What's next?

Matilde P.

Chapter 8 by maestror

The Dance of Domination

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Matilde Piccotti enters with a commanding presence, leaving Edo breathless as she forces him into an act of submission. Camillina, still trembling, watches the scene with a mixture of confusion and desire, while Matilde takes control with a confidence that leaves everyone speechless.

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The door creaked open with a slow, almost calculated creak, as if whoever entered knew exactly what effect it would have. Matilde Piccotti crossed the threshold with feline grace, her high heels clicking hypnotically against the floor. She was tall and slender, with curves that weren't exaggerated but were enough to turn heads. Her dark hair, pulled back in a low ponytail, flowed down her back, and her eyes, cold and piercing, surveyed the scene with a mixture of contempt and desire.

Edo turned, still breathing heavily from using Camillina like a toy, and saw her. He didn't smile, he didn't move. He simply stared at her, a drop of sweat running down his temple. Matilde didn't say a word. He approached, his steps measured, as if assessing every inch of space between them. Camillina, still on the ground, her thighs trembling and semen dripping from her anus, looked up, confused, but didn't dare move.

Matilde stopped in front of Edo, looked him up and down, then, without warning, placed a hand on his shoulder and pushed him down, forcing him to sit in the chair behind her. It wasn't a violent push, but firm enough to let him know it wasn't a request. Edo let himself fall, his lips still curled in a sneer, but his eyes now alert, almost surprised by the unexpected move.

Matilde non perse tempo. Con un movimento fluido, si sollevò la gonna fino ai fianchi, rivelando un paio di mutandine di seta nera, già umide al centro. Poi, senza esitazione, si posizionò sopra il suo viso, abbassandosi fino a sedersi completamente sulla sua bocca. Edo sentì il calore soffocante della sua figa premersi contro le labbra, il peso di lei che gli schiacciava il naso, bloccandogli quasi del tutto il respiro. Il profumo muschiato e dolciastro della sua eccitazione gli riempì le narici, e per un istante, il mondo si ridusse a quello: il calore umido, la pressione, l’odore inebriante.

Le gambe di Matilde si strinsero attorno alla sua testa, le cosce che gli premevano contro le guance, costringendolo a rimanere immobile. Edo provò a muovere la lingua, a cercare un po’ d’aria, ma Matilde si abbassò ancora di più, soffocandolo deliberatamente. Le sue labbra si aprirono contro la figa di lei, la lingua che cercava di penetrarla, di leccarla, di respirare attraverso quel calore bagnato. Ogni piccolo movimento era una lotta, ogni respiro un’agonia piacevole. Le mani di Edo si aggrapparono ai fianchi di Matilde, le dita che si conficcavano nella carne, ma lei non si mosse. Rimasero così, in un silenzio rotto solo dai gemiti soffocati di Edo e dal respiro affannoso di Matilde, che cominciava a muoversi lentamente, strusciandosi contro di lui con movimenti circolari, lenti, tortuosi.

Camillina, ancora a terra, si sollevò a fatica sugli avambracci, gli occhi lucidi mentre osservava la scena. Non aveva bisogno di ordini. Si avvicinò strisciando, il corpo dolorante ma ancora bramoso, e si posizionò tra le gambe di Edo. Il suo cazzo, già mezzo duro, si sollevò mentre lei si avvicinava, le labbra gonfie e rosse che si aprirono per accoglierlo. Non lo prese in bocca. No. Premette il viso contro l’asta, sentendo il calore pulsante contro la guancia, e cominciò a strofinarsi avanti e indietro, massaggiandolo con la pelle liscia del viso, le labbra che si aprivano e si chiudevano attorno alla punta ogni volta che passava.

Edo gemette contro la figa di Matilde, il suono ovattato, quasi disperato. Il piacere era troppo. Il soffocamento, il calore, la pressione del viso di Camillina che gli strofinava il cazzo contro la guancia, la punta che ogni tanto gli sfiorava le labbra, bagnate di precum. Le mani di Matilde scesero a stringergli i capelli, tirandogli la testa all’indietro per premere ancora di più il suo viso contro di lei. «Leccami, troia» sussurrò, la voce roca, quasi un ordine, quasi una preghiera.

Edo obbedì. La sua lingua si allungò, cercò di penetrarla, di assaporarla, mentre le narici si riempivano del suo odore. Matilde cominciò a muoversi più veloce, le anche che rotolavano in cerchi stretti, le cosce che tremavano. «Così… così, cazzo» ansimò, le unghie che gli graffiavano il cuoio capelluto. Camillina, nel frattempo, aveva preso il cazzo di Edo tra le labbra, lo succhiava piano, la saliva che colava lungo l’asta mentre lo massaggiava con il viso, la guancia che si schiacciava contro di lui ogni volta che si muoveva.

Matilde venne con un grido strozzato, le cosce che si serravano convulsamente attorno alla testa di Edo, la figa che si contraeva contro la sua bocca. Lui sentì il calore del suo orgasmo inondargli il viso, il sapore dolce e salato che gli riempiva la lingua, ma non ebbe il tempo di reagire. Matilde non si sollevò. Rimasero così, con lui che ansimava sotto di lei, il viso coperto dai suoi umori, mentre lei si prendeva un momento per recuperare.

Poi, lentamente, si spostò. Non si alzò del tutto, ma si sollevò appena abbastanza da permettergli di respirare. «Adesso leccami i piedi» ordinò, la voce ancora tremante per l’orgasmo. Edo non ebbe il tempo di rispondere. Matilde allungò una gamba, il piede nudo che gli si posò sulla guancia, le dita che gli premevano contro le labbra. Lui aprì la bocca, obbediente, e cominciò a leccare. La pianta del piede era calda, leggermente sudata, con un sapore salino che si mescolava a quello della figa di lei.

Camillina, intanto, aveva aumentato il ritmo. Il cazzo di Edo era ora completamente duro, pulsante, e lei lo lavorava con la bocca e il viso, la lingua che guizzava sulla punta ogni volta che si abbassava, le labbra che si stringevano attorno all’asta mentre risaliva. Edo gemette contro il piede di Matilde, la lingua che si muoveva in cerchi sempre più voraci, succhiando le dita, leccando tra di esse, come se fosse affamato.

Matilde chiuse gli occhi, la testa rovesciata all’indietro, mentre Edo le divorava il piede. «Bravo… così, leccami come si deve» mormorò, le dita dell’altro piede che gli accarezzavano i capelli. Camillina sentì il cazzo di Edo gonfiarsi ancora di più nella sua bocca, la punta che pulsava, pronta a esplodere. Lo prese più a fondo, le labbra strette attorno alla base, la lingua che premeva contro il frenulo, e fu quello il colpo di grazia.

Edo venne con un grido soffocato contro il piede di Matilde, le anche che si sollevavano dal sedile, il seme che schizzava fuori in getti caldi e densi. Camillina non si tirò indietro. Lo lasciò venire sulla sua faccia, le gocce bianche che le colavano sulle guance, sulle labbra, nei capelli. Matilde, sentendo il corpo di Edo contrarsi sotto di lei, venne di nuovo, questa volta spruzzando il suo orgasmo dritto sulla sua faccia, bagnandogli i capelli, le guance, il collo.

For a long moment, the only sound in the room was the labored breathing of all of them. Matilde finally rose, leaving Edo panting, his face covered in cum, sweat, and his own juices. Camillina, semen dripping down her chin, licked her lips, her eyes shining with perverse satisfaction. The other girls, silent, had watched everything, some with their hands between their legs, others staring, mesmerized.

Matilde adjusted her skirt, ran a hand through her hair, then looked down at Edo, a smug smile on her lips. "Not bad," she said, as if evaluating a wine. "But I can do better." Edo, still breathless, stared at her, his cock already starting to stir again. He didn't answer. He didn't need to.

The room was once again plunged into a heavy silence, but now there was something different in the air. Something darker, more intense. And everyone knew it wasn't over.

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