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Chapter 16 by Esseremicidiale02

Capitolo 16

Umiliazione di Gruppo

Yael sedeva in una stanza della base militare israeliana, aveva consegnato Ben Zvi ferito al corpo medico e era stata tempestata di domande da parte di tutti su quello che era successo. Ovviamente Yael e Rafael ne parlarono come un attacco subdolo di Hamas dove non si erano riusciti a intravedere i nemici. Erano stati particolarmente rimproverati dal generale Abramov per la perdita di David, il quale disse con toni duro “con voi farò i conti più tardi, adesso devo meditare una decisione da prendere per come agire in futuro.” La giovane israeliana era poi tornata nella sua camera, ignorando le prime critiche alle quali non sarebbe scappata a lungo. Una volta da sola e in silenzio iniziò a ripassare il proprio piano: aveva appena stabilito un contatto con quella che aveva intuito subito essere la famosa ‘Volpe del Deserto’. Quella ragazzina poteva essere la chiave per far ritirare l’esercito Israeliano dalla striscia, eliminando però tutte le cellule principali di Hamas. Si trovavano ormai verso fine inverno e erano ormai passati mesi dal 7 Ottobre e la situazione non faceva altro che peggiorare. Di lì a poco i ribelli di Hamas sarebbero rinati sotto le nuove generazioni, bisognava educare non distruggere. Yael sapeva che il governo non avrebbe mai accettato un ritiro ‘semplice’, serviva una narrazione che permettesse a Israele di uscirne senza sembrare debole e la Volpe poteva fornirgliela. Se avesse giocato bene le sue carte, avrebbe potuto usarla per destabilizzare Hamas dall’interno. In questo modo i principali capi di Hamas sarebbero stati presi, avrebbe alimentato una rivoluzione democratica, recuperato gli ostaggi e uscita dal territorio con l’esercito. Il volto di quella ragazzina se utilizzato bene sarebbe potuto diventare il simbolo della ribellione.

Tutto doveva avvenire senza che il Generale Abramov intervenisse. Quel boomer misogino non avrebbe mai accettato che fosse una donna a decidere il destino della guerra. Yael si preparò la coda ai capelli e uscì nuovamente dalla stanza.

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Nel frattempo, dall’altra parte della base, Ben Zvi stava vivendo l’inferno personale di ogni maschilista: essere completamente nelle mani di donne che lo disprezzavano. Dopo l’ultima missione, quella terrorista non ben identificata che lo aveva attaccato gli aveva portato via un punto decisamente sensibile. Ora gli restava solo un testicolo, e le mediche israeliane si stavano assicurando che l’altro restasse funzionante.

Ben Zvi era disteso sul lettino dell’infermeria mentre due donne soldato controllavano le sue condizioni “allora caporale, com’è la vita con un solo gioiello?” disse una di loro, mentre prendeva in mano il fascicolo con le analisi. L’altra rise e Ben Zvi preso dal dolore e dalla rabbia esclamò “come mai fanno fare questo lavoro a due donne? Dovrebbero essere gli uomini del mio livello a curare parti così sensibili, solo un uomo mi può capire.” L’altra giovane donna prese parola e disse “sai Ben, tutti gli uomini di medio-alto rango in questo momento sono stati convocati dal Generale, quindi siamo rimaste noi a gestire questi scarto, che ironia vero? Fino a pochi giorni fa ci trattavi come spazzatura e adesso siamo noi l’unica speranza per questo piccolo foruncolo deforme di salvarsi.

Le guardò, la prima era trentenne, dai capelli lisci e castano ramato, con riflessi luminosi e cadenti sulle spalle. Il suo fisico era magro e atletico, perfetto per il combattimento. Il viso punteggiato di lentiggini, concentrate soprattutto sul naso e sulle guance. Occhi scuri e labbra carnose e definite. Indossava l’uniforme militare standard con la camicia verde oliva leggermente arrotolata sulle maniche, mettendo in mostra gli avambracci. La seconda aveva sui venticinque anni, capelli biondo cenere, schiariti, raccolti in una mezza coda alta, con qualche ciocca lasciata libera. Occhi azzurri ghiaccio, taglienti come il vetro. Più bassa della prima, aveva un viso affilato, con uno sguardo perennemente giudicante, labbra di un colore rosa/marrone. Anche lei indossava l’uniforme, ma la teneva leggermente sbottonata sul collo, più per comodità che per altro.

“State zitte e fate il vostro lavoro!” ringhiò stringendo i denti il giovane israeliano. Una delle mediche fece un sorriso falso. “Oh, ma lo stiamo facendo. Devi stare tranquillo, o il tuo ultimo testicolo potrebbe stressarsi troppo. Sai come funziona vero?” Lui rimase in silenzio. La prima lo guardò con uno sguardo quasi divertito. “Ok, te lo spieghiamo in parole semplici: i testicoli sono sostenuti dal cordone spermatico. Ora, quando uno viene danneggiato, come nel tuo caso…” lo guardò con finto dispiacere “…l’altro tende a compensare. Ma questo porta a un rischio di torsione, il che significa che l’afflusso di sangue può essere interrotto e… beh…” La seconda donna sorrise. “Diciamo che il tuo unico superstite potrebbe autodistruggersi.”

Ben Zvi impallidì. La donna annuì “esatto, ecco perché dobbiamo fasciare bene, per evitare che il tuo unico testicolo superstite si giri su sé stesso e muoia.” L’altra rise dicendo “un po’ come un soldato lasciato da solo sul campo di battaglia. Senza supporto, non dura a lungo. Dobbiamo anche stare attente alla temperatura. Se si scalda troppo, potrebbe danneggiarsi. Se si raffredda troppo, pure.”

“Dovresti sentirti fortunato” disse la trentenne, avvicinandosi con una siringa. “Almeno ne hai ancora uno. Forse finalmente capirai come ci si sente a non avere il controllo sulle proprie parti intime.” Infilò la siringa con più forza del necessario nel testicolo facendo urlare Ben Zvi.

In seguito si chinò leggermente, avvicinando il viso al suo inguine con un sorriso malizioso. “Ora dobbiamo solo trovare il modo giusto di tenerlo al sicuro. Forse dovremmo metterlo in una culla di garza… o magari in un piccolo sacchetto di velluto, che dici?” L’altra ridacchiò. “Ma certo! Un monile così raro va protetto con cura.”

Stava diventando un incubo, la prima ragazza si girò verso Ben Zvi e, con un’aria pensierosa, gli diede un leggerissimo colpetto con il dito sull’inguine fasciato facendolo sussultare. “Ops. Sensibile, eh?” lo guardò con un sorriso a 36 denti. “Comunque mi presento, mi chiamo Dafna” l’altra si accodò “e io Noa.”

Dafna si accigliò, facendo finta di riflettere. “Sai, tutta questa delicatezza mi sembra un po’ sproporzionata… Voglio dire, non è che Ben Zvi sia mai stato particolarmente delicato con noi donne.”Noa annuì. “Vero. Ricordi quando parlava di come gli uomini dominano le donne? E di come il patriarcato sia il pilastro della società?” Dafna fece una smorfia. “Strano come basti un attimo per ribaltare i ruoli.” Girò l’unghia affilata sul testicolo e Ben tremò dal dolore. Noa si piegò leggermente in avanti e lo guardò con occhi divertiti. “Sai, Ben, se volessi, in questo momento potrei semplicemente staccarlo e usarlo come soletta per la scarpa.” Dafna annuì. “Un po’ come il patriarcato ha sempre fatto con noi donne: ci ha schiacciate sotto il suo peso. Solo che adesso, guarda un po’, i ruoli si sono invertiti.” Noa fece una piccola risatina e diede un altro colpetto rapido con il dito.

Dafna si girò verso Noa con un sorriso compiaciuto. “Scommetto che mai nella sua vita si sarebbe aspettato di essere lui il vulnerabile, di essere lui quello che può essere controllato con un semplice tocco.” Noa inclinò la testa. “Curioso, vero? Quanti uomini credono di essere indistruttibili, di essere al comando… finché non perdono anche solo una piccola parte di loro stessi.” Sputò nella sua bocca liquido denso e viscoso giusto per umiliarlo un po’. Ben Zvi sbuffò furioso, ma non disse nulla. Sapeva che qualsiasi cosa avesse detto, loro lo avrebbero girato contro di lui. Dafna finì di sistemare la fasciatura e si rialzò, soddisfatta. “Ecco fatto. Protezione garantita, almeno per ora. Ma ricorda, Ben… basta una mossa sbagliata, e il tuo patriarcato personale potrebbe ridursi a zero.”

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Dopo l’operazione, Ben Zvi si ritrovò insieme a Yael e Rafael nel quartier generale, convocati per un’udienza davanti al Generale Abramov e agli altri ufficiali superiori. Ben camminava mezzo storto, le due infermiere lo avevano salutato con un grosso sorriso “vieni a ritrovarci appena puoi, ma non perdere il testicolo rimanente che te lo vogliamo togliere noi.” Decisamente le odiava. La stanza era piena di soldati e ufficiali che li guardavano con disprezzo, Abramov sedeva al centro della stanza, con le braccia incrociate e uno sguardo gelido, ruppe il silenzio quando i tre si furono sistemati “così… avete perso David” continuò il silenzio “un’intera squadra di élite… sconfitta da dei banditi di strada, inoltre non sappiamo ancora chi c’era dietro a questo grande piano di difesa, siamo al corrente solo della vostra sconfitta.” Alcuni soldati risero sommessamente. Un altro ufficiale ridacchiò dicendo sotto i baffi “le donne non dovrebbero stare al comando.” Un altro ancora continuò ad ironizzare “le hanno fregato David come se fosse una ragazzina che perde il cellulare in spiaggia.”

Ben Zvi si mordeva il labbro dalla vergogna, Rafael rimase in silenzio, Yael invece fissava Abramov con uno sguardo freddo, quasi di sfida. Il Generale prese parola “il mio piano qua é che le donne non comandino, soprattutto se fanno pasticci simili.” Un altro soldato intervenne: “Forse non dovrebbe stare nell’esercito, ma in una palestra. Hai visto le sue braccia? Non ha neanche il fisico per combattere. L’unica cosa bella é il culo sodo che si ritrova.” Yael rimase immobile. Assorbì tutto. Perché sapeva che c’era un solo modo per rispondere: dimostrare che si sbagliavano.

Le risate continuavano, Ben Zvi e Rafael non furono risparmiati, il Generale disse loro “guardatevi, siete la vergogna di questa squadra, un pugno di incompetenti che non è nemmeno capace di portare a termine una missione senza perdere uno di noi. Siete troppo deboli, troppo stupidi e troppo impulsivi.” Si fermò un attimo, lasciando che le sue parole pesassero nell’aria. Poi puntò il dito verso Ben Zvi, il sorriso trasformato in un ghigno sprezzante “e tu… tu sei la peggiore delusione di tutte. Guardati, sei un mezzo uomo ormai. Un soldato ridicolo, che ha perso la sua virilità. E sai qual è la cosa più divertente? Che per tutta la vita hai parlato di forza, di superiorità maschile… e ora sei qui, fasciato come un neonato.” Le risate soffocate dei soldati intorno a loro lo confermarono. Ben Zvi serrò i pugni, ma sapeva che non poteva dire nulla.

Il Generale si voltò verso Rafael, scuotendo la testa “tu sei stato la spalla di questa fallita missione, hai lasciato che tutto andasse a rotoli senza opporre resistenza. Ti sei fatto comandare da una donna e guarda dove vi ha portato. Dov’è il tuo orgoglio? Dov’è il tuo valore? Mi fate schifo.”

Si voltò un paio di volte scrutando ogni presente nella stanza “da ora in poi, le missioni saranno solo in gruppi numerosi. Nessuno si muoverà più in piccoli team. Niente più iniziative personali, niente più donne al comando, e nessuno si muoverà con squadre ristrette. Ogni operazione sarà eseguita con una supervisione diretta e senza eccezioni.” Yael sentì un brivido lungo la schiena perché complicava terribilmente i suoi piani. Lei necessitava di libertà, di poter agire con pochi uomini fidati i stupidi, di sganciarsi dal controllo dell’esercito israeliano senza attirare troppa attenzione. Con questa nuova disposizione, sarebbe stato impossibile. Se volevano fermare la guerra, se volevano salvare gli ostaggi e negoziare il ritiro, avrebbe avuto bisogno di spazio di manovra. Ma ora il Generale stava stringendo il controllo come una morsa. Il Generale concluse “tutti e tre, fuori dalla mia vista.”

Quando Yael, Ben Zvi e Rafael uscirono dalla stanza, le risate dei soldati intorno a loro non si fecero attendere. “Ehi, guarda chi sono tornati! La squadra degli sconfitti.” Oppure “Occhio, ragazzi! Se stiamo troppo vicino a Yael, magari si crede di nuovo al comando e ci porta dritti in un altro disastro!” Yael si fermò e Inspirò profondamente, in seguito colpì il primo soldato in faccia, con un pugno netto e deciso. L’uomo barcollò all’indietro, portandosi una mano al naso che iniziò immediatamente a sanguinare.

Il secondo soldato fece una battuta sulla sua aggressività, ridendo. Questo fu un pessimo errore, Yael non gli diede neanche il tempo di reagire e lo stese con un calcio secco all’inguine, lui fece un gemito soffocato e tutti si ammutolirono all’istante. Yael li fisso con occhi freddi color ghiaccio e con un sorrisetto esclamò “ok, penso che per ora abbiate concluso con le battute.”

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Dafna: https://imgbox.com/iWSdqfsa

Noa: https://imgbox.com/tWfAtuVb

Capitolo 17

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