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Chapter 18 by Esseremicidiale02
Capitolo 18
Corruzione
Il sole era sorto da pochi minuti, ma Moshe correva da ore. Aveva lasciato le montagne dietro di sé, le rocce scure dell’altopiano, i passi nascosti e il silenzio di quella lunga notte con Leila. Era ancora dolorante dallo scontro e dalle **** subite, e lo “sguardo puro” della ragazza gli bruciava negli occhi, più di quanto non osasse ammettere. Entrò nella base israeliana come un’ombra, il volto tirato, i muscoli contratti. Il primo soldato che lo vide si alzò di scatto: “Moshe? Dove cazzo sei stato? Abbiamo registrato un numero di morti e feriti enorme, persino l’Autorità Nazionale Palestinese non capisce cosa stia succedendo.” Moshe non rispose. Camminava dritto verso l’edificio centrale della base, quello con le comunicazioni criptate e le finestre anti-carro.“Devo parlare con il Maggiore Lior. Subito.”
Il Maggiore Lior era un uomo asciutto, sempre pulito, sempre composto. Aveva l’aria di chi non si scompone nemmeno sotto le granate. Quando Moshe entrò nel suo ufficio, lui stava bevendo un caffè e guardando un monitor con le mappe satellitari aggiornate “Moshe. Sei vivo. Notizia che ci rincuora.” Il Colonnello rimase in piedi, ancora sporco, le mani serrate. “Signore. Sami Darwish è un trafficante. Ha una base segreta vicino al confine giordano. Vende armi a gruppi paramilitari. Uccide innocenti. E collabora con…noi!” Lior alzò lo sguardo, ma senza sorpresa “lo so.” Un silenzio cadde nella stanza come una lama.
“Lei... sapeva?” Chiese Moshe disperato, Lior annuì, fece un gesto verso una cartella sulla scrivania. “Sami è un asset Strategico. Sa come muovere il mercato nero, controlla i clan locali, ha legami con i capi tribù in almeno tre distretti. In cambio della sua ‘discrezione’, ci fornisce nomi, itinerari, e passaggi sicuri. A volte, fondi.” Moshe si sentì mancare il fiato. “Sì. Parte dei proventi di Sami finanziano i progetti civili nella zona C. Colonizzazione a basso impatto mediatico. Asili, strade, basi secondarie.” Il Maggiore si alzò, si avvicinò con passo calmo. “Tu pensi in termini di morale, Moshe. Ma il nostro lavoro è geopolitico. Sami tiene tranquilla la zona. Meglio lui che un jihadista. Meglio un nemico controllato che dieci fanatici in libertà.”
Moshe fece un passo indietro. “Questo è il compromesso? Lasciar soffrire migliaia di persone per finanziare una scuola con la bandiera blu e bianca?” Lior sospirò. “Sai benissimo cosa è in gioco. Il futuro del nostro popolo. Tu sei un soldato, non un giudice. Il tuo compito è obbedire. E chiudere un occhio, se serve.” Fece una pausa “Voglio il tuo rapporto per iscritto. Niente deviazioni. Niente nomi che non siano approvati. Sei rientrato. Basta pensare.” Moshe non rispose. Guardò l’uomo davanti a sé, lo vide per la prima volta davvero. Quell’uomo era addirittura un suo sottoposto in termini di gradi, eppure era a conoscenza di informazioni di cui nemmeno un Colonnello poteva disporre. si girò e uscì.
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In una delle stanze sotto terra, si riuniva il Consiglio di Resistenza Civile Urbana, di cui Leila era tra i capi. Non si trattava di una milizia, né di un gruppo terroristico, né tantomeno di un fantoccio israeliano o dell’autorità nazionale palestinese, bensì di un gruppo di cervelli pronti a riprendersi la città dallo sfruttamento di Sami. Leila sedeva al centro. Non indossava nulla di formale, ma la sua presenza si imponeva più di qualunque uniforme. Una kefiah rossa e nera stretta intorno al collo, i capelli raccolti alla meno peggio. Una camicia da uomo, con le maniche rimboccate. I pantaloni erano stretti, sporchi di terra. Ma i piedi… erano nudi, neri di polvere, appoggiati direttamente sul cemento. Non per mancanza di scarpe, ma per scelta. Un gesto antico, quasi sacro. Le dita dei piedi erano ferme, tese. Radicate nel suolo come a dire: questa è casa mia, e non mi muovo da qui.
“Allora parli tu Leila?” disse qualcuno. Lei si alzò. La voce era calma, come l’acqua prima del temporale “Sami Darwish è il tumore di questa città. Non è soltanto un trafficante, è un traditore. Vende armi agli oppressori e fa affari con chi ci ruba la terra. Ha trasformato il dolore del nostro popolo in una merce.” Qualcuno annuiva, altri si irrigidivano. “Fino a oggi abbiamo cercato di sopravvivere convivendo con la sua forte presenza, ma io non voglio più sopravvivere, bensì voglio vivere. E se dobbiamo cominciare da qualche parte, cominciamo da lui.” Una ragazza sul fondo batté le mani. Un altro fece cenno di sì.
Leila guardò in alto, poi tornò su di loro. “Abbiamo anche un vantaggio. Un contatto. Un Colonnello israeliano. Non un infiltrato, non un nostro. Ma uno che ci ha dato informazioni vere e provate. Ci ha passato mappe, orari, turni di guardia. Lo fa per ragioni sue, ma questo non importa. Ci aiuterà e sconfiggeremo il male di questa città.” Un boato si alzò. “COSA?” Si alzò Wassim, un ragazzo alto, rasato, muscoli da palestra clandestina e mani nervose “state scherzando?! Un israeliano? Che ci aiuta?! È uno sporco porco! È sempre una trappola! Sempre!” Si mosse verso Leila con fare minaccioso e Fatima lo fermò immediatamente “cosa ti fa più paura? Il fatto che bisogna attaccare un uomo più forte di te o il fatto che a guidare l’operazione ci sia una ragazza?” Leila rimase molto stupita della reazione di Fatima, inizialmente pensava che non sarebbe stata al piano invece adesso la stava supportando a pieno.
Wassim continuò sputando addosso a Fatima “Non solo questo é tradimento, é proprio follia, anche con aiuti esterni attaccare Sami è come colpire un leone nella sua tana. Non abbiamo abbastanza armi. E poi… lui uccide gli uomini. Le donne, le lascia andare. Questo qualcosa vorrà pur dire.” Fatima lanciò uno sputo nella sua bocca per rispondere con la stessa moneta e disse “lo dici come se ci stesse facendo un favore. Ma noi sappiamo cosa succede a quelle donne. Le risparmia per umiliarle, usarle, tenerle in vita abbastanza da fargli credere che è lui a decidere il loro destino. Sai cosa vuol dire essere ‘risparmiate’? Vuol dire essere prese, usate, e lasciate vive per farci dire ‘grazie’.”
Wassim spinse Fatima con un colpo secco alla clavicola, facendola inciampare all'indietro. Lei sbatté contro il muro di cemento, facendo sollevare un soffio di polvere dal suo abito. Leila scattò in avanti e con un movimento fluido e istintivo tirò un calcio preciso, la pianta nera di sporco colpì Wassim alle palle con un tonfo sordo. Mentre lui si reggeva lei disse “tipico degli uomini, passare alle mani quando non hanno più niente da dire”. Infuriato il ragazzo disse “vediamo a chi darà ragione Dio in questo scontro”, si lanciò verso di lei, che pronta a reagire tirò un secondo calcio come un pistone, la pianta del piede schiacciò le sue dita contro i testicoli già martoriati. Un suono viscido, come carne spappolata su pietra “Ahhg-!” La voce di Wassim si spezzò in un falsetto animalesco. Lui crollò in ginocchio, la bocca spalancata in un grido muto. Leila lo afferrò per i capelli, tirandolo all'indietro finché la sua schiena inarcata non formò un ponte tremante sopra il cemento. Con un movimento lento, quasi cerimoniale, sollevò il piede destro, annerito dalla polvere, con crepe tra le dita piene di sudore e terra e lo posò dentro la bocca costringendolo a leccare. Leila esercitò una lieve pressione con la pianta del piede, premendo la lingua di Wassim contro il palato. "Sai qual è la differenza tra te e la terra che calpesto?" sibilò, inclinandosi con un sorriso tagliente. "La terra almeno sa quando stare al suo posto."
Fatima si rizzò dal muro con gli occhi pieni di fango e furore. Le sue dita, ancora intorpidite dall’impatto, si strinsero in pugni mentre avanzava verso il ragazzo. Con un movimento rapido, Fatima sollevò il ginocchio destro e lo scaraventò contro l’inguine di Wassim con un thud umido. Le sue palle, già ridotte a poltiglia, si schiacciarono ulteriormente sotto la pressione. Le due ragazze si scambiano uno sguardo carico di ferro e fuoco, come un'intesa muta, affilata come la lama che mancava loro. Si scambiarono di posto con un salto, Fatima mise i suoi sandali in faccia all’avversario mentre Leila atterrò con i talloni sui coglioni.
Hala, l’anziana del villaggio e Presidente della resistenza, interruppe la confusione con la voce roca “Fermatevi perfavore, é tutto chiaro. Nessuno qui ama gli israeliani. Ma se ci danno informazioni, noi le usiamo. Non siamo come loro. Noi non rinneghiamo chi ci aiuta. Perché noi non odiamo per sport. Noi scegliamo il nemico con lucidità. Questa é la mia opinione ma essendo in democrazia andremo per alzata di mano.”
Un braccio si alzò. Poi un altro. Poi venti. Il Consiglio clandestino aveva votato. Avrebbero attaccato Sami e l’avrebbero sconfitto.
Capitolo 19
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Medio-Oriente Ballbusting: una guerra femminista
Un’avvincente storia femdom
Ballbusting
Updated on Jan 21, 2026
by Esseremicidiale02
Created on Jul 5, 2025
by Esseremicidiale02
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