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Chapter 19 by Esseremicidiale02

Capitolo 19

Il Sogno di Amina

Il silenzio notturno aveva avvolto la grotta nella quale si erano addormentati David e Amina, lui legato a gambe aperte e nudo, lei con i talloni ben piantate sui suoi gioielli. Fuori, il vento del deserto soffiava come un vecchio dio che sussurrava segreti alla sabbia. Amina dormiva profondamente con le mani adagiate sul ventre mentre a David il sonno era calato addosso con un peso strano, più simile ad un comando che a un bisogno. Poi senza capire come, fu dentro.

Il cielo non aveva forma, era fatto di sabbia liquida e fuoco sacro. Nel mezzo di una pianura pulsante, Amina camminava a piedi nudi. I suoi lunghi capelli scuri danzavano con il vento caldo, e gli occhi, chiusi, sembravano guidarla senza vedere. La sua pelle sembrava brillare sotto una luna rossa, e indossava una veste nera con riflessi d’oro e rosso, stretta in vita da una cintura fatta di corde intrecciate e denti, che la faceva sembrare una regina e una profetessa. Sotto i piedi: sabbia viva. Respirava. Batteva come un cuore.

David cadde nel nulla con un tonfo sordo. Si rialzò, confuso, e vide Amina lì davanti. “Che cos’è questo posto…?” Lei non rispose. Dietro di lei, tre figure giganti, antiche e divine emersero lentamente.

La prima ad emergere fu AL-UZZA, la Guerriera. L’aspetto era sui 30 anni, ma il suo volto aveva la fermezza millenaria di chi ha vissuto mille guerre. Alta, muscolosa, con spalle larghe e fianchi robusti, il suo corpo era segnato da cicatrici sottili come scritture rituali. I capelli rasati su un lato, l’altro con lunghe trecce fino al petto, annodate con anelli di ferro. Occhi color rame fuso, con pupille ristrette come quelle dei rapaci. Indossava un’armatura parziale fatta di pelle scura, metallo e osso, lasciando scoperti petto e ventre in segno di sfida. Ai piedi, stivali pesanti con spuntoni. in mano una lancia. La sua pelle emanava un calore reale e ad ogni passo sembrava esplodere la terra.

La seconda fu MANAT, la Signora del Destino. Il suo aspetto era ancora più adulto, sui 50 anni, ma eterea. Il suo volto sembrava una maschera, cambiando leggermente ad ogni battito di ciglia. Un fisico esile, statutario e che sembrava scolpito nel marmo, emanando una grazia inquietante con movimenti lentissimi. I capelli lunghissimi e bianchi sembravano fili di seta sciolti, avvolti attorno alle braccia. Occhi grigi come cenere antica e profondissimi. Indossava un abito nero, fluttuante come fumo, ai piedi scalza. La sabbia sotto di lei si pietrificava al passaggio. Indossava monili fatti con unghie e capelli di donne vissute secoli fa, una clessidra legata al fianco da cui gocciola sangue.

La Spirita della Notte invece sembrava avere tra i 20-25 anni, giovanissima ma dallo sguardo cosmico. Di fisico snella, longilinea, con pelle scura punteggiata da minuscoli simboli tribali che si illuminano. Capelli lunghi e arruffati, neri come la notte senza luna, raccolti in trecce caotiche ornate di piume e resti d’argento. Un occhio completamente nero, l’altro argento puro. Totalmente nuda, ma avvolta da un mantello di fumo stellato che nasconde e rivela. Camminava scalza, ma le sue impronte diventavano acqua. Il suo corpo lasciava una scia di sussurri, come se mille voci parlassero sotto la pelle. Avvicinandosi la temperatura calava.

David fece un passo indietro. Amina, immobile, lo guardava dicendo “benvenuto soldato, le mie Dee ti aspettavano.” AL-UZZA lo afferrò e con una sola mano lo sollevò da terra, prima sganciò un potente pugno nei suoi testicoli, per poi lanciarlo ai piedi delle altre due Dee. David tentò di reagire, ma le sue braccia non rispondevano. Era nudo e umiliato. Le sue medaglie, i suoi gradi, la sua forza… tutto era svanito. “Tu che hai schiacciato con lo stivale, che hai imposto silenzio con la minaccia, che hai spezzato corpi con il potere. Oggi sarai spezzato,” disse Manat con voce senza tempo, mettendoli i piedi in faccia. Erano sporchi e pallidi, la carne era pallida come la luna morta, screpolata da ere di cammini solitari. Tra le dita, una melma grigiastra trasudava, densa di sudore antico, mescolato alla polvere di ossa pestate. La pianta era segnata da rughe profonde come solchi di tombe, incrostate di fango nero e residui di sangue sacro rappreso. David doveva leccarli da cima a fondo. Il suo respiro si strozzò in gola mentre la sua lingua sfiorò la melma grigiastra tra le dita di Manat. Un odore gli salì alle narici, era antico come la putrefazione di mille bare aperte ma dolciastro come miele versato su carne marcia. La Dea inclinò il capo, le labbra sottili come cicatrici si schiusero in un sorriso che non raggiunse mai gli occhi “ti piace il sapore del mio sudore, schiavo?” La sua voce era il fruscio di un lenzuolo di seta trascinato su pietre tombali “ogni goccia che lecchi contiene i sogni di chi ha osato sfidare il fato.”

Al-Uzza lo colpì con un calcio secco nei testicoli. Il suono fu netto e umido. David urlò, piegato in due, tremante. “Qui non comanda più la tua virilità” sibilò lei con cattiveria. Mentre lo schiavo era in ginocchio AL-UZZA gli premeva uno stivale contro le palle, gli spuntoni della suola affondarono appena nella carne. Un sorriso selvaggio le attraversò il volto mentre le cicatrici sul suo ventre luccicavano di sudore. “Senti come brucia?” sibilò, torcendo il piede lentamente, il metallo dello stivale che scaldava al contatto con la sua pelle divina. La Dea ritirò lo stivale solo per un istante, lasciando a David un secondo di tregua, solo il tempo di affannare un respiro spezzato, prima che il suo piede scattasse in avanti con la precisione di un’ascia da guerra. Il dolore sui coglioni esplodeva in onde bianche, irradiandosi dall’inguine fino alla colonna. AL-UZZA increspò le labbra in un sorriso carnivoro “ops” sibilò con una voce che gocciolava falsa tenerezza, mentre le sue dita callose stringevano lentamente, lentamente, fino a sentire la morbida resistenza della carne sotto la pressione. Poi, con un movimento improvviso, torse il polso in un gesto che sembrava strappato da un rituale di tortura antico. In seguito allargò le dita in una stretta teatrale, il sangue stillando tra le sue nocche come ambrosia versata da una coppa sacrilega. “Sai cosa dicono i mortali?” sibilò, inclinandosi finché il suo alito rovente gli sfiorò l'orecchio, “Che la grandezza di un uomo si misura... qui”. Le sue unghie tintinnarono sulle gonfie borse lesionate. Si alzò in piedi facendo roteare l’asta tra le dita con un sinistro ronzio metallico. La punta, affilata come un dente di drago, tremolò davanti agli occhi stravolti di David. “Potrei infilzarti qui e appenderti come un trofeo al mio carro” disse con fierezza.

Manat la smise di farsi leccare i piedi e si mosse verso la direzione dei testicoli, facendo scanzare la collega Dea, abbassò il piede con la precisione di un artiglio che spezza una vertebra. La pianta screpolata si schiantò contro l'inguine di David con un tonfo umido, come un frutto marcio che esplode sotto uno scalpello. Le rughe della sua pelle morta si incisero nella carne viva, trasferendo il fango nero delle sue suole nei pori dilatati dal terrore.

Con tutta calma la Spirita della Notte stava arrivando verso il corpo di David ma Manat non aveva ancora finito, piegò il busto in avanti con la fluidità di un albero che cede alla tempesta, i capelli bianchi si riversarono su David. Le labbra sottili si separarono, rivelando denti appuntiti come schegge di ossidiana, lucidi di una bava traslucida che stillava sul mento di lui. Con un movimento lento, quasi cerimoniale, affondò i denti nei testicoli di David. Non diede un morso brutale, ma commise una penetrazione metodica, come un ago che cerca il punto esatto tra pelle e tendine. Ogni volta che venivano annientati i testicoli piano piano si rigeneravano.

Amina mentre lo guardava disse “le mie antenate furono costrette ad abbassarsi. Oggi toccherà a te. Umiliati. Servi il potere che hai sempre calpestato,” non aveva rabbia, solo certezza.

Le due Dee intonarono in coro “chi sopravvive al proprio ego può rinascere. Ma non oggi.” Proprio in quel momento arrivò La Spirita della Notte di fronte al corpo nudo e distrutto di David, sperava fosse tranquilla ma non fu affatto così. Osservava senza parlare, finché non gli sputò in bocca con lentezza, il suo sputo era nero come inchiostro “ogni goccia è un passo che una donna ha fatto guardandosi le spalle,” disse con una voce che non usciva dalla bocca, ma dal ventre del sogno. Si avvicinò ai genitali dell’uomo, guardandoli come per capire quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Nel frattempo AL-UZZA e Manat si erano spostate verso la sua bocca e iniziarono anche loro a sputarci, la prima lo faceva con cattiveria, come se fosse in battaglia, la seconda era più leggera ma rilasciava un liquido davvero freddo.

La Spirita della Notte iniziò a fare una danza tribale intorno ai testicoli, era ipnotica e le palle del ragazzo sfortunato sembrava volessero andarle incontro allungandosi verso di lei. Non appena fu abbastanza vicina fece un lieve sorriso e con un movimento deliberatamente lento abbassò il suo piede sulla carne delle palle di David, era come se una montagna innevata si fosse abbattuta su di lui. Si sentì un crunch potente e la giovane Dea continuò a premere sempre più forte. Le dita dei piedi della dea si strinsero con una lentezza crudele, il gelo della sua pelle bruciava più del fuoco. I testicoli di David cedevano sotto quella pressione artica, come frutti troppo maturi schiacciati tra pietre sacrificali. Con un movimento fluido, sollevò il piede nudo e allungò un dito della mano affilato come la punta scintillante di una stella cadente. Il contatto fu prima una carezza gelida lungo il sacco scrotale di David, un tormento sospeso tra piacere e agonia, in seguito l’artiglio cosmico si conficcò con precisione chirurgica nel punto più vulnerabile. La Spirita della Notte ruotava lentamente il dito dentro di lui, mescolando gelo e sangue come un pittore che prepara i suoi colori e sussurrando “guarda come ballano le stelle quando piangi”.

Mentre le Dee continuavano in una delle tanti fasi del giudizio, Amina si avvicinò di nuovo all’ospite dolorante. Con la testa leggermente inclinata iniziò a fare una preghiera e alzò leggermente la gamba destra per compiere un gesti fluido come una danza rituale e centrare perfettamente i coglioni dell’israeliano, infilandoli le unghie dei piedi dentro i testicoli e facendole spuntare da dentro. David non riuscì a smettere di urlare visualizzando con i propri occhi il dolore. In seguito la beduina estrasse il piede, le palle iniziarono a rigenerarsi e lei disse “questo è per chi pensava che il corpo delle donne fosse un terreno di conquista.” Per poi girarsi e tornare dietro alle Dee.

La Spirita della Notte alzò una mano, e l'aria stessa si lacerò come un velo. Dal nulla emersero figure diafane di giovani donne palestinesi, i loro corpi traslucidi segnati da ferite ancora fumanti, tutte uccise durante gli attacchi israeliani di notte. Fluttuarono verso David come falene attratte da una fiamma. Alcune sputarono su di lui, altre lo colpivano com rami o ciocche di capelli tagliate. Le giovani donne spettrali si avventarono sui testicoli dell’Israeliano con mani affilate come schegge di vetro. La prima gli strappò un gemito strozzato quando le unghie eteree gli serrarono i testicoli, torcendoli come stracci bagnati. La seconda si piegò su di lui e tirò un pugno etereo con un thud umido. Nel frattempo la giovane Dea si sedette sulla faccia del condannato, la sua carne fredda come lo spazio tra le stelle gli schiacciò naso e bocca, mentre il mantello di fumo stellato avvolgeva la sua testa in un sudario di tenebra pulsante. “Preparati a mangiare la mia merda divina” sussurrò, la voce un coro di echi provenienti da universi collassati. Sollevò leggermente i fianchi, permettendo al primo caldo flusso della sua essenza divina di colare tra le labbra serrate di David. La sostanza, nera come l'inchiostro delle nebulose, emetteva un bagliore opalescente mentre si depositava sulla sua lingua, emanando un aroma di fiori marci e metallo ionizzato. Nel frattempo le giovani moltiplicavano il loro tormento. Una palestinese dai capelli intrecciati di cenere affondò le dita nel sacco scrotale di David, un’altra colpì con un calcio preciso, facendo gonfiare la carne già martoriata in un rigonfiamento violaceo. La palestinese più furiosa si chinò su David, i suoi lineamenti tremanti di luce livida. Aveva gli zigomi affilati come schegge di ossidiana, la bocca distorta in un ringhio silenzioso che mostrava denti scheggiati, i suoi capelli, strappati in ciocche irregolari, erano ancora macchiati del fango di una casa che non esisteva più. I suoi piedi, affusolati e perfetti come sculture d’ebano levigato, si posarono con grazia crudele sulle noci del ragazzo e schiacciarono fortissimo. Con uno scatto serpentino, il suo pugno si abbatté sulle gonfie palle, schiacciando il sacco in un unico spasmo di violenza divina, i gomiti affilati come falci di luna nera martellavano le gonfie palle di David in un ritmo ossessivo. Ogni colpo faceva schioccare la carne violacea. Le ginocchia, ossute come pugnali di ghiaccio, si alternavano in una danza crudele, schiacciando i testicoli con un suono umettato. Quando La Spirita della Notte ebbe finito i suoi bisogni in gola di David interruppe gli spiriti che poterono tornare a riposare in pace.

David pensava che le **** fossero finite ma non fu così, i suoi testicoli si rigenerarono nuovamente e le tre Dee si misero di fronte a lui. Al-Uzza si tolse gli stivali sudici e li lanciò in bocca al torturato dicendo “leccali pure”, i suoi piedi scalzi lasciavano impronte fumanti che odoravano di ferro e zolfo, la pelle dei suoi arti era spaccata in mille rughe profonde come canyon, tra cui pulsava una luce rossastra, magma vivo che filtrava tra le fessure. Le dita, lunghe e nodose, terminavano in unghie nere ricurve come falci. Al-Uzza si scagliò in avanti con un ruggito che fece tremare l’aria, il suo piede destro si sollevò in un calcio brutale, l’arco dell’attacco perfetto come una falce mietitrice. L’impatto fu devastante e le nocche dei suoi alluci, indurite dal ferro delle battaglie, si schiantarono contro i testicoli di David, il dolore era quasi peggio dei calci con gli stivali. Batté un piede in terra e dal suolo uscirono ragnatele di lava che andarono sulle palle dello sfigato bruciando costantemente i suoi testicoli mentre la Dea rideva a squarciagola. Un’anello di fuoco evocato dalla Dea Guerriera si strinse intorno alle palle e Manat con si suoi capelli lunghissimi e bianchi iniziò a frustarli. La Spirita della Notte evocò delle piccole stelle cadenti che iniziarono a incidere micro tagli sui genitali. AL-UZZA prese la sua lancia e trafisse le palle aprendole in due, le urla furino fortissime finché non si rigenerarono.

Manat alzò un dito scheletrico e le palle si sbriciolarono in granelli di sabbia, non un semplice sfaldarsi, ma una lacerazione rituale, come se ogni atomo del suo sacco venisse strappato via da mani invisibili, una manciata alla volta. I granelli furono catturati dalla clessidra di Manat che cominciò a scuoterla causando ancora più dolore a David anche se i testicoli si erano letteralmente sfaldati. La Dea rovesciò la sabbia sotto ai puoi piedi e la calpestò con forza più e più volte, i granelli di testicoli rimanevano così attaccati sotto il suo piede. La Spirita della Notte soffiò sulla sabbia riunendola tutta e aspirandola, in questo modo era come se le sue noci fossero finite all’interno della Giovane Dea, la quale iniziò a digerirle velocemente. Il dolore era fuori da ogni limite. Le gonadi tornarono al loro posto dove 5 minuti di pura sofferenza digestiva ma la quiete durò giusto qualche millesimo di secondo, quando AL-UZZA infilò i suoi artigli nei testicoli e poi si spostò infilando i suoi piedi callosi in bocca al disperato.

Manat non aveva ancora finito, si avvicinò all’inguine del soldato caduto e appoggiò il suo piede sopra, come se ci stesse camminando delicatamente senza causare alcun dolore. Quando David si guardò lì sotto le sue palle erano state appena pietrificate e urlò dalla paura, la Dea dai capelli bianchi esclamò “oh questi farà male”, con un piccolo scalpello evocato tirò un colpetto che fece crollare i coglioni di David in mille ciottoli sacri. Le Dee conclusero “che questo ti sia di lezione” e si allontanarono, finalmente i testicoli tornarono di nuovo normali.

Mentre David, dolorante, tentava di rialzarsi, la sabbia sotto di lui si aprì leggermente. Dalle ombre affiorò un volto che non apparteneva a questo sogno: Yael. Era diversa dal solito, mamma mia quanto le mancava. Indossava un vestito lungo bianco, con un copricapo che ricordava le antiche profetesse ebree, non la sua uniforme da militare. Ai piedi non aveva i soliti stivali ma bensì dei tacchi splendenti aperti, che mostravano i perfetti piedi che é abituato a leccare. Andò verso di lui come per dargli un bacio ma, in un gesto improvviso, gli sferrò uno schiaffo che lasciò luminosa sulla guancia “pensavi che saresti scappato anche nei sogni da me?” Disse con una voce profonda. Con il tacco tirò un calcio dritto nelle palle del compagno prendendolo con le bellissime dita dei piedini. Poi con il tacco stesso schiacciò il solito punto fino a bucarlo. “Spero di rivederti presto per poterti farti implodere i testicoli tra i miei molari” disse l’amica Israeliana prima di volatizzarsi in una nuvola di fumo. Le Dee ripresero parola dicendo “é il momento di svegliarsi scarto dell’umanità.”

David si svegliò di colpo, il cuore martellava e quasi non riusciva a respirare. Sentì subito un calcetto in mezzo alle gambe, Amina si stava svegliando con il broncio “ma perché stai urlando? Mi hai appena svegliata da un sogno bellissimo.” David la guardò incredulo per poi riderci su “oddio, era tutto un sogno, menomale sono salvo”.

“Cos’hai da ridere?” mormorava Amina aprendo gli occhi. “Nulla…ho solo sognato le tue Dee.” Amina iniziò a stirarsi e appoggiò molto fortemente il tallone nel mezzo dei testicoli di David, chiedendo “ti hanno fatto fuori, vero?” David rispose “non proprio, però mi hanno dato una bella lezione che non dimenticherò facilmente…” Amina fece un sorriso soddisfatto e disse “bene, anche perché i sogni possono sempre diventare realtà, ricordatelo”. David deglutì dalla paura ma poi disse “grazie di non avermi ancora ucciso, o tagliato le palle o entrambi.” Amina strinse le dita intorno alle sue dicendo “non ti illudere, se non un giorno mi andrà lo farò”. L’israeliano si mise a riflettere e disse “adesso che sono stato nei tuoi sogni… credo di capirti un po’ di più.” La Volpe del deserto ridacchiando disse “questo sicuramente non basta per scusarti del tuo passato e di ciò che fa il tuo popolo, ma è un inizio.”

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Al-Huzza: https://imgbox.com/pTwuwCOA

Manat: https://imgbox.com/8pg3GMJG

La Spirita della Notte: https://imgbox.com/bGgrMDAW

Capitolo 20

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