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Chapter 6 by Anonima Anonima

What's next?

Scopiamo

Davide: "Cosa stai facendo?"

Sorrido. Il fatto che mi pensi anche a lavoro è un buon segno. Sono passati alcuni giorni dal pompino e se ci pensa ancora vuol dire che ho fatto centro. Scommetto che quella frigida di Alessandra non gli succhia l'uccello con voglia, con la fame di prenderlo tutto in bocca fino in gola, con la voglia di farlo godere e schizzare ovunque. Forse vinco facile, ma penso di avergli fatto un servizio con i fiocchi.

Francesca: "Ti sto pensando"

E, subito dopo, allego una foto di un primo piano della mia figa bagnata mentre mi masturbo.

Non c'è bisogno che sappia che è una foto di repertorio e che in realtà sto pulendo casa, l'importante è provocarlo fino al punto di rottura. In tutti i sensi: fino al momento in cui cede e fino al momento in cui rompe con Alessandra che, per celare i frequenti litigi tra lei e Davide, alle amiche e alla madre parla di una quasi certa proposta di matrimonio da parte di lui. L'unica proposta che riceverà a breve, se tutto va come deve andare, è quella di sparire dalla sua vita. E io, quando lo vedrò strisciare alla mia porta, gli darò il benservito. Nel frattempo, però, ho tutta l'intenzione di godermi il viaggio. E "godere" è la parola chiave di tutto.

Davide: "Ora sono in ufficio con il cazzo duro e la colpa è solo tua"

Francesca: "Sono pronta per essere punita..."

Davide: "Preparati, stasera sono libero e passo da te"

Vorrei fare la sostenuta e farlo aspettare ancora un po', ma il suo cazzo notevole è un richiamo troppo forte per la mia voglia di scopare, così gli dico di venire appena può, di modo da non perdere tempo.

Sono le sette e un quarto e il mio campanello suona. So che è lui perché mi sono tenuta libera da altri impegni, così da non essere interrotti.

Vado ad aprire, indecisa su come accoglierlo, ma lui non mi lascia il tempo di pensarci. Mi salta addosso con foga e, appena ci chiudiamo la porta alle spalle, inizia a baciarmi il collo e a palparmi le tette da sopra la maglietta, riempiendosene le mani.

Poi, quando ritrova un po' di lucidità, prende una mia mano e se la porta sul pacco, che diventa sempre più duro. «È tutto il giorno che me ne vado in giro con questa erezione, mi sembra arrivato il momento in cui tu metta fine alla sofferenza che hai provocato».

Stringo il cazzo e lo accarezzo con gesti decisi, mentre lui mi solleva la maglia fino al collo e, con entrambe le mani, mi prende le coppe del reggiseno per liberare le tette. Le accarezza con i pollici e sento i capezzoli indurirsi per il piacere. «Muovi quella mano, porca» dice in un modo rude, che mi fa bagnare tra le gambe, «e dammi un po' di sollievo, prima che ti apra in due».

Al posto di stringere la presa inizio a slacciargli i pantaloni eleganti del completo. Sono febbrile, ma la voglia di cazzo mi tiene in pugno. Lo vedo sfilarsi la camicia in modo maldestro per la troppa fretta, per poi portare la bocca sui capezzoli e giocarci crudelmente. Con violenza li succhia, pensando di farmi male, ma in realtà i miei gemiti si fanno più forti e inarco la schiena per offrirmi di più alla sua bocca, mentre con la mano inizio a segarlo per sentirlo sempre più duro e grande tra le dita.

Quando Davide raggiunge la sua piena erezione, senza alcuna grazia mi piega sull'angolo del tavolo e mi tiene la braccia dietro la schiena. Ho le tette schiacciate sul legno e i capezzoli godono di quel contatto fresco ancora di più. Sono duri come sassi e io ho perso ogni inibizione. Lo sento abbassarmi i pantaloncini con voracità, quasi li strappa per il bisogno di possedermi.

Poi si china su di me, per parlarmi rabbioso a un orecchio: «Ho intenzione di scoparti selvaggiamente finché non mi chiederai di smettere».

«Lo voglio tutto. Voglio essere scopata in modo selvaggio». Dico tra un gemito e l'altro, mentre ansimo senza dignità sul tavolo.

«Che troietta, stai gocciolando in modo indecente». Mi passa un dito sull'apertura fradicia, che pulsa di desiderio in risposta, poi mi dà uno schiaffo sul culo e penso mi sentano godere in tutto il quartiere.

Davide è in preda alla lussuria più cieca. È annebbiato dalla voglia di cui è schiavo dal pomeriggio e pensa di farmela pagare in questo modo, ma mi sta solo eccitando di più.

«Dammelo ora». Lo imploro.

Senza avvisarmi, e senza un minimo di delicatezza, mi impala con il suo cazzo duro come la roccia in un'unica spinta e lo sento fino alle palle.

Mi inarco sul tavolo per la sopresa e il piacere, prendendolo fino in fondo, e inizia a spingere in modo rude, tanto che i capezzoli sfregano sul legno con forza, fino a farmi quasi male. Le spinte sono così poderose che sento le palle colpirmi la figa e ne voglio di più, quindi gli chiedo di essere ancora più brusco, che lo voglio sentire fino in gola.

Mi piace essere presa con la forza, soprattutto con l'impeto di cui Davide è capace.

Se continua così non durerò molto.

Trovo la posizione adatta e faccio sfregare il clitoride con l'angolo del tavolo, tanto che gemo forte, troppo perché i vicini non capiscano cosa sto facendo, ma non mi interessa, devono sapere quanto cazzo sto godendo al momento, tanto che mi metto a piagnucolare.

L'orgasmo è vicino e sento le gambe cedere, ma Davide non rallenta e anzi, se possibile, aumenta il ritmo con cui il cazzo mi scivola dentro. È così bello che vorrei svenire. Perché sono rimasta tanto senza trombare? Non lo so nemmeno io.

La figa mi si stringe intorno al suo uccello e vengo in modo osceno.

«Sei venuta, eh? Ora ti sbatto finché non vengo anche io!» E devo dire che si mette d'impegno.

Sono ipersensibile e ancora preda degli spasmi dell'orgasmo, quando lo sento martellare in modo forsennato. Sono debole e vengo una seconda volta attorno al suo cazzo, quando lo sento uscire e senza grazia mi gira sul tavolo, con le tette al vento. Vedo che si sega un paio di volte per poi schizzarmi sul seno e la pancia.

Sbatte il pisello un'ultima volta per essere sicuro di regalarmi fino all'ultima goccia e, sudata, inizio a riprendere fiato, le gambe larghe e molli e la sborra che mi ricopre gran parte della pelle accaldata.

Con un sorriso soddisfatto la spando un po' ovunque, soprattutto sui capezzoli, e poi la assaggio. «Squisita».

Davide, malfermo anche lui sulle gambe, si passa una mano tra i capelli e mi guarda grato e allucinato. «Che scopata. E che zoccola». Mi dice prima di darmi uno schiaffo leggero sul clitoride, che mi fa sussultare di piacere.

«La tua zoccola». Gli rispondo con un sorriso beato, prendendo quella parola volgare come un complimento, mentre lecco ancora un po' della sua sborra dalle dita.

La risposta sembra piacergli, tanto che mi guarda compiaciuto mentre inizia a rivestirsi. «Penso che tu e io ci divertiremo parecchio».

Oh, lo penso anche io.

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