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Chapter 3 by AreaVegetable

What's next?

Scappa dalla finestra

Guardando capisce che la sua unica via di fuga è la finestra che si trovava lateralmente alla doccia . Dopo aver poggiato a terra gli abiti femminili, impregnati dai liquidi biancastri l'uomo apre la finestra e completamente nudo esce sul tetto. Nel frattempo la donna insospettita dal rumore scosta subito la tendina e alla vista del vestito e dell'intimo macchiato vergognosamente, lo raccoglie immediatamente per capire cosa sia successo. Poi prende con due dita il liquido che si era raccolto sulle sue mutandine, lo annusa e l'odore è forte, muschiato, le ricorda qualcosa ma non riesce a ricordare subito. Dopodiché lo assaggia con la punta della lingua, raccogliendo la parte più compatta di quel gel opalescente. Il sapore dolciastro dal retrogusto fruttato a quel punto le sblocca il ricordo di tempi passati ormai da decenni. La donna paralizzata capisce ciò che è appena successo, lascia cadere a terra gli indumenti e sente la pelle gelarsi. Una raffica di vento e neve le arriva sul volto dalla finestra aperta sul lato della doccia. Tra le tegole innevate del tetto scorge la sagoma di due piedi poggiati , sollevando lo sguardo trova le gambe pelose già tremanti per il freddo e infine a livello della sua testa vede i genitali di Marco, con i due testicoli che per il freddo si erano aggrinziti come due uvette ancora arrossate per la recente eiaculazione, mentre il pene era già ritornato alle solite dimensioni microscopiche. Proprio in quel momento da quel tubettino microscopico cui fuoriusciva un'ultima piccola goccia di liquido riproduttivo biancastro provocando nella donna rabbia e disgusto incontenibile "AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA" urla acutamente zia Alberta e come d'istinto si lancia con il tronco fuori dalla finestra per acciuffare il maniaco.

Marco pur non avendo una visuale su quanto accadeva dalla cinta in giù cerca di allontanarsi il più rapidamente possibile dalla finestra, tuttavia il freddo ne limitava i movimenti.

Nel frattempo in cucina Laura e la sorella Marta, sentendo l'urlo femminile si guardano "Oddio Zia Alberta, cosa sarà successo? Andiamo a vedere!"

Tornando a Marco... sentendo l'urlo della donna aveva capito di essere stato scoperto e pertanto doveva cercare di mettersi in salvo rapidamente. Di fronte a lui il tetto innevato ripidamente spioveva verso il giardino ben curato della vicina. Sì dà il caso che sul sentiero ben sistemato e ripulito dalla neve in quel momento passeggiavano due strane signore: la signora Clotilde e la figlia Eugenia. La prima era la sua adorata maestra delle elementari, ormai anziana sull 80ina o forse più, fortemente obesa e affetta da una forma iniziale di demenza, con vuoti di memoria, alterazioni del tono dell'umore e disinibizione. La figlia Eugenia era invece un famoso avvocato penalista, che dopo il terzo divorzio sì era dedicata totalmente al lavoro e alla madre malata. Eugenia era una bionda formosa con occhi di ghiaccio di 55 anni, anche se non ne dimostrava più di 40. Per tale motivo, uomini giovani e anziani le facevano il filo, persino dopo 3 divorzi che avevano lasciato gli ex mariti in mutande, o anche senza.... Celebre nel quartiere erano le foto dei testicoli del suo ultimo maritino infilzati come carne allo spiedo dai suoi tacchi a spillo... Eugenia era al contrario di sua mamma, in forma smagliante, alternando palestra, corsi di yoga e fitness. Le due signore di ritorno da un tè a casa di amiche, vedendo pezzi di neve staccarsi dal tetto della casa accanto e attirate dalle grida femminili, si erano fermate a guardare verso l'alto. La signora Clotilde conservava sempre un bel ricordo di Marco che a scuola era stato uno dei suoi alunni preferiti ma sempre molto vivace. L'uomo invece aveva litigato più volte con la figlia di Clotilde, che lo accusava di disturbare il riposo suo e della anziana madre con schiamazzi molesti e festini. Il giovane uomo sapeva benissimo che se lo avessero trovato nudo nel loro giardino, i suoi testicoli non avrebbero avuto scampo. Pertanto decide di scavalcare la finestra, il tetto dava sull'altro versante verso il cortile interno più riparato e pieno di neve soffice. Il rischio era però di venire acciuffato dalla donna, le cui urla acute sembravano stranamente essersi placate. Marco coglie l'attimo e si solleva facendo forza sulle braccia e portando entrambi i piedi sulla parte più alta del tetto. In una strana posizione di squat con i glutei all'indietro, Marco sente una sensazione strana pervadergli i visceri. Questo discomfort rapidamente si trasforma in un vero e proprio dolore lancinante che si irradia dal basso ventre verso l'alto. Guardando tra le sue gambe vede con sgomento delle unghie smaltate di rosa affondare nel punto più fragile del corpo maschile, i suoi testicoli. Le grasse dita a salsicciotto si stringono sempre più attorno alla tenera carne e inesorabilmente lo trascinano verso il basso riportandolo con i piedi sul tetto gelido e innevato. Il dolore ai testicoli gli toglie il respiro e a stento trattiene il vomito.

"Aiiiieeeeeeeeeeeeeeeeeee" un urlo più acuto e femminile del precedente risuona per tutto il quartiere. Peccato che questa volta ad emetterlo sia il giovane uomo, sull'orlo della castrazione. Laura e Marta a quel punto fanno irruzione nel bagno, rimanendo a bocca aperta: Zia Alberta, di spalle , era completamente nuda con un piede sul parquet del bagno e l'altro piantato nella doccia, le gambe paffute si ingrossavano fino ai mastodontici e voluminosi glutei, tra i quali si intravedeva un ciuffo di peli bianchi che sormontavano il sesso femminile, le cui labbra rosee e carnose si dischiudevano all'indietro verso di loro. Zia Alberta era piegata in avanti verso la finestra della doccia e sporgeva un braccio all'infuori. In mano stritolava con forza quelle che sembravano due ciliegie rossastre penzolanti, tirandole verso di loro. Purtroppo le voluminose protuberanze mammarie oscuravano completamente la vista e strabordavano persino ai lati della grossa pancia con plurimi rotoli di ciccia.

"Ben ti sta porco, adesso ti insegno io l'educazione, maiale pervertito ti strapperò questo lurido sacchetto che hai tra le gambe. Spii le ragazze nei bagni perché con questo affarino che ti ritrovi non sei riuscito a trovarne nessuna, vero?"Prosegue la donna ruotando entrambe la mano e il suo contenuto stritolato. "Rispondi o te le stacco in un solo colpo" esclama Zia Alberta

"Sieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee" un altro urlo acuto proviene dall'esterno della finestra

"Dimmi subito come ti chiami, pervertito" prosegue la donna nuda

"Mahhrhhhoh" sibila con voce acutissima

" Marco ehm... direi che devi trovarti un altro nome, quando avrò finito non rimarrà niente nel tuo piccolo sacchettino di sperma..." Dice la donna allungando ulteriormente lo scroto dell'uomo verso il davanzale e con l'altra mano serra con forza la finestra nel tentativo di annientare i genitali virili

"CRUNCH" il legno di ciliegio tocca il davanzale in marmo

Marco intercettando il pericolo si era lanciato con l'addome verso la finestra e fortunatamente il prezioso carico del sacchetto virile era finito completamente al di là del bordo della finestra, che sbattendo contro il davanzale aveva compresso completamente i vasi e i dotti seminiferi alla base dello scroto. Marco tira un sospiro di sollievo, avendo scampato un' inevitabile castrazione, tuttavia i suoi preziosi attributi rimanevano dall'altro lato della finestra alla merce dalla folle donna.

Marco cerca di sollevare subito la finestra, tirando più che può, mentre dall'altro lato Alberta cerca di prendere a pugni i testicoli ormai violacei del giovane uomo. Ad ogni colpo le fragili sfere riproduttive vengono appiattite come omelette contro il gelido marmo del davanzale.

L'uomo rimane cosciente solo perché i suoi organi riproduttivi erano stati privati del flusso sanguigno e della sensibilità dolorifica dal bordo della finestra. I testicoli ridotti come Pan cakes avevano accumulato liquido riproduttivo sottopressione nei condotti seminiferi bloccati dalla finestra.

Proprio quando la castrazione sembrava inevitabile le due sorelle giungono nella doccia, e la prima cosa che vedono sono i testicoli violacei dell'uomo intrappolati sotto la finestra. Laura alza lo sguardo e vede il volto del giovane fidanzato attaccato al vetro della finestra con la bocca che schiumava.

"ODDIO ZIA FERMATI, È MARCO IL MIO FIDANZATO" urla la donna abbracciando la zia per calmarla e impedirle di colpire ulteriormente gli organi riproduttivi del suo ragazzo.

Solo allora Marco riesce a sollevare la finestra, che viene di colpo spalancata in tutta risposta il piccolo pene inizia a vibrare spasmodicamente, fino ad emettere a gran velocità getti di liquido biancastro e rosato, che finiscono sui seni mastodontici di Zia Alberta ma anche sul viso, in bocca e negli occhi delle nipotine che urlano disgustate cadendo tutte e 3 fragorosamente all'indietro.

La caduta è ammortizzata dai grassi glutei di zia Alberta la donna urla per il ribrezzo "Aaaaaaaaahh che schifooooo, maialeeeee, questa sarà l'ultima voltaaaaaa, ora che mi rialzo giuro che te le strappo e te le faccio ingoiare".

Le due nipoti, Laura e Marta cercano di pulirsi con asciugamani e carta igienica, fino a che alzando lo sguardo capiscono cos'è accaduto.

La prima a parlare è Laura che esclama "Marco... Che è successo...guarda come sono rosse le tue... chissà che male... ma cosa ti è saltato in mente? Volevi violentare zia Alberta??!!"

Marta invece è molto divertita dalla scena e le misure virili sono la cosa che più la colpisce: " E lui sarebbe il tuo fidanzato? Ma come fate a fare..., con quel pisellino, come fa a... Hahahahahah... No Vabbè non lo voglio neanche sapere... tanto, dopo i colpi di zia Alberta non credo che le sue cosine lì sotto siano più funzionanti... Hahahahhaha... Zia praticamente gli hai spremuto fuori tutti i futuri nipotini...''

"Aaaaiiiiiiaaaaa" nel frattempo Marco urlava fuori dalla finestra per il dolore che ora risaliva dai suoi genitali liberati dalla morsa della finestra.

Proprio quelle urla fanno riprendere Zia Alberta che sollevandosi da terra lo guarda con malizia ed esclama "Non ho ancora finito con te, a un lurido pervertito come te devo staccargliele e servirle fritte in padella"

In un breve attimo di lucidità capisce che deve fuggire prima che si rialzi la mastodontica signora.

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