue ‘competenze virili’. Imploreresti a terra mentre respiri polvere e chiederesti scusa a ogni donna che hai ignorato nella tua patetica esistenza.” Poi si girò verso Dafna “per altro abbiamo una medica, sai che lei sa tagliare con precisione millimetrica? I tuoi tessuti dei genitali potrebbero aprirsi in un modo che non hai idea. Tutto questo mentre Naama, la nostra esperta di comunicazione, manda il video in loop sui terminali della base.” Naama sussurrò nell’orecchio dell’uomo “io in realtà ho studiato molto il corpo umano e so che prendendoti il nervo putendo, quello che controlla la sensibilità dell’area genitale, tutta, posso distruggerti ogni funzione. Bastano due dita e ogni volta che ti siedi provi dolore come se ti stessero cavando i testicoli con delle pinze arrugginite. Ma non sanguini. Nessuno se ne accorge. Rimane un segreto tra noi due.” A quel punto l’uomo era terrorizzato e Yael poté tornare al suo posto.
Arrivati alla base in cui prendere i mezzi sulle ruote, erano tutti ansiosi, sia di morire in missione sia che Yael li avrebbe mutilati in caso di fallimento. La Sergente si stirò scendendo dall’elicottero e disse “forza, dobbiamo sbrigarci, non rimanete con il culo impalato!”
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Naama: https://imgbox.com/rNckKw5X
Capitolo 31
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Medio-Oriente Ballbusting: una guerra femminista
Un’avvincente storia femdom
Ballbusting
Updated on Jan 21, 2026
by Esseremicidiale02
Created on Jul 5, 2025
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