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Chapter 4
by
Anonima
What's next?
Il piano funziona
La sera stessa dello spettacolino, Davide non suona. Ma lo capisco: oltre a essere uscito con gli amici (uno dei vantaggi di abitare attaccati è farsi i fatti degli altri con una certa discrezione) sarebbe parso uno sfigato allupato, penso che volesse mantenere le apparenze.
Il giorno successivo non si è visto, ma mi sono tenuta pronta nel caso si fosse presentato alla porta.
Ora sono un po' preoccupata, o si presenta in questi giorni, oppure ho sbagliato giudizio ed è davvero fedele.
Nel caso non fosse così, però, mi aggiro per casa con una tenuta adatta all'occasione, anche se non proprio casalinga: una maglia bianca talmente leggera da essere trasparente, tanto che si vedono chiaramente i capezzoli da sotto il tessuto, e una gonna aderente ma comoda, indossata senza biancheria, perché per quello che ho in mente le mutande non servono.
Ed è così che mi ritrovo ad aprire la porta al mio vicino. A quanto pare è arrivato il momento delle presentazioni. Prima di aprire, però, mi pizzico i capezzoli per indurirli e farli spuntare dalla maglietta, come se fossero un invito. Davide, sei proprio fortunato, ti sto spianando la strada.
Al mio "chi è?" lui risponde con un "il vicino", così apro con lo sguardo più innocente del mondo, come se non mi fossi masturbata e assaggiata davanti a lui.
Gli faccio cenno di entrare e gli tendo la mano. «Francesca, piacere».
«Davide». E, dopo avermi stretto la mano, abbozza un sorriso leggermente malizioso. «E, credimi, il piacere è tutto mio».
Non mi faccio intimorire ma, al posto rispondere in modo sarcastico, mi limito a domandargli: «Cosa posso fare per te?» Non cosa ti serve, ma una domanda che di sensi ne ha molti. Potrei prestargli delle uova oppure succhiargli il cazzo. Dargli della farina o mettermi a pecora per farmi scopare da dietro. Insomma, le possibilità sono infinite e lui sembra cogliere la mia allusione.
«Sono qui per chiedere in prestito dello zucchero, mi serve per un dessert». E mi segue nella piccola cucina.
Lui? Dessert? Ha la faccia di uno che non sa prepararsi nemmeno un toast, ma farò finta di crederci. «Lo vuoi preparare, ma non è meglio trovarlo già fatto?» Sto improvvisando, ma un'idea mi salta in mente e cerco di attuarla.
«Beh, un dolce pronto è sempre meglio di uno da preparare ma, al momento, non ne ho nemmeno l'ombra, in casa».
«Allora ho quello che fa al caso tuo». Senza aspettare una risposta, esco dalla cucina e mi dirigo in salotto e lo vedo cercare con gli occhi una torta o qualsiasi altro dolce che possa tornargli utile.
Davanti al tavolo da pranzo che occupa parte della stanza, e fuori dalla vista della porta finestra, mi fermo e mi ci siedo sopra, in attesa. Lo guardo con malizia, finché lui non mi domanda dove sia il dolce.
Così, al posto di presentargli una torta, sollevo le gambe, punto i talloni sul tavolo e le allargo, svelando la figa scoperta, dato che la gonna si è spostata in vita. «Ecco qui. Un dessert pronto da mangiare».
Davide è immobile, sorpreso, è chiaro che non si aspettava una tale sfacciataggine e non sa come reagire.
«Ok, forse sono troppo spudorata». Faccio per abbassare le gambe, ma lui, con una mano sulle ginocchia, mi blocca.
«Sei bellissima». Sembra in trance, attirato dal mio corpo come una falena con la luce. Ora che inizia a interagire, riesco anche a vedere la sua erezione nei pantaloncini sportivi.
Allunga una mano e va a palparmi una tetta. Dio, era da un po' che non venivo toccata da un uomo e sono in estasi. Il tocco, dapprima timido, si fa via via più deciso. Palpa e strizza i capezzoli mentre, con l'altra mano, scende ad accarezzare il clitoride con leggerezza, quasi volesse constatare che non riceverà uno schiaffo se mi tocca.
Gemo e con l'indice scendo a raccogliere un po' dei miei umori e, dopo essermi succhiata il polpastrello, ripeto il gesto e lo porto davanti alla sua bocca. Un modo esplicito per fargli capire che no, non si prenderà un ceffone. «Assaggiami, sono meglio di un dessert». E, nel dirlo, mi sollevo la maglietta per rimanere con le tette al vento.
Lo vedo ripulire il dito dai miei liquidi con la lingua e il suo sguardo si accende e gli indugi se ne vanno. Si piega su di me e prende in bocca un capezzolo, mentre con una mano si dedica all'altro. Prima lo lecca per farlo indurire, poi lo morsica leggermente e, per darmi il colpo di grazia, lo succhia. E io adoro quando mi succhiano i capezzoli, potrei cedere davanti a qualsiasi proposta, se fatta in un momento simile, anche farmi sfondare il culo da più cazzi. Ripete lo stesso gesto anche per l'altra tetta e sto ansimando, mentre con la mano libera scende e mi ficca due dita nella figa.
È così bello sentirlo muovere in modo selvaggio le dita mentre con la bocca diventa famelico, che divento sboccata. La verità è che il linguaggio sporco durante il sesso mi piace da matti.
Ed è così che mi ritrovo a dire: «Mangiami la figa». Perché le dita sono belle, ma io voglio che mi scopi con la lingua. Voglio venirgli in bocca.
Fa un sorriso arrogante, come se fossi la sua troietta, ma va bene così, perché in fondo porca lo sono e non mi vergogno nemmeno a mostrarlo.
Scende con le labbra e dà una leccata lungo la fessura, raccogliendo i miei umori. Sto perdendo il controllo dal piacere. Trova il clitoride e lo succhia, tirandolo appena, e inizio a muovere il bacino mentre, con una mano tra i capelli, gli avvicino di più la faccia. Ci sa fare, grazie a Dio.
Sono senza freni, inizio a emettere dei versi senza senso a un livello indecente, mentre mi scopa davvero con la lingua e vado in estasi.
«Se mi fai venire con la lingua, poi ti succhio il cazzo fino a svuotarti le palle». È una scommessa, o una promessa. Quello che sta facendo mi ha fatto venire voglia di fargli un pompino come si deve.
«Sei una porca» dice soddisfatto, prima di tornare con foga a quello che sta facendo, con tutto l'impegno che ha per guadagnarsi l'uccello nella mia bocca.
«È il complimento più carino che mi abbiano mai fatto». Gemo, tra una leccata e l'altra.
«Hai proprio voglia di venire, eh?» Mi parla senza quasi staccare la lingua dalla figa, cosa che apprezzo perché sto per venire.
«Oppure ho proprio voglia di venire e di spompinarti».
Inarco il bacino verso la sua bocca e lascio che mi devasti con lappate potenti e, finalmente, dopo essersi dedicato al clitoride, vengo in modo indecente.
Ancora sconvolta per la potenza dell'orgasmo, lo vedo guardarmi con un sorriso malizioso mentre, soddisfatto, si abbassa i pantaloncini e tira fuori il cazzo duro. «Ogni promessa è debito, principessa».
Mi lecco le labbra. C'è del lavoro per me.
What's next?
La vicina
La vendetta vien scopando
Francesca, ventisettenne, vive da sola in un appartamento di piccola città italiana. Una città talmente piccola che la porta ad avere come vicina di casa Alessandra, una ragazza che alle medie le ha reso la vita impossibile, e il suo ragazzo, Davide, il classico belloccio e non molto sveglio, che sbava per ogni figa che respiri e sembri interessata a dargliela. A Francesca, dunque, viene un'idea: vendicarsi nei confronti di Alessandra, rovinando la vita perfetta che si è costruita. E c'è un solo modo, per farlo: provocare Davide.
Updated on Mar 29, 2020
by Anonima
Created on Jun 1, 2019
by Anonima
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